Sermone X

(dai manoscritti di Mr. Snodgrass)


Sgorga la vita, il seme

del tempo che fiero gridò.

Qual acqua gradita al

seme ricolto e in terra

calpesta gia priva di luce

sommerso che e’,

germoglia pian piano

col riso del cielo

e infra le foglie d’erbal

vita prende sembianze e sotterra

quel cupo ricordo che induce

a pensare e pria non v’e’,

ma ora stagliato sull’erbe del piano

con forte tenacia s’innalza lo stelo

che tanto dell’alma sua fece la speme

e tace e soggiace, ed ora che fe’?

Tal pare agli edotti

dell’uomo la vita

che piace soggiace

dispiègasi e tace,

silente che pare a quelli condotti

in suoi lidi, porti di gioia infinita

e bigi di brio già prendon colore

nuova e più forte di luce il candore

e sembra più alba, soave più pallida

d’essenza leggera quest’alma che spira

un soffio lunare ch’a notte ebbra e rorida

al di’ bagna e gonfia la mente fallace

ed e’ viva sdegnosa vieppiù mordace.

Tal pare la vita alle febiche luci

già fiore sbocciato ai nostri colori

procace figliola dei tempi notturni

progenie di un’ora che or non c’e’ più

così rammentata ai soli diurni

e’ detta e pensata d’un tempo che fu.

Londra lì,13/5/1827

In fede Augustus Snodgrass


Nota del traduttore

I componimenti che qui (e poi di seguito) propongo, appartengono ad un poetucolo londinese a tutti certamente sconosciuto: Mr. Snodgrass! Inutile sarebbe tentare di recuperarlo nella memoria; il suo nome non può e non sa dir niente a nessuno. Sarebbe (per lui) meglio citarlo come “Anonimo inglese dell’800” , che sarebbe lo stesso. E’ certamente, il Sign. Augustus Snodgrass, un tipico poetastro d’inizio ‘800, flebile come il respiro delle donnette che descrive, gracile e piangevole come ogni buon romantico ha voluto essere. Altisonante e pavone quanto e quando basta. Evidentemente mediocre e malato del morbo impoetico del dilettantismo. Querulo nelle immagini e nell’ispirazione.

Ma ben più interessante di ciò (se mai questo v’e’ risultato tale) e’ il rinvenimento di questi suoi minimi Manoscritti.

Ero a Londra, 3 anni fa, in qualità ( seppur momentanea) d’inviato incaricato, da un giornale di cui con deferenza taccio il nome, di intervistare il docente di Letteratura italiana del Risorgimento del College di Oxford: Mr. Rufus K. Clarke; col chiaro scopo di conoscere lo stato di insegnamento della nostra cultura ottocentesca in Inghilterra.

Il college di Oxford, sinceramente, no mi fu di gradimento: tutto in incontrarsi di aiuole e giardini non calpestabili dagli studenti! L’Eccellentissimo Prof. Clarke (così lo chiamo’ la sua segretaria particolare, Miss Virginia Chappelton) mi avrebbe ricevuto nel primo pomeriggio del 21/7/2001 nel suo storico studio. Il giorno era fissato: ed io ci andai. Miss Chappelton, scarsamente affascinante, mi aprì il portale dello studio e m’invitò a sedere ed aspettare. Era uno studio, come dire…di mogano; tutto, dal parquet cigolante alle poltrone, alle rilegature preziose dei libri fino alla stessa Miss Chappelton era di mogano. Il Prof. Rufus K. Clarke, “un anglo-ebreo dal passato cristallino”(cosi’ recitavano le cronache universitarie), mi era stato descritto come un “fagottone incartapecorito” oppure ”un trombone con le basette”. Ed in effetti l’enorme ritratto che tiranneggiava da dietro la scrivania me lo chiarificava.

L’attesa fu notevole: ma dopo i primi minuti passati fra un divanetto con imbottitura Chester ed il finestrone che dava su un viale, decisi di adagiarmi sul sediolone dovutomi per l’incontro. Non sapevo ancora cosa avrei scoperto. Era un sediolone enorme:ora, io sono alto 1,85 cm, ma da seduto lo schinale era ben più alto sopra la mia testa. Grandi gambe intarsiate (come i prepotenti braccioli) con zampe leonine, enorme cassettone per sedersi con cuscino imbottito e borchie ingiallite; schienale rigido e altissimo. Tutt’intorno tanfava insopportabile il puzzo di umido e rancido della carta ammuffita. Stufo del quarto d’ora (e rotto) d’attesa, mi abbandonai su quel catafalco: CRACK!Un rumore sinistro di legno schiantato mi raggelò: “Che ho rotto adesso?”. Mi alzai: nulla era modificato. Soltanto a sinistra del sediolone, fra l’orlo d’un tappeto e il parquet, tracce di polvere di legno. Mi chinai. Il doppio fondo del cassettone della sedia era sfondato ed un lembo di non-so-che fuoriusciva dallo squarcio. Lo tirai fuori, facendo cadere il resto della tavola del doppio fondo. Era un plico rivestito di pelle. Lo aprii e vi trovai i Manuscripts of Mr. Snodgrass; così era scritto nella prima pagina. Capii, dalla casualità con cui ora mi trovavo quei fogliacci unti d’umidità in mano, che si trattava d’una scoperta…rara(se mi e’concesso). Rimediai subito al disordine commesso: la polvere andò a nascondersi sotto al tappeto e l’asse squrciato in un caminetto ad angolo ben nascosto dagli scudi (chi lo usa un acminetto in luglio!). Mr. Clarke non ne avrebbe saputo nulla; quei manoscritti (datati 1827) erano miei. In effetti vi fu l’incontro con relativa intervista; ma la mia attenzione era a quel borsello di pelle unta che nascondevo nella borsa. Non badavo ne' a quell'uomo ne' alle domande (con relative risposte). Il Prof. Clarke, che ripeteva tanti bla-bla senza la mia minima attenzione, se a pensarci bene ora mi sembrò davvero come descrittomi e cioè un pecorone bolso e furfureo, allora mi apparve (così distaccato) quasi gentile! L’intervista durò circa quattro colpi di tosse del professorone, stretta di mano e fuga verso l’Italia! Dio benedica l’inefficienza delle dogane aeroportuali! Ed eccoci con questi rari inediti britannici!So che molto probabilmente poco interesseranno al pubblico, ma pur si tratta di rari esempi di piagneria anglosassone primo-ottocentesca. Aiutato nella traduzione da un amico inglese antimonarchico, di cui mantengo l’anonimato (Mr. K.), mi sono ovviamente attenuto al linguaggio sonoro, pettinato e vuoto di tanta lirica italiana dell’epoca.

Abbiate, ordunque, la compiacenza di abbandonarvi (come me sul sediolone) nella lettura dei Manoscritti di Mr. Snodgrass. E scusatemi per l’ardire di tale operazione: purtuttavia, nei suoi tanti difetti, Augustus Snodgrass ingenuamente ebbe il coraggio di scrivere e l’intelligenza onesta di non pubblicare.

N.B. Mi attengo rigorosamente a rispettare il criterio con cui Mr. Snodgrass ha registrato nei suoi Manoscritti titoli, ordine e relative date. Non mancheranno ,di seguito, note e precisazioni di sorta.

Mario Musella

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