<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942</id><updated>2012-02-04T14:11:45.140Z</updated><category term='LABAUT    N.7 marzo 2008'/><category term='LABAUT    N.5  febbraio 2007'/><category term='LABAUT N.1  aprile 2005'/><category term='laboratorio autonomo di letteratura   N.2 gennaio 2005'/><category term='LABAUT    N.3 marzo 2006'/><category term='Notizie Generali'/><category term='racconti lunghi'/><category term='laboratorio autonomo di letteratura   N.1 ottobre 2004'/><category term='LABAUT N.2  ottobre 2005'/><title type='text'>labaut</title><subtitle type='html'>periodico autoprodotto diretto e fondato da Fabio Rocco Oliva e Delio Salottolo per la creazione, la diffusione e la critica di una letteratura indipendente</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>43</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-6924811702812200468</id><published>2008-04-20T12:44:00.001+01:00</published><updated>2008-04-20T12:45:12.407+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='LABAUT N.2  ottobre 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Georgia;"&gt;EDITORIALE&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;E’ una questione di fermento. E di ricerca.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;Vuol dire sentire sulla pelle la violenza del reale ed il latrato della ragione. Vuol dire fuggire verso territori Altri. Scappare dalle parole ordinate e ben costruite, dagli schemi perfetti e gia segnati, dai pensieri obbligati e sensati. Fuggire ed incontrare le rabbie, le provocazioni, le illusioni, le lacrime, le credenze, le realtà, le verità, le essenze, i discorsi, le parole, le cose: di ogni tipo e di ogni forma. Raccoglierle e lasciare che fermentino in noi. E per fare ciò, è necessario rinchiuderle, soffocarle, trattenerle, pregarle affinché rimangano e soltanto allora lasciarle fuggire. Perderle, ritrovarle, rincorrerle, illudersi che esistano, convincersi che non esistano. Ed infine stillarle. E quelle poche gocce hanno la potenza cristallina e limpida. Quelle poche gocce, che siano parole, colori su tela,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;note o scatti, sono la creazione di un uomo. E l’esperienza del &lt;i style=""&gt;limite&lt;/i&gt; diventa così la strada maestra. Non più fuga, ma unica possibilità concessa. E la disperazione coglie molti quando comprendono che l’unica possibilità di raggiungere luoghi Altri, radure serene e assolate si chiami follia. O sragione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;Ma creare è un bisogno che investe l’essere umano in tutte le sue espressioni. L’uomo ha creato Dio che ha creato tutto. Questo bisogno (anche se il termine è inesatto: non abbiamo bisogno noi di creare, ma è la creazione che ha bisogno perenne di noi) che anima le pagine del LABAUT risulta essere qualcosa di più. La ricerca letteraria e artistica convoglia energie che rischiano di andare disperse tra altre pieghe della realtà e pretende una finalità che vada oltre quella della impossibile e, forse, insensata arte per l’arte. Imprimere la propria arte sul fango della realtà significa lasciare un’impronta. Arte e realtà sono splendidamente speculari e sporche. L’una copia l’altra in un gioco di specchi deformanti: l’arte imprime il suo senso alla realtà, e la realtà sbeffeggia l’arte stando sempre un passo avanti. Ma l’arte rende possibile quel passo in avanti, ne pone le fondamenta. O cerca di fare ciò. E’ nella sua essenza, è nel suo modo di compiersi ed attuarsi. L’arte non può e non deve indietreggiare nei riguardi della responsabilità e delle masse. Deve riuscire a muovere qualcosa anche nel ventunesimo secolo. Ed è un compito reso duro e ostico a causa del dominio dell’industria culturale e dei poteri liberal-democratici stordenti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;Il LABAUT, allora, vuole combattere contro questa morfina. Vuole combattere contro l’inconsistente benessere al quale siamo stati consegnati e alla vergogna alla quale Napoli, centro propulsore di arte e vita, è stata relegata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;Il rammarico di chi fa cultura a Napoli è lo scontrarsi in maniera frontale con quanto viene proposto di Napoli come fusione tra esposizione massmediologica e stereotipi antichi adattati ad un moderno teatro borghese della semplicità e della banalità. Napoli viene prostituita in continuazione da chi pretende di servirsene. Allora possiamo osservare &lt;st1:personname productid="la Napoli" st="on"&gt;la Napoli&lt;/st1:PersonName&gt; dello scugnizzo Nino D’Angelo che diverte gli alto-borghesi del Nord con la sua semplicità, la sua ignoranza forte e vigorosa, una ignoranza sostanziale, desiderata e quasi desiderabile. O perlomeno auspicabile da parte dei poteri forti. E poi vi sono i miti di Napoli: i vari Masaniello, Pulcinella, pizze e spaghetti, tutti fiaccati dalla ripetizione stabile e insensata che si è avuta nel corso del tempo. La bellezza, però, del mito è che si reinterpreta. Il mito non è mai statico ma è creazione continua di sé e dei propri canoni. Il mito è in perenne trasformazione. Allora Pulcinella senza re né padrone non è più quello del passato; potrebbe anche darsi che Pulcinella, oggi, abbia deciso la via dell’università e della cultura perché non trova lavoro; non è detto che Pulcinella è soltanto la derelitta e abbandonata, ma assolutamente ingiustificabile, gioventù di Scampia. Forse Pulcinella sopravvive tra gli studenti universitari napoletani, sopravvive maggiormente nelle cantine dove suonano i ragazzi, sopravvive tra le pagine dell’adolescente e tra le righe del LABAUT. La cultura, dunque, l’estro e la filosofia, la pagina poetica e la riflessione concettuale: tutto questo potrebbe oggi essere Napoli. Ma non lo riesce ad essere. Ed il motivo principale è la tensione che porta alla fuga e alla disperazione. La gioventù partenopea, che porta su di sé retaggi antichi, prova una grossa vergogna nell’essere napoletana. E così sceglie una delle due strade che le sembrano più consone: la disperazione che, attraverso uno strano nichilismo basato sull’inettitudine, porta alla chiusura totale verso l’esterno arroccata attorno ad un individualismo spento e sterile, e la fuga, piaga altrettanto disperata e malinconica, la cui motivazione principale e maggiormente visibile, è la mancanza assoluta del lavoro. La fuga, però, come movimento esistenziale e non solo fisico, è stata completamente interiorizzata e sta divenendo concettuale e ragionata; una fuga dalla Napoli violenta, una fuga dalla vergogna delle storie di Gigi D’Alessio. Una fuga dagli stereotipi che asfissiano il napoletano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;Napoli, dunque, rischia di naufragare. Il centro storico, luogo di incontro di tutta la gioventù &lt;i style=""&gt;contro &lt;/i&gt;e &lt;i style=""&gt;alternativa&lt;/i&gt; e di scambio culturale e sociale, è ormai nelle mani di qualche banda di ragazzini che vagano inferociti sui motorini, per i quali non valgano solamente e semplicemente le categorie giustificazioniste della frustrazione e della povertà. A Napoli c’è la camorra che, costituitasi ormai come struttura del pensiero oltre che come istituzione parastatale, non permette sicure classificazioni e crea una situazione esistenziale complessa e sofferente per tutti: esaltazione e violenza, giovani capaci di spaccare la testa al primo che capita, senza alcun motivo, le istituzioni sorridenti e volgari. Nessuno fa Nulla. Quei ragazzi sono la rappresentazione della camorra che appoggia le istituzioni e le giunte comunali. Ed il potere si attua in questa perversione, nell’ammiccamento osceno tra istituzione e camorra. Tutti, infine, godono tra le gambe asciutte e rinsecchite della vecchia puttana Napoli. E ai suoi seni ormai prosciugati si attaccano politici di ogni sorta e camorristi. Ma la gente si ritira. Si rinchiude nel proprio mondo o va via, senza troppi rimpianti. L’aria non è più serena, il sole non è più una consolazione. Si sente angoscia tremante nell’aria. Timore. Non più libertà e divertimento. Molti abbandonano la nave nel momento in cui si aprono ovunque falle enormi che lasciano presagire l’imminente naufragio. E si gettano nel mare per inseguire il canto delle sirene.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;E Napoli rischia di rimanere sola con se stessa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;Cos’è allora Napoli?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Napoli è un pendolo che oscilla in continuazione tra una gioia atavica della miseria ed una angoscia profonda delle circostanze. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                                                                       &lt;/span&gt;Delio Salottolo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-6924811702812200468?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/6924811702812200468/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=6924811702812200468' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/6924811702812200468'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/6924811702812200468'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/editoriale-e-una-questione-di-fermento_20.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-5909815788950070080</id><published>2008-04-20T12:42:00.004+01:00</published><updated>2008-04-20T12:43:57.203+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='LABAUT N.2  ottobre 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;h3 style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;IL TAGLIO DELLA LINGUA&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Di Fabio Rocco Oliva e Delio Salottolo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;Il sipario si apre lentamente. La scena è buia. Si sente trambusto, persone che corrono, corpi che vengono colpiti. Di tanto in tanto si sentono grida strazianti di una donna. La sofferenza riempie la scena. Il sipario si chiude lentamente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Garamond;"&gt;ATTO PRIMO&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;In una stanza non troppo luminosa, una donna giace in un angolo. Su una sedia poco lontana, in penombra si trova un uomo che si dondola lentamente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;L’ho finalmente fatto. Non attendevo altro da anni. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Ho finalmente compiuto l’atto decisivo che racchiude in sé tutta la mia vergogna spenta. Ho giaciuto una vita intera tra le trame soffocanti di minuti-giorni-anni indistinguibili e soffocanti. Ho smancicato i resti della vita e ne ho staccato piccoli pezzettini attendendo l’attimo della consacrazione. Ho deturpato la mia esistenza (non era per me un grande dono!) e mi sono immerso nel pantano sperando di trovarvi qualcosa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Ed infine ho violentato, mutilato e ucciso questa donna e non provo dolore. Non più del solito.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Nonostante ciò credevo di poterne gioire.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;L’uomo interrompe l’oscillazione della sedia. Si alza, accende una candela e comincia a camminare per la stanza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Ed ora guardo nuovamente gli occhi terrorizzati di questa donna. Sono ore che siedo, mi dondolo, mi alzo, fisso questi occhi, poi siedo, mi dondolo, mi alzo e fisso questi occhi. Nell’iride ghiacciata di un’espressione orami sfiorita scorgo la mia efferatezza. E vi leggo tutto ciò che è accaduto. Le ho tagliato la lingua e ho sentito la bocca riempirsi di sangue e tra i miei mugolii ho sentito l’annaspare. In un secondo momento, mentre languiva nel suo silenzio indotto, le ho tagliato le mani in maniera tale che in quei moncherini docili e delicati io non potessi più afferrare nulla.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Nei suoi occhi ho visto i miei e ho avuto paura di cavarglieli.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Ho dovuto uccidere questa donna perché la incontravo ovunque. Tra me e la realtà e tra me e me c’era sempre lei e mi mostrava sempre uno strano sbadiglio decorato da denti nero e oro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Che ribrezzo!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Mi sono confuso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;La donna dalle gambe aperte tra le quali ho goduto innumerevoli volte soltanto per ritrovarmi tra le dita il mio arto appeso e inerme, non era lei. Ero io.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Ero io ed era lei.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Ho compreso finalmente l’impossibilità di parlare e ho visto la mia lingua nascondersi in un angolo buio della stanza. Ho sentito come fosse impossibile afferrare alcunché.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;La mia vita non era la mia, e non era quella di questa donna. Sua o mia non importa &lt;b style=""&gt;&lt;span style="color: red;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond; color: red;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;perché una vita immobile non è già più vita.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Ora non sento neanche più il bisogno di sbadigliare. La noia è un attaccamento alla vita morboso e insofferente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;C’è qualcosa di meraviglioso nell’imbrunire di un uomo. L’attesa di una nuova alba&lt;i style=""&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;. (lo sussurra più volte)&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: red;"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Siede nuovamente. Comincia a dondolarsi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Ora attendo che si compia quello per cui ho fatto tutto questo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Non ho alcuna fretta però.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Aspetto che mi portino finalmente in gabbia. Una gabbia vera, s’intende. Spero che abbia delle sbarre talmente fitte che il mio pensiero non riesca ad attraversarle &lt;span style="color: black;"&gt;e a uscire, rincorrendo e violentando le vecchie strade percorse infinite volte. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Ho dovuto, in queste ore, evocare l’intera stagione dei miei sentimenti: L’epoca in cui il corpo nutriva e l’anima si ingrassava. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Ripercorro in queste lunghe ore di attesa tutta la mia vita.&lt;span style="color: red;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Camminavo per brevi e intense strade che tutte insieme avevano la forma di lividi labirinti immaginari&lt;span style="color: red;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;Ma tutto era più semplice. Tutto era felice produzione della mia anima. Avevo compreso l’assoluta banalità della mia vita. &lt;i style=""&gt;(ridendo)&lt;/i&gt; Sarebbe stato così facile intraprendere nuove strade! (&lt;i style=""&gt;più sostenuto&lt;/i&gt;) Sarebbe stato così semplice fuggire da quelle poche strade conosciute! Tutto sarebbe stato possibile! Ma non è vero. Soltanto l’omicidio poteva avere un significato. E attraverso me non si distruggerà soltanto la mia vita ma tutto quello che circonda i&lt;/span&gt;&lt;span style="color: red;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;miei residui&lt;/span&gt;&lt;span style="color: red;"&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;E soltanto ora l’ho fatto!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Immerso nella mia popolazione di fantasmi, ho temuto per la mia incolumità e sono riuscito a fare il mio peggio. Ho amato donne e donne e non ho incontrato la soddisfazione.&lt;span style="color: rgb(255, 153, 0);"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Si sente bussare alla porta, una fragorosa e oscena risata.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond; color: red;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Finalmente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Finalmente sono giunti a prendermi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Due maschere feroci mi prenderanno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Ed io andrò con loro anche se credo che il mio supplizio sarà feroce.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Non ho paura della sofferenza fisica. Come potrei?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Non credo che mi lasceranno inerme a godere la mia sofferenza tra mura. Sarebbe troppo facile. Un dono che non mi merito.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Mi sento traboccante. Inonderò tutto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Soltanto allora soffrirò sul serio e sarà definitiva la trasformazione.&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Garamond;"&gt;ATTO SECONDO&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Imprigionato in un cella bianca,&lt;span style="color: red;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;mura bianche, asettiche, senza finestre, &lt;/span&gt;tra due prigionieri.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Allora corro verso il primo prigioniero che vedo, ti stringo il braccio - ti volti - mi fissi. Cominci a ridere e non posso fermarti: balli con una maschera nera sul volto e ridi di me. Ride di me. Il tuo viso è nascosto dal sorriso di questa maschera assurda. Ti aggrappi al mito passato di te. Non mi ascolti, non mi ascolterai mai. Ogni passo di donna e ogni bambino e ogni uomo disperato e ogni maledetto e stupido velo di sorriso e ogni autocompiacimento da sconfitto e adattamento autodistruttivo e ogni spettro passato di Napoli, tutto questo mi punge il petto mentre ti vedo ballare e ridere. Il sorriso delle vecchie nei vicoli, il sorriso dei vecchi pescatori nei quadri, il sorriso a tavola mentre si mangia e si ricorda, il sorriso negli angoli delle strade, nei negozi, dietro le mie spalle, nella mia mente, nei progetti e nelle risse e negli accoltellamenti che vedo ogni notte, il sorriso degli sconfitti su un’altalena, il sorriso che rifiuta la vita, i pulcinella masaniello e gli spaghetti tra le mani. Il vecchio volto di Napoli canta allegro e con la pala in mano seppellisce se stesso. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Si volta dall’altro lato della cella, verso il secondo prigioniero.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Ti prendo per un braccio - ti volti mi fissi - un’altra maschera nera, un altro sorriso. Ho paura, ho il sorriso di Napoli addosso. Mi angoscia. Vuoi ridere anche tu? e allora cerco di trovare altro sotto il sorriso. Ti strappo la maschera, la butto a terra e la calpesto: gli indico l’altro prigioniero. Non ridi più? mi tendi la mano? tremante e sudata. Sotto la tua pelle nessuna credenza, nessun dio, nessun appiglio, un continuo collasso, un sudore freddo. Il tuo corpo trema. Ridi e hai gli occhi allucinati, hai mille paranoie, orrore difetto e impossibilità, paura, abbandono. La vita ti trapassa senza poterla afferrare, e le tue domande abortite, gli imbarazzi, l’incomunicabilità, la frammentarietà, le celle, le prigioni e queste quattro mura chiuse. Mi sento angosciato e asmatico. Annaspo in cerca d’aria e sento puzzo di marcio, solo marcio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;L’uomo&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;prende per mano i due prigionieri e siedono in un angolo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Garamond;"&gt;ATTO TERZO&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond; color: red;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Incatenato sul cratere del Vesuvio, a pezzi e solo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;L’osservo da ore ed è un cerchio tutto chiuso - io e il vulcano, entrambi chiusi e insensibili l’uno all’altro. La curvatura delle sue labbra è lunga e rossa, la cavità non è profonda. Tutto scivola verso il basso, tutte le pietre, le lucertole e i raggi del sole, ogni cosa verso le viscere del Vesuvio. Mi volto verso Napoli. Io, un nano sulle spalle di un vulcano. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Mi accascerò al suolo e porgerò l’orecchio alla lava. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;L’afa confonde tutto. La città e il mare perdono i loro colori, un velo grigio dietro il quale il sole cerca uno squarcio, un buco per riflettersi nella sua città. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Nel silenzio di una nuvola ho sentito la lava bisbigliarmi qualcosa all’orecchio, un sorriso di morte che copre tutta la città e mi sono sentito salvo sulle spalle del Vesuvio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Non è possibile scavarsi la fossa con questo sorriso. Desidero che il Vesuvio erutti e mi scagli a brandelli sulla mia città. Che mi lasci giacere su questa terra e sentire il sorriso trasformarsi in lacrime. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;E allora è questo che desidero: vedere Napoli piangere, vedere Napoli dannarsi e disperarsi. &lt;span style="color: black;"&gt;Perciò ho ucciso, per questo ho compiuto il suicidio.&lt;/span&gt; Si precipiti pure, senza nascondersi dietro un sorriso. Nel dolore sincero qualcuno troverà l’onestà. Nella sofferenza, nella consapevolezza della dannazione della nostra città che ride incosciente e impotente. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;L’uomo incontrollatamente comincia ad urlare restando immobile.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Napoli, voltati e guardati riflessa nel cratere del tuo vulcano e prendi coscienza della lava che sei, brucia, non fuggire al dolore. Ho le urla della lava nel mio corpo, nelle mie braccia, nei miei capelli da medusa. Vedo le vene pulsare sotto la pelle, il cuore battere metallicamente, la piena veduta di tutta Napoli, immensa, che mi solca il petto, mi entra nelle costole, nei polmoni. Sono allo spasimo, sono teso, il mio copro trema e non posso fermarlo, ho le braccia spalancate e non ho più il controllo su me stesso, non più io, non più nulla, incatenato sull’orlo di questo Vesuvio con i due prigionieri nel mio corpo, sento la lava bisbigliare e ribollire continuamente, la città penetrarmi strisciando lungo il vulcano. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Dietro di me la bocca del Vesuvio si muove e mi parla della vecchia puttana di Napoli che mentre si lava le cosce sporche sorride sguaiata e incosciente. Sento tumori per tutto il copro. Sto bene. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;L’uomo si volta di scatto e si lancia nel Vesuvio&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Cadiamo insieme nella bocca del Vesuvio, le mani dei prigionieri strette ancora alle mie, la terra del cratere aprirsi, le viscere del vulcano, la sua bocca aperta, la lava ci ingoia. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Non ho alcun rimpianto mentre brucio.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Sono la lava ormai nel Vesuvio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Buio. Una luce rossa leggera. Il Vesuvio ha eruttato. Si sente una voce senza corpo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Sono ancora una volta per le strade della mia città, la riscaldo, voglio riscaldarla tutta.&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Sento un urlo terrificante curvarsi ovunque per tutta la città, un esplosione terribile ogni secondo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Mi mescolo alla terra, entro ancora una volta nella terra e scomparirò nelle strade della città. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond; color: black;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond; color: black;"&gt;In superficie, resta solo un immenso e grigio sbuffo di fumo, solitario.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond; color: red;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Un’ombra &lt;span style="color: black;"&gt;siede &lt;/span&gt;presso la sorgente. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Lo stivale ammicca da lontano al folle suicidio. Che guardi distante la vecchia puttana morire e bruciare!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;L’ombra abbraccia il fumo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Resta il caldo e accogliente nulla, solo la possibilità di abbracciare il fumo e le rovine della città e qui, da questo fumo, dalle rovine, dal suicidio inevitabile, voglio costruirmi, crearmi in orizzontale con la città, &lt;span style="color: black;"&gt;viverci, aprirci alle proprie infinite possibilità di sentirsi e crearsi a Napoli. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;L’ombra si alza ed è rivolto al pubblico &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Ho le mani che sanno ancora di fumo, odorano di passato, continuazione altra del vecchio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Intorno a me ora c’è solo fumo, la lava ha incenerito tutto.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Il vecchio mito è conservato nella lava, tutta la città è lava, tutta la città è deserto e attende qualcuno che la calpesti ancora. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Non più giovane, non più vecchia, non solo moribonda, né sana, non vergine, ma colpevole, assurda, un frammento impossibile.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;L’uomo è solo, intorno a sé non c’è nulla, solo buio e&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;fumo. E’ di spalle.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Abbraccio il fumo e soffro, lo tengo stretto per non perderlo e lo stendo e mi stendo per tutta la città.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;Si sdraia a terra&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-5909815788950070080?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/5909815788950070080/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=5909815788950070080' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/5909815788950070080'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/5909815788950070080'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/il-taglio-della-lingua-di-fabio-rocco.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-1569252335728936195</id><published>2008-04-20T12:42:00.002+01:00</published><updated>2008-04-20T12:42:35.036+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='LABAUT N.2  ottobre 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Georgia;"&gt;NeA&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;POLIs&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;di Fabio Rocco Oliva&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;La vecchia nuova città&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;È rantolo nella caverna di sé stessa&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Dove la testa&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                    &lt;/span&gt;Guarda i piedi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                          &lt;/span&gt;Nella pece&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                                                     &lt;/span&gt;E ha il corpo tumefatto&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                                                                             &lt;/span&gt;Dalla peste&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Il contagio del benessere&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;e del vecchio mito di sè&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;È un cappotto invisibile&lt;span style=""&gt;                                        &lt;/span&gt;Che fa della caverna&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Un cofanetto cinese&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Rosso e giallo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Nelle mani di una donnetta aristocratica del nord italia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-1569252335728936195?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/1569252335728936195/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=1569252335728936195' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/1569252335728936195'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/1569252335728936195'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/nea-polis-di-fabio-rocco-oliva-la.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-3170779432630044158</id><published>2008-04-20T12:41:00.007+01:00</published><updated>2008-04-20T12:42:10.621+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='LABAUT N.2  ottobre 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Georgia;"&gt;A VOLTE CAPITA CHE...&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;di Delio Salottolo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;sono in bagno e mi guardo allo specchio, vedo me stesso, chiudo gli occhi, li riapro, vedo ancora me stesso, allora mi allontano, decido di vestirmi, ho tra le mani i soliti jeans, li guardo, li indosso da due settimane e mi sembrano ancora puliti, non mi interessa molto, indosso la camicia di velluto color vinaccia, anche l’occhio pretende la sua parte, cammino per la casa, su e giù, giù e su, sono un pendolo esausto, la casa è un istituto di igiene mentale, ovvero il mio internamento forzato, cammino ancora un poco, aspetto si faccia l’una, mi siedo sulla poltrona, mi rialzo, poi mi siedo nuovamente, ho le mani in faccia, cerco di piangere due lacrime, non ci riesco, sarà per la prossima volta, prendo la giacca verde, è sgualcita e sdrucita, sono io come immagine di tessuto, mi piace, la indosso, ora sì che mi sento bene, ora sì che posso uscire, prendo le sigarette, l’accendino, il cellulare, le chiavi, i soldi, esco di casa e devo andare a lavoro, ma oggi è un giorno lievemente diverso, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                        &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;         &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                         &lt;/span&gt;attraverso il cortile, percepisco lo sguardo di un vecchio sulla sedia a rotelle, mi volto, gli sorrido, lui contraccambia, si sente tremendamente solo, vorrebbe raccontarmi della guerra partigiana perchè è in dialisi, ma riprendo a camminare, arrivo alla piazza Montesanto, c’è un carrettino che mette musica napoletana, antica e moderna, mi soffermo un poco, godo alla vista del sole che bagna quella confusione e quell’inferno, tutto questo sembra assomigliare alla vita o a qualcosa di simile alla vita, forse la verità è la cosa che assomiglia maggiormente a se stessa, riprendo a camminare, un motorino mi sfreccia accanto sfiorandomi, penso alla perizia del guidatore, riesce a passare tra la folla della cumana, i lavori di risanamento che imperversano da anni e le auto in direzione opposta ma non contromano, io non ne sarei capace, cammino per &lt;st1:personname productid="la Pignasecca" st="on"&gt;la Pignasecca&lt;/st1:PersonName&gt;, incrocio lo sguardo di una ragazza, mi guarda maliziosa, penso di essere bello, penso che sia l’ennesima passante della mia vita, penso che sia bello lo sguardo, uno spazio vuoto dove parla l’assenza del rapporto e del contatto, non ho più voglia di donne né di contatto, sono saturo, continuo a camminare, vedo una zingara che allatta il suo bambino, ha un seno enorme ricolmo di latte, le passo accanto, vorrei succhiare anch’io da quel ben di Dio come nel racconto di Maupassant, lei non mi nota, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                  &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                      &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;       &lt;/span&gt;penso di sfuggita alla giornata che mi aspetta, non mi soffermo su alcun particolare, cerco me stesso tra le vetrine che osservo, tra i profumi delle donne che incrocio, perdo i miei pensieri negli interstizi della strada, affondo nei tombini, chiedo una sigaretta ad un passante che me la rifiuta, infilo la mano in una tasca e la mia volontà cerca di sedersi su un muretto, un infermiere corre verso il tabaccaio, io mi sento esausto e terrorizzato, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;cammino,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;sono a via Roma, l’attraverso senza pensarci troppo, mi guardo sulla destra, c’è un gruppo di punkabbestia &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;con i cani, uno suona, uno dorme, uno fissa lo sguardo per terra, vorrei parlare con loro, no, in realtà non mi interessa, allora accarezzo i cani, proseguo, cammino, osservo una donna sull’altro marciapiede, ha uno sguardo triste, parla al cellulare, sembra attendere una buona notizia, la supero, mi volto un attimo per guardarla di nuovo, non&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;c’è più, ed io sono scomparso con lei, cammino, arrivo alla funicolare centrale, entro, faccio il biglietto alla macchinetta che me lo sputa addosso, attendo la funicolare, arriva, si aprono le porte e come fiumana impazzita la gente mi inghiotte, mi sorpassa, vuole sedersi, non ammette altro pensiero, vuole sedersi, arrivo dopo, i posti sono tutti occupati, mi siedo sui gradini tra un vagone e l’altro, apro un libro, comincio a leggere, non mi sento bene, la tachicardia sale sempre di più, sono teso e scosso, sto per compiere qualcosa di importante, leggo qualche pagina di Handke, vorrei attraversare i villaggi e arrivare alla radura illuminata, non sono in grado di proseguire la lettura, sono al Vomero, attraverso il lungo sottopassaggio, ascolto Besame Mucho, il solito zingaro che suona la solita canzone con la solita tastiera, non gli lascio nessuna moneta perché lo vedo ogni giorno, esco sulla strada, l’aria è più fresca e meno umida, alcune nubi all’orizzonte vorrebbero suggerirmi qualcosa, entro nella Villa Floridiana, mi siedo sulla solita panchina, l’odore di erba e terra bagnata mi ricorda la campagna che non ho mai visto né vissuto, rullo una sigaretta, la signora sulla panchina di fronte guarda con attenzione le mie mani, cerca di scrutare l’illegalità nei miei gesti, in realtà non capisce cosa io stia facendo, rimane perplessa e ricomincia a leggere &lt;i style=""&gt;Donna moderna&lt;/i&gt;, passano due uomini che fanno footing, il sudore bagna le loro fronti, sono benestanti, mi guardano e si chiedono perché non tutti fanno sport, perché c’è gente come me che si uccide attraverso le sigarette, nello stesso attimo dello sguardo io rifletto sul motivo per cui la gente si uccide a fare sport, poi tira coca con giovani aspiranti modelle, sarà il profumo della ricchezza, la ricchezza è come un virus, a me sicuramente non colpirà mai, apro un libro, &lt;i style=""&gt;Sorvegliare e punire&lt;/i&gt;, mancano poche pagine, decido di concluderlo, a due pagine dalla fine mi rendo conto che si è fatto tardi, in quella casa già mi attendono ed io attendo che si compia il mio atto in quella casa, alzo il passo, esco dal parco, il frastuono delle auto fa diminuire le mie percezioni, ho un attimo di tregua dalla mia angoscia, mi sembra di aver preso un decisione importante e giustificata, entro nell’androne del palazzo, saluto in maniera borghese il portiere borghese del condominio borghese, faccio qualche esercizio di respirazione, ho paura di non essere lucido, prendo l’ascensore, faccio una boccaccia nello specchio, cerco di sorridere alla mia immagine che rimane stranamente seria, premo il pulsante del campanello, mi fanno attendere un minuto e qualcuno mi chiede &lt;i style=""&gt;chi è&lt;/i&gt; pur essendo più di un anno che vado lì tutti i pomeriggi alla stessa ora, &lt;i style=""&gt;sono io&lt;/i&gt; e la porta si apre, ho di fronte &lt;st1:personname productid="la Signora" st="on"&gt;la Signora&lt;/st1:PersonName&gt;, immagine di nevrosi da benessere e corpo da duro sforzo in palestra, volto tirato da qualche sporadico lifting, la saluto cordialmente, lei si allontana dopo avermi rivolto a stento un cenno, sembra indaffarata o ama mostrarsi tale, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;           &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                    &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                                                           &lt;/span&gt;scosto con un leggero movimento del braccio il bordo della giacca, sono settimane che attendo questo momento, vorrei che qualcuno mi vedesse, prendo la pistola e la punto contro la signora, la mano trema leggermente ma percepisco per la prima volta la mia potenza, urlo che deve fermarsi e che se fa un passo in più l’ammazzo, si volta, è terrorizzata, ha gli occhi vitrei e lucidi, ha una espressione ridicola e attonita come tutte le persone che sanno di poter morire da un momento all’altro, non riesce ancora a parlare, una contrazione della mascella glielo impedisce, tutto il dolore che non ha provato in una vita di benessere è concentrato in quegli occhi, in quell’assenza di parole, in quegli attimi, le ordino di spogliarsi, lei mi supplica, farfuglia qualcosa, sembra volermi chiedere cosa sia successo, io grido che deve spogliarsi, deve mostrarmi il suo corpo, urlo che soltanto allora deciderò cosa fare di lei, comincio a divertirmi, sono entrato completamente nella parte, sembra un film americano ed io l’affascinante eroe cattivo, lei si spoglia lentamente, sfila prima la magliettina, poi i jeans, tra il reggiseno e le mutandine mi fissa supplichevole, fingo di non accorgermene, ha cinquanta anni e la pelle molto curata, prova vergogna, con le braccia tenta di coprire i seni e la figa, con voce melliflua le ordino di alzarle perché voglio vedere il suo corpo, voglio vederla nuda, voglio violare il suo corpo con il mio sguardo, mi diverte il suo imbarazzo ed è l’unica cosa che mi eccita, sento dei passi, arrivano i figli, guardano me e poi fissano terrorizzati la madre, attendono da lei la salvezza, non hanno alcun moto di ribellione, io faccio lezione a loro e ho sempre pensato che fossero troppo viziati per affrontare la vita, per cinque anni sono cresciuti con me e mi adorano, forse mi amano addirittura, anche la madre mi adora, perché ho sempre accettato ogni condizione, e mi ama sempre di più perchè ogni anno accetto che mi paghi sempre meno in nome dell’amicizia, in nome del rapporto che si è creato, in nome del fatto che se voglio un caffé basta chiederlo, &lt;i style=""&gt;vuoi la spremuta d’arancia?&lt;/i&gt;, no grazie, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;               &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                    &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                &lt;/span&gt;sono timido e non riesco ad impormi, sono fragile e banale, sono un avvizzito uomo morbido, sono capace di pensare cose meravigliose e non riesco a fare nulla della mia vita pur essendo intelligente e capace, ho percepito dei fili che come cesoie hanno prima stretto e poi dilaniato la mia vita, soffocando sempre di più ho attraversato le strade e i campi, &lt;i style=""&gt;qualcosa&lt;/i&gt; mi ha suggerito che non bisogna esagerare,&lt;i style=""&gt; &lt;/i&gt;che non bisogna chiedere troppo, che bisogna accontentarsi, &lt;i style=""&gt;qualcosa&lt;/i&gt; che già non ero più io, &lt;i style=""&gt;qualcosa&lt;/i&gt; che non era più il mondo, e vivere significa rimanere nel proprio cantuccio, nel proprio spazio vitale, inerme &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                                                               &lt;/span&gt;ma questa volta No, qualcosa è cambiato,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                              &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;i figli cominciano a piangere e ad urlare disperati, ordino a loro di spogliarsi, non lo vogliono fare, grido che se non lo fanno uccido la madre e &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;risparmierò loro così da divorarsi per i sensi di colpa, sparo un colpo in aria, il fragore fa tremare più me di loro, non avevo mai provato una cosa del genere, i bambini immediatamente cominciano a spogliarsi, sono in mio potere, ordino che si mettano in ginocchio di fronte alla madre, in atto di preghiera, ormai non devo neanche urlare perché mi obbediscano, poi dico esaltato che uccido tutti, che non mi interessa nulla, che li uccido come dei cani schifosi perché è questo ciò che meritano, punto la pistola, urlo come un pazzo, loro piangono in silenzio, il quadro dinanzi ai miei occhi si è composto, la loro vergogna e il loro terrore sono nell’aria densi e materici, e così mi sopravviene la noia, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                                &lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;cosa fare adesso?&lt;/i&gt; &lt;i style=""&gt;ucciderli veramente?&lt;/i&gt; non so più cosa bisogna fare in queste situazioni, non mi sovviene nessun film, poi penso che sarebbe un favore ucciderli, vivere con quell’orrore nella memoria per tutta la vita è cosa sicuramente peggiore, e forse vivere è sempre peggio di morire, così non li uccido, ordino ai figli di alzarsi e baciare i seni che sono stati il loro nutrimento, lo fanno terrorizzati, lei si oppone, copre i suoi seni leggermente avvizziti, sento un leggero trambusto per le scale, sento voci animose di poliziotti in assetto da agguato, stanno per buttare giù la porta, qualcuno ha avvertito la polizia, in una frazione di secondo sparo e uccido la signora, entra la polizia, infilo la pistola in bocca, premo il grilletto, &lt;span style=""&gt;                                                               &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                                                                                               &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                                                                                      &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                              &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;             &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;               &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;          &lt;/span&gt;apro gli occhi, vedo la signora dinanzi a me, ha un bicchiere d’acqua semivuoto in mano, mi chiede cosa ho, sento il volto bagnato, mi dice che ho perso il contatto con la realtà per dieci minuti, che appena fatto un passo in casa sono entrato in stato catatonico, che avevo gli occhi sbarrati e che dopo qualche minuto mi si è aperto un strano sorriso sul volto, io dico che è soltanto stanchezza, che sto preparando la tesi che mi da parecchie tensioni, che non deve assolutamente preoccuparsi e chiedo scusa mille volte, arrivano i figli, vado a fare lezione&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-3170779432630044158?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/3170779432630044158/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=3170779432630044158' title='30 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/3170779432630044158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/3170779432630044158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/volte-capita-che.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>30</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-1281669371178957898</id><published>2008-04-20T12:41:00.005+01:00</published><updated>2008-04-20T12:41:28.121+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='LABAUT N.2  ottobre 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Georgia;"&gt;19;17&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;Gianluca Paletta&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;La scelta di aver paura a volte morde e ci rasserena, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Non ci sono voci a corrompermi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;La gente ha paura e cerca la sua statura involontaria&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;La sua serena e intramontabile intensità,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Alcuni lo chiamano amore, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Altri la nominano a vambera,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Non sono sicuro di vederci grandi soluzioni,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;o un minuto di amore in tutto ciò,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;E io e noi siamo entrambi arrendevoli&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Di chiamarla come vogliamo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;            &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Georgia;"&gt;21;09&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;Gianluca Paletta&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Scorrono le ore, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Qualcuno parlando &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Ha dato luogo all’intenzione, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;all’implacabile generalità &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Delle parole,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;alla normale&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;intromissione &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;nella voce, del linguaggio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;ci perdevamo in un &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;silenzio di poco conto.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-1281669371178957898?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/1281669371178957898/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=1281669371178957898' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/1281669371178957898'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/1281669371178957898'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/1917-gianluca-paletta-la-scelta-di-aver.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-1325593671981558574</id><published>2008-04-20T12:41:00.002+01:00</published><updated>2008-04-20T12:41:08.995+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='LABAUT N.2  ottobre 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;st1:personname productid="LA PANCHINA" st="on"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;LA PANCHINA&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/st1:PersonName&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Di fabio rocco oliva&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Il vantaggio di queste città è uno: quando non sai dove andare c’è sempre il mare a toglierti dall’indecisione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Le onde del mare mi hanno consumato. Non ho sentito più l’odore del sale e non mi sono mai immaginato sugli scogli di fronte ad un mare in tempesta col cielo grigio. Mi sono voltato verso l’asfalto e ho temuto che lì sarei morto. Anita, non ho potuto amarti e non sono durate a lungo le mie riflessioni su quella panchina. Sono stato bene ma non ho potuto amarti. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Correrà, lei correrà sul lungomare con le orecchie ovattate, i piedi bollenti e il vento sul petto, si lascerà il Vesuvio alle spalle, come al solito, scanserà gli ostacoli e si rallenterà e si continuerà a trascinare asmando e non potrà afferrare nulla e non si sentirà altro che un frammento mentre correrà, lei correrà e quasi sorriderà d’un sorriso senza senso come un movimento involontario dei muscoli.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Mi sono ciondolato verso quella panchina. Il mare di fronte come punto di riferimento. Mi è venuto da ridere. Mi è venuto da non provare nulla. Ho sentito picchiettarmi nella testa una strana angoscia non solo mia ma della città in cui vivo. I piccoli miracoli non hanno coperto il marcio d’inettitudine. Non mi sono lanciato nel mare, è vero. Non ha più il senso d’un tempo il mare. Mi sono rallegrato di quello che ho potuto impormi sapendolo solo mio e impossibilitato a comunicarsi ad altro. Mi sento frammentato Anita. Sto bene, sto male, non m’interessa più. Sto in entrambi i modi senza cognizione di logica. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;I giornali svolazzano come anatre sul lungomare e inceppano le panchine come stessero ballando un tango, voltandosi con eleganza e indifferenza. Una strana freddezza s’impossessa dei giornali come dei passanti sul lungomare. Il sole rende tutto più giallo e l’afa tutto inafferrabile. Manca spesso la quantità d’aria necessaria per una buona respirazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Lei si volta per accendersi una sigaretta, e resta di spalle finché lui non la prende per un braccio e la tira a sé. Lei non sembra essere meravigliata dalla virilità sua e resta un pezzo di ghiaccio. La bacia e armeggia con le mani sul vestito corto. Alla fine del bacio lui è soddisfatto, sorride e cerca uno sguardo d’intesa. Lei non si muove. Guarda per un attimo a terra. Lui pensa d’averla sconvolta. Lei rialza gli occhi e comincia a parlare d’altro come se non fosse accaduto nulla.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Il traffico delle automobili ai semafori mi fa dimenticare che più in là c’è il mare, più in là le isole e più in là il Vesuvio. Mi sembra stia fumando.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Ho corso in gran fretta oltre la villa comunale, l’ho superata scavalcando le aiuole, col pensiero fisso sul da farsi. Si è fermato per una sigaretta su una panchina verde. Poi si è alzato e ha attraversato la strada senza preoccuparsi delle macchine. Poi sono giunto a pochi passi dagli scogli: il Castel dell’Ovo, le coppiette, i corridori e i venditori di taralli. Si è intravisto in mezzo al mare. Mi sono commosso. Ha guardato ancora intorno a sé. Il mare è stato sicuramente più profondo, Anita. Le colline ad est. I greci d’un tempo. Ha sorriso indignato. E’ tutto frammentato e inconciliabile. Non mi sono mai emozionato o sconvolto per alcuna cosa. Ha scavato nella tasca della giacca. Ha preso un pacchetto avvolto in vari strati di fazzoletti. Lo ho guardato un ultima volta, si è guardato intorno e l’ho gettato a mare. Si è voltato. Passo veloce. La testa affondata nelle spalle. La rotonda Diaz.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Le ruote delle macchine maciullano l’asfalto. Un cane tenta d’attraversare la strada.. Gli alberi della villa comunale non odorano. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; color: black;"&gt;Veronica come al solito il pomeriggio è affacciata al balcone e suda ed è obesa. Pensa di smaltire tutto il grasso che ha in corpo standosene lì a balcone con due tute invernali addosso. Ma emana solo puzza Veronica, ha peli superflui ovunque. Veronica fuma e beve tè e guarda oltre il suo balcone cosa succede nella villa comunale. Ha il mare di fronte e non sa cosa chiedergli. Veronica ascolta a tutto volume canzoni neomelodiche e lo studente fuorisede che abita a fianco s’infuria perché non può dirle. E’ figlia di un camorrista. E il professore che abita al piano di sotto teme che il balcone non regga. Ma Veronica è determinata e suda, beve tè e ascolta cantanti neomelodici a tutto volume.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;- Ho sentito che Anita ha abortito alla fine. Ha deciso di non tenerlo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;- Come poteva tenerlo? Lui non è in grado.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;- Poi lei ha preso l’ecografia con la foto del feto e se l’è tenuta. Me l’ha mostrata l’altro giorno. Ha detto che l’avrebbe portata sempre con sé.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;- Lui mi ha detto che lei gli ha dato la foto del feto e una cicca di sigaretta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;- Ah sì, e lui mi ha detto che non li avrebbe conservati a lungo. Mi ha detto che il feto era lungo quanto una cicca di sigaretta. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;- Così penso avrà fatto un pacchetto e avrà gettato tutto a mare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Non ci sarà posto per sedersi sulle panchine del punto snai per le bollette di calcio. Fa caldo e sono fuori a ragionare sulle partite e a parlare con qualcuno. Consigli. La domenica mattina sono sempre stanco e rallentato. Tra me e il giocatore, tra le nostre parole e le partite passa una carovana: una famiglia venuta a scommettere. Il padre urla al figlio ritardato che lo precede, un’altro figlio cammina dietro indifferente, il mio vicino continua a parlarmi delle partite, mio padre è dentro in fila per puntare. Ho invidiato il ragazzo ritardato. Ho pensato che nessuno lo invidia. Ho pensato ad Anita e all’aborto. Poi ho ascoltato ancora i pronostici del giocatore che avevo a fianco, poi ho visto avvicinarsi mio padre, poi ho perso la bolletta per due partite che sembravano sicure.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Anita si affaccerà al balcone di casa sua e si guarderà intorno non provando nulla e vedrà il bambino della casa di fronte giocare con i fratelli poi i fratelli del bambino scompariranno e lui si troverà solo e smarrito per un attimo poi seguirà il polline nell’aria e riderà con le braccia verso l’alto per afferrarlo ma non lo prenderà mai &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;dimenticandosi dei fratelli e penserà solo a prendere il polline mentre Anita affacciata al balcone lancerà giù la cicca di sigaretta e la vedrà scivolare verso l’asfalto ma prima dell’urto volterà le spalle ed entrerà in casa e telefonerà per sfogarsi dell’aborto a qualche vecchio amico che l’ascolterà sperando in un appuntamento galante per la sera stessa.&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Principio di romanzo appuntato sulla panchina verde della villa comunale di fronte al mare&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;. Prese con sé un cofanetto cinese e infilò dentro una lettera piegata più volte e scritta a mano. Chiuse la porta e si incamminò verso la stazione dei treni. Al passaggio a livello chiuso aspettò qualche minuto che le sbarre si alzassero. Per il prossimo treno bisognava aspettare mezz’ora. Si avviò verso destra costeggiando i binari del treno. Si sedette, poi, nel mezzo dei binari e fumò una sigaretta. Vide la luce della locomotiva. “Cara Matilde quando troverai la lettera sarò morto. Ho messo dei soldi da parte. Usali come vuoi, per i figli”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Ieri ero ubriaco e mi sono addormentato su questa panchina. Ho abbozzato un romanzo su Anita. Prima di addormentarmi. Ho sognato. Sono vestito di nero, elegante e consumato. Riesco a vedermi da fuori. Sono in una camera grigio-azzurra. Ci sono altri uomini vestiti come me. Li conosco. Sarà il settecento, metà settecento. Di fianco c’è una finestra rettangolare. Tutta la camera è buio. La finestra ritaglia una luce giallo-fluorescente. Attesa. Silenzio. Ognuno pensa la stessa cosa dell’altro. Il nostro fallimento politico. Stiamo per perdere la città.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;La vedo oltre la finestra. E’ primavera, una bella giornata di primavera. Si distinguono nitidamente il sole e i tetti delle case. Ogni tanto qualcuno parla e siamo in attesa. Prima o poi qualcuno salirà le scale. La porta. La confermare del nostro fallimento. L’aria è immobile e ovattata. Un vecchio appartamento aristocratico del centro storico di Napoli. Da un ombra viene avanti una donna. Ha la pelle chiara e i capelli biondi sono corti. Ha una maglia nera. Una gonna corta grigia e calze nere. I suoi abiti non sono del settecento. Nessuno s’interessa di questo. Si fa avanti. Accarezza tutti noi a turno. Ha un non so che di lascivo. E’ l’espressione allucinata di tutti noi che aspettiamo la fine. Ha il volto devastato. E’ orribile. E’ arrabbiata perché stiamo per perdere la città che abbiamo governato finora. Per le scale stanno salendo. Non li vedo ma sento chiaramente i loro passi e posso immaginarne i volti. I piedi sugli scalini. Le mani sul muro. I cappelli. Giallo scuro. Torce. La donna si mette fra me e la finestra. Mi da le spalle. Gli altri sono seduti sui divani. Non mi guardano. Nemmeno io li guardo. Qualcuno sale le scale. E’ sempre più vicino. Metto una mano sul collo della donna per inclinarne la schiena. Lei mette le mani sul davanzale. I fucili sono in legno. I suoi seni s’afflosciano sul davanzale. I pugnali nelle mani. Ha la pelle rugosa e raggrinzita. Voglio vedere la città. Le sollevo la gonna. I gabbiani. Mi abbasso i pantaloni. Mi appoggio alle sue spalle con le mani per non perdere l’equilibrio. I corvi. Non mi rendo conto di quello che sto facendo. Lo faccio automaticamente. Disperatamente. I tetti della città sono blu. L’aria è tersa. Mi oscillo frenetico. Mi sento allucinato. La porta si apre. Gli altri sono seduti. Non si voltano. Sono entrati a centinaia. Abbiamo perso la città. E’ la fine. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-1325593671981558574?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/1325593671981558574/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=1325593671981558574' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/1325593671981558574'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/1325593671981558574'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/la-panchina-di-fabio-rocco-oliva-il.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-6018027312580173774</id><published>2008-04-20T12:40:00.002+01:00</published><updated>2008-04-20T12:40:19.922+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='LABAUT N.2  ottobre 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Georgia;"&gt;POESIA D’AMORE PER DUE SCONOSCIUTI&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;di Gianluca Paletta&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Le porte sono sbarrate e la finestra è socchiusa, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;In questa lacuna data in pasto ai cani &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Qualcuno è andato a farsi benedire, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;E qualcosa si è posata delicatamente sul mio corpo, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;È la parodia della pelle e delle mani in un trambusto multiforme &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;spacciatosi, tra i corridoi &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Della casa, come umano sentore. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;C è una musichetta niente male sulla strada, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Un mistero di braccia stanche e un &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Signor cordoglio di gente che lascia lunghe impronte &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Nella segatura.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;La musichetta mi dice che la bocca &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Sta lasciando fuori la sua percossa intromissione &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;e sotto un cielo mangiucchiato che miagola&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;premura, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;una donna ha un cuore inchiodato ai seni.&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Lei si che lo sa &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;È quasi convinta di avercela fin sotto le mutande &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Questa vocazione a tenersi indietro, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Si muove, è una donna, è poi torna a dipingere, con labbra semplificate &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Dalla brusio della bocca, La sua ghiotta esistenza, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;È tornata indietro,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Ha poi lasciato un sorriso&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Scaraventando un briciolo di umanità spicciola. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Mi chiedo cosa stiano facendo, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;L’imbarazzo rende irrequieto il contatto&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;E l’irruenza pone freno alla distanza &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                         &lt;/span&gt;°&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Mi chiedo cosa tu stia facendo,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Sono sceso e salito dalla gola centinaia di volte,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Diavolo in corpo e altre storie amore mio, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Buttato in una panchina di stazione ferroviaria &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;A bucherellare&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;poesie nel ferro&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Per poi misurare&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;parole d’amore nel carico di lingua &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;      &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                         &lt;/span&gt;°&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;La donna è ancora li che gioca a cavar lingua &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Dalla bocca dell’uomo, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Mi chiedo cosa voglia da lui, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Lui non muove un ciglio &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Lei, aggrappandosi ai propri fianchi, sorride. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Ci sono storie parallele, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;E poesie che ruotano intorno a delle &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Strane combinazioni, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;che poi alla fine sono le storie di cui&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;parliamo, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;e le poesie che tentiamo di scrivere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Apparentemente stanno li, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;mute e impantanate &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Nel cervello.&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Ma signori l’immagine raramente è &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;possibile tenerla a freno, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;e la coscienza semplifica &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;di un niente la molteplicità della vita, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;e questi&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;due sconosciti ruotano &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;intorno a questa poesia &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;come se fossero loro stessi&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;«Acrobati sull’acqua»*&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;span style="font-size: 11pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;* &lt;i&gt;i fiumi&lt;/i&gt;, Giuseppe Ungaretti&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-6018027312580173774?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/6018027312580173774/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=6018027312580173774' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/6018027312580173774'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/6018027312580173774'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/poesia-damore-per-due-sconosciuti-di.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-1368099581794015120</id><published>2008-04-20T12:39:00.005+01:00</published><updated>2008-04-20T12:39:59.178+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='LABAUT N.2  ottobre 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Georgia;"&gt;I MIEI PRATI FIORITI&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;di Ciro Bevilacqua&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Di quando in quando guardo indietro&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;e vedo un sentiero affollato di ricordi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Braccia stanche sui banconi umidi,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;intente a tirar di pelli, dopo la sciacquata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Volti scuri e corrucciati di uomini duri&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;che non sanno pregare, si spostano ora a destra,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;ora a manca – alla luce fioca d’una lambada –&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;nel seguir la lena, mostrando solchi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;sulla vaghezza ormai sfiorita.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Anche mia madre fa parte della schiera.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Ce n’è qualcuno che non vedo,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;ma che ritorna, ogni tanto,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;a rammentarmi la solitudine&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;di tanti giorni passati aspettando…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Torno sempre più spesso&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;nella fabbrica dei sogni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Chiudo gli occhi e le giornate serene&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;mi vengono incontro con tutto il tripudio&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;dei miei prati fioriti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-1368099581794015120?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/1368099581794015120/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=1368099581794015120' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/1368099581794015120'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/1368099581794015120'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/i-miei-prati-fioriti-di-ciro-bevilacqua.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-7806074063793233041</id><published>2008-04-20T12:39:00.002+01:00</published><updated>2008-04-20T12:39:38.538+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='LABAUT N.2  ottobre 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Georgia;"&gt;TU E L’ESERCITO DI CHI?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;Di Umberto Duca&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Andiamo!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Pensi di farmi impazzire?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Andiamo!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Tu e l’esercito di chi?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Tu e i tuoi compagni&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Andiamo!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Sacro Impero Romano&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Andiamo, se pensi che&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Puoi arruolarci tutti quanti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Tu e l’esercito di chi?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Tu e i tuoi compagni&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Ti dimentichi così facilmente&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Questa notte saremo a cavallo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Sono cosi triste&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Dovresti saperlo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 9pt;"&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;                                                   &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;                                                             &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;“Tu e l’esercito di chi?” &lt;/i&gt;R.H.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;E così per un solo attimo mi sentì &lt;i style=""&gt;mio fratello&lt;/i&gt;. Nel senso che fui convinto di essere diventato lui. Di vedere il mondo con i suoi occhi e di muovermi esattamente come fa lui. Non mi piacque!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Accadde non appena distolsi l’attenzione dalle parole di &lt;i style=""&gt;lei&lt;/i&gt; che continuava a rivolgersi tristemente al mio cuore e guardai sorpreso&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;la mia mano sinistra che si poggiava rigonfia di vene su di un marmo scuro, sul quale ero tra l’altro anche seduto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Uno sguardo, uno scatto, distolgo gli occhi dalla mia mano che d’un colpo tutto svanisce con la stessa rapidità con la quale s’era presentato. Ero, dopo un attimo, di nuovo io. Ero ancora io a parlar d’amore con &lt;i style=""&gt;lei&lt;/i&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;E poi cosa importa se piangeremo o rideremo, tanto non resta che morire nel fango di pianura.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Andiamo! Andiamo! Cosa sarà mai tutta questa scena bel e pronta?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Da quant’è che hai imparato a parlare in questo modo: da donnina del cinema scadente? Oppure lo hai sempre fatto ed io, stupido, non me ne sono mai accorto&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Eppure &lt;i style=""&gt;mio fratello&lt;/i&gt; non può non avere ragione; forse è esattamente questo il motivo del mio &lt;i style=""&gt;sentirmi-lui&lt;/i&gt; sperimentato in questa situazione che vado ricordando. Con tutte le probabilità è un buon modo il suo per stare bene. Atarassico? Nemmeno! Evita, evita tutto e tutti: le cose grandi, quelle piccole, le medie, le donne, i vecchi, i bambini, l’amicizia, i viaggi, il coro della chiesa, il padre, la madre, ed anche lo spirito santo, le giornate di sole e quelle di pioggia…e…e tutto!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Una sola cosa non dimentica mai di evitare: &lt;i style=""&gt;l’orrore&lt;/i&gt;, si l’orrore come unica cosa che valga la pena sperimentare, fino in fondo abbandonandosi senz’alcun limite. Una triste scommessa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;L’orrore di non so che, l’orrore di non so chi. &lt;i style=""&gt;Lei&lt;/i&gt; e l’&lt;i style=""&gt;esercito&lt;/i&gt; di che? &lt;i style=""&gt;Lei&lt;/i&gt; e l’&lt;i style=""&gt;esercito&lt;/i&gt; di chi?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Non mi angoscia la circostanza che &lt;i style=""&gt;lei&lt;/i&gt; potrebbe o meno mentirmi, oh no tutt’altro, è il fatto di non credere più alle sue parole che m’avvilisce l’anima e i pensieri.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Cosa sarebbe questo se non quell’&lt;i style=""&gt;orrore&lt;/i&gt; che provai sentendomi &lt;i style=""&gt;mio fratello? &lt;/i&gt;L’&lt;i style=""&gt;orrore&lt;/i&gt; dei&lt;i style=""&gt; fratelli&lt;/i&gt; e &lt;i style=""&gt;fratell&lt;/i&gt;i nell’&lt;i style=""&gt;orrore.&lt;/i&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Una sana cura di benzedrina renderebbe tutto più leggero, l’ammetto, ma sarebbe la tomba delle mie speranze, un sigillo sul mio cuore.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Eviterò così di provare alcun tipo di cura che potrà, in un certo senso, farmi scoprire di valer meno di quello che penso. Una manciata di sassolini raccolti sulla riva del mare, al tramonto possibilmente. Al tramonto per carità. Simili per forma colore e fantasia e poi raccolti tutti in un pacchetto di circostanza mentre si continua a parlar &lt;i style=""&gt;d’amore.&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Mentre immaginiamo la nostra resa ognuno per conto proprio, ci incontriamo nella solitudine del momento e cerchiamo di tenerci la mano a vicenda. Basta poco in fondo…che stupidaggini!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Ma da quando non guardo più negli occhi mio padre? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;M’avrebbe certamente aiutato ad essere più uomo e galleggiare nella vita come sembra riuscire così tanto bene a lui? Ripenso ad uno dei pochi sorrisi che mi ha rivolto non ricordo quanto tempo fa, ma si sfuoca nel momento stesso di presentarsi alla mia mente. In fondo ci conosciamo poco.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Le soluzioni non ci sono! Non è possibile inventarsele e non mi sembra lecito non pensarne qualcuna. Una situazione, a quanto pare, che gira in tondo su se stessa&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;riportando punto e a capo ogni tentativo d’inutilità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;C’è qualcuno che piange da solo. C’è ne altri che piangono in compagnia, sempre. Io personalmente piango, e l’avrete capito, solo quando sono&lt;i style=""&gt; inorridito&lt;/i&gt;. Quando perdo la &lt;i style=""&gt;speranza&lt;/i&gt; che anima le mie giornate. Quando mi sento &lt;i style=""&gt;vuoto&lt;/i&gt;. Quando cioè sento &lt;i style=""&gt;orrore&lt;/i&gt; di me stesso. Da solo o in compagnia. Perdonatemi ma io credo nell’&lt;i style=""&gt;amore&lt;/i&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Credevo fino ad ieri d’essere meno &lt;i style=""&gt;orrendo &lt;/i&gt;di adesso. Credevo fin l’altro ieri che eravamo, &lt;i style=""&gt;io e lei,&lt;/i&gt; meno &lt;i style=""&gt;orrendi&lt;/i&gt; di adesso. Preferisco non parlarvi di quello in cui credevo il giorno prima dell’altro ieri.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Sapere che è tutto un gioco, non rende assolutamente le cose più semplici. Un gioco non credo si possa giocare in mancanza di regole. Non esiste gioco al mondo che non possiede una seria presenza di limiti ed accordi che ne scandisce le mosse. Non rispettarli equivale a mio avviso a non aver imparato a giocare. Ovvero di aver imparato a farlo &lt;i style=""&gt;solo da soli, &lt;/i&gt;sempre e comunque. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Io non gioco da solo sempre e comunque. Che bel difetto!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Eppure avresti dovuto saperlo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Quanto vorrei incontrare una persona che sappia parlare piano e che non voglia solo tirare a nuovo il bene che sì vuole. Non sarei scontento delle mie pecche. Non mi sentirei in apprensione ad ogni suo o mio gesto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Le cose intorno a me iniziano ad assumere strani connotati. Non giurerei che questa macchinetta del caffè che ho dinanzi potesse essere la stessa di una settimana o di un mese fa. Per non parlare delle mie mani e del mio volto. Non parliamo di quelli poi!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Faccio gran fatica a riconoscere il mondo che mi attornia e me stesso come quelle entità che sentivo e mi apparivano fino a poco tempo addietro. Non posso fare a meno di intravedere colossali differenze tra quello che ho adesso dinanzi e quello che, mi sembrava, mi appariva, o credevo di vedere quando ancora &lt;i style=""&gt;io e lei&lt;/i&gt; giocavamo assieme. E badate che non è sentimentalismo ma un fatto, mi sbilancerei di dire, &lt;i style=""&gt;ontologico.&lt;/i&gt; Una pura questione riguardante il mio essere così e non in un altro modo. Oppure in un altro modo e non così come mi appare d’essere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;E non tiro fuori ragazzate da psicologo: “le cose ti appaiono diverse perché sei tu a guardarle con uno stato d’animo diverso?”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Ma cos’è uno stato d’animo? Non è forse un &lt;i style=""&gt;essere&lt;/i&gt; dell’animo in un certo momento e in un certo luogo? Equivale forse a dire che vedo me stesso e il mondo in altro modo perché sono un &lt;i style=""&gt;essere&lt;/i&gt; diverso? Il mondo è interpretazione? Certamente! Ma questo è palese.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Il problema è &lt;i style=""&gt;perché?&lt;/i&gt; Perché un &lt;i style=""&gt;essere&lt;/i&gt; e non un &lt;i style=""&gt;altro&lt;/i&gt;? Perché solo &lt;i style=""&gt;io e io&lt;/i&gt; a sentire il tutto come solo &lt;i style=""&gt;io&lt;/i&gt; so fare? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;M’avvilisce l’idea di dover per tutta la mia vita guardare il mondo solo con i miei occhi. Solo con il mio &lt;i style=""&gt;essere&lt;/i&gt; guardare-me dal suo di dentro. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Non vi appare in questo modo che il problema non è sapere che vedo le cose in altro modo perché ovviamente io sono un’altra cosa?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Ed allora,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt; &lt;i style=""&gt;tu e l’esercito di chi?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Lei e quello che non sono. Lei e quello che non sarò mai.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Lei e l’esercito di cosa?&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Ecco il mio più gran desiderio: &lt;i style=""&gt;sentire con il cuore di chi amo.&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Se vi appare balordo quanto desidero, miei cari, posso raccomandarvi un buon prete che si occupi della salvezza della vostra anima. Ma mi spiace, non fate per me. Non potremmo in alcun modo andare &lt;i style=""&gt;d’amore e d’accordo&lt;/i&gt;. Preferirei restar cent’anni solo che un solo giorno con chi non rispetterebbe questa mia desiderosa volontà.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Lei&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt; mi disse: &lt;i style=""&gt;&lt;&lt;…abbiamo tutto il tempo che vogliamo…&gt;&gt;&lt;/i&gt; e mi abbracciò come solo &lt;i style=""&gt;lei&lt;/i&gt; sapeva fare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Il mio tempo mi scivola dalle mani. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Finalmente &lt;i style=""&gt;lei&lt;/i&gt; mostrò ai miei occhi la compiacenza di quel tempo verso&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;noi due. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;E così riuscì a trattenere pochi attimi nelle mie mani&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Lo facemmo insieme se non mi sbaglio. A quattro mani.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-7806074063793233041?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/7806074063793233041/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=7806074063793233041' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/7806074063793233041'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/7806074063793233041'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/tu-e-lesercito-di-chi-di-umberto-duca.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-2643484940179598037</id><published>2008-04-20T12:37:00.001+01:00</published><updated>2008-04-20T12:38:54.988+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='LABAUT N.2  ottobre 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;st1:personname productid="LA LENTEZZA" st="on"&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Georgia;"&gt;LA LENTEZZA&lt;/span&gt;&lt;/st1:PersonName&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Georgia;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Georgia;"&gt;(o della penultima possibilità)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;di Delio Salottolo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 13pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;(Ho scritto lunghe pagine di disarmo)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                         &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Qualche volta&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                       &lt;/span&gt;i corpi nudi si avvolgevano&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                                                  &lt;/span&gt;in reale passione&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;         &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                           &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;&amp;amp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Altre volte&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                  &lt;/span&gt;le parole umide raccoglievano&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                                                  &lt;/span&gt;il sangue delle ferite&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Tutto era&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                &lt;/span&gt;lacrime&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                             &lt;/span&gt;e&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                &lt;/span&gt;vita&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                       &lt;/span&gt;e&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                          &lt;/span&gt;ridere &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Quando la vita viveva&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Ma&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;La donna&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;               &lt;/span&gt;sorrideva volgare&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                           &lt;/span&gt;dal bordo &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;      &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                                                     &lt;/span&gt;dello schermo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                      &lt;/span&gt;&amp;amp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;La nostra mano&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                         &lt;/span&gt;tremava vigliacca &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                                      &lt;/span&gt;all’imbocco&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                        &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                                                 &lt;/span&gt;di ogni occasione&lt;span style=""&gt;              &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;E da lungo tempo &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                           &lt;/span&gt;siedo su questi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                 &lt;/span&gt;cumuli&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;E poi &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;          &lt;/span&gt;osservo con lentezza &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                &lt;/span&gt;il trapassare&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;E infine&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;              &lt;/span&gt;sorrido aspettando&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;          &lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid="La Penultima Possibilit￠" st="on"&gt;&lt;st1:personname productid="La Penultima" st="on"&gt;La Penultima&lt;/st1:PersonName&gt; Possibilità&lt;/st1:PersonName&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-2643484940179598037?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/2643484940179598037/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=2643484940179598037' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/2643484940179598037'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/2643484940179598037'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/la-lentezza-o-della-penultima.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-4090011016909889418</id><published>2008-04-20T12:36:00.002+01:00</published><updated>2008-04-20T12:36:13.201+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='LABAUT N.1  aprile 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;st1:personname productid="LA PENULTIMA ALBA" st="on"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Georgia;"&gt;LA  PENULTIMA ALBA&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/st1:PersonName&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Georgia;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: Georgia;"&gt;di Fabio Rocco Oliva&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: Georgia;"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;scriverò lettere cercando di afferrarmi dall’esterno; scriverò di me come fossi un altro. non riesco a fissarmi dall’interno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;appunto la mia voce, la mia angoscia pura, senza filtri, in note brevi. ma nascondo le lettere su fogli di carta qualsiasi e non li trovo più. dimentico dove li ho messi l’ultima volta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;qualcuno li troverà. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;cercateli e dateli a mio figlio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Amico mio,&lt;span style=""&gt;                                                                                                  &lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;15 Agosto&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;ficcai la chiave nella serratura, era mattina quando tornai a casa, stanco e sudato dopo tre giorni. Gettai le chiavi sul tavolo e armeggiai movimenti distratti. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Mi lanciai sul divano a peso morto e assunsi una posa come se stessi pensando, allungai la mano sulla sedia a destra del divano. Afferrai la bottiglia d’acqua e bevvi a grandi sorsate. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Era metà agosto, la calura era eccessiva, specie per un uomo sui novanta chili alto poco più di un metroesettanta. La canottiera bianca che avevo indossato quando tre giorni prima scesi dal mio appartamento ai tribunali s’era ridotta abbastanza male, aveva delle macchie inspiegabili un po’ ovunque, le stesse macchie erano sui pantaloni di cotone verde. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                                    &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Mio caro amico,&lt;span style=""&gt;                                                                              &lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;16 agosto, di notte&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Il ticchettio del quadrante a muro sembra dettare il tempo alle immagini che sviluppo nella mente: mi sforzo di fare ordine nei ricordi che si accavallano. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Autobus di notte, lunghe passeggiate durante il giorno. Sono salito a sanmartino e ho visto l’alba, sono sceso alla ferrovia e ho preso il 455 per torredelgreco alle due di notte, sono stato a via roma nel pomeriggio, alla galleria Umberto, sotto gli archi del sancarlo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Non ricordo nessun&lt;i style=""&gt; &lt;/i&gt;dialogo&lt;i style=""&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ho dormito sul tetto del casteldellovo, sulle panche della villacomunale, ho mangiato, sono capitato a qualche festicciola, non mi sono divertito, ho preso ancora il 401, il 491. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;La notte ormai è destinata nei pullman seduto vicino al finestrino. Sono una delizia in canottiera, con la testa fuori al finestrino a prendere tutto il vento di mergellina. “Un grassoccio che vive con angoscia l’arsura d’agosto”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Per un’insonne forse è l’unica soluzione quella di andare in giro di notte a rinfrescarsi sugli autobus. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;Foglietto ritrovato in una tasca della giacca&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Il caffé salì.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Maledetto specchio ovale che gli si parò giusto avanti quando dal cucinino andò nella stanza di passaggio, la stanza dove era entrato. Restò a fissarsi mentre beveva il caffé. Non mi sopporto, non sopporto quello specchio e andò dritto nella camera da letto. Lasciò la tazzina su un mobile. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;15 agosto. Non voglio sapere che ore sono.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;17 agosto, mattina&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;E aprì la finestra, faceva sempre caldo. S’affacciò al piccolo balconcino. Guardò in basso. &lt;i style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;“Sarebbe facile alzare una coscia e andare giù”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;La signora di fronte era già sveglia e dondolava sé stessa e la scopa lungo il terrazzino tra le piante e i giocattoli dei figli. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;“No, no. Già sto scivolando, già mi sono spinto, già sto cadendo e ho pure già sbattuto contro l’asfalto”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Foglietto ritrovato nelle cuciture di un cappello&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Era decisamente cominciata la giornata, che calore! che lunghi giorni afosi si presentavano. Bisognava fare qualcosa contro il caldo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;Appunto dietro uno scontrino ritrovato in un libro (aranciata 0,50 cent)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Tutto sbiadito sanmartino, il tetto a sinistra di santachiara, la casa di fronte abbandonata, l’anticaglia insolubile, tutto sfocato. Vorrei un figlio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Carissimo,&lt;span style=""&gt;                                                                            &lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;18 agosto, mattina presto&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;“Ho girato tre giorni per tutta napoli a vuoto, se non altro prendevo il fresco la notte sull’autobus”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;Il vicino comincia il suo lavoro col paniere, lo tira giù, poi lo tira su, poi si siede, poi fuma, poi entra in casa, poi si riaffaccia al balcone. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Io, il signor Andrea Speranza, laureato, sono sempre al balcone, in canottiera bianca. Zoppo alla gamba destra. Il vicino si diverte a spiarmi da sopra al giornale che legge tutte le mattine per sapere i suoi compagni d’affari che fine fanno, arresti, omicidi. Indovina chi ha fatto quella rapina - Cronache di Napoli - arresti domiciliari. “Andrea Speranza! Si ucciderà, prima o poi. E’solo. A 50 anni non ha non ha ancora messo su famiglia. Non fa niente, non parla con nessuno. Laureato incapace di lavorare e di rischiare. Ha rifiutato quel lavoretto facile facile che gli chiesi di fare per me. Non ho mai promesso a nessuno un guadagno così alto. Speriamo almeno non si butti, altrimenti oggi non si lavora e perdo parecchi soldi”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Mio carissimo e unico testimone,&lt;span style=""&gt;                                                        &lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;19 agosto, sera&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;La signora spazza ancora e raccoglie una quantità di cianfrusaglie sparse per il terrazzo. “Che coppia i miei vicini! Guarda là dove sono capitata. Andrea che non si sa mai che pensa, sempre cupo, non saluta mai. E l’altro, il suo vicino, eccessivamente a modo con tutti. Non ci tiene a inimicarsi nessuno. Saluta con quel sorriso simpatico, e io ricambio a tono. Poi gioca sempre con quel paniere, su e giù in continuazione per tutto il giorno. In mezzo a loro, poi, quel gran genio dell’alienato che passa tutta la giornata al computer”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;Bozza ritrovata nell’ultima pagina di un quaderno&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Il ticchettio del quadrante a muro, la donna che scopa, il vicino, la mattina, i figli del vicino, i figli della donna che scopa, l’odore di ragù, internet già in funzione, mi&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;manca qualcosa, provo a farmi i conti, ma mi manca decisamente qualcosa. Andrea Speranza si gratta la barba come per afferrare qualcosa. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Figliolo caro,&lt;span style=""&gt;                                            &lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;20 agosto, non so che ore sono, forse tardi&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;Non ha senso stare affacciato al balcone, pensare di schiantarsi quando già sono crollato e sfracellato per bene. Rientro in casa e mi ciondolo per quel po’ di spazio che ho. “Gli oggetti tutti, il palazzo, la donna che spazza, il mio vicino. Tutto quello che ho intorno. Bello pensarlo come un enorme libro che contiene segni ortografici, da leggere, da relazionare, da decifrare. Tutti i segni si possono decifrare e cogliere”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Ascoltami mio unico amico&lt;span style=""&gt;                                                   &lt;/span&gt;21&lt;i style=""&gt; agosto, mezzogiorno&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;“No, non posso. Non posso più farlo. Non posso più decifrare i segni di nessun libro. Li perdo immediatamente nell’attimo in cui l’afferro”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;“Mentre li tengo stretti tra le mani mi scivolano come l’acqua che uso al mattino per sciacquarmi il volto. Il volto che vedo allucinato perché non riconosco più in quel volto, il volto del giorno precedente. E non perché avanzo e miglioro e supero e corro verso uno stadio altro della mia vita o della vita dell’uomo nel mondo e nell’universo. No, non per questo, non più ormai, non è più possibile”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;“Come posso afferrare qualcosa che gira su una sfera sospesa nel nulla, che lentamente si ferma?” &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;Ritrovato senza data sotto la gamba del tavolo, piegato più volte&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ecco, il vicino si affretta a calare il paniere, la vicina s’affretta a spazzare e la terra s’affretta a decelerare per fermarsi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;“E poi? Cadrà? E se la caduta dopo innumerevoli millenni divenisse la sola possibile costanza della terra? Esisterebbe un uomo in continuo precipizio?”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;L’universo è infinito. La caduta, lunga. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;“Mi trascino, quasi per non deludere chi mi ha preceduto su questa terra ed è ricordato ancora dopo secoli. Mi tengo strette le mie riflessioni, per non accasciarmi e annullarmi, solo per essere tempo sulla terra”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;Scritto su un tovagliolo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Non avrò mai il lavoro che desidero. Voglio un figlio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                           &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                                                                           &lt;/span&gt;22 agosto &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Figlio&lt;i style=""&gt; &lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;“Ho provato a dire queste cose al vicino, una sera, mi guardò con una faccia strana e mi ha proposto la sua merce. Voleva regalarmela, mi ha detto di non affliggermi”. Atto di fratellanza inconcepibile. “Non sono afflitto”. Non mi disturba essere afflitto. “Ho provato anche con la signora di fronte, ma lei insisteva con i detersivi, e ho parlato con le persone che incontravo di notte nei pullman, dicevano tutti di essere d’accordo poi ognuno di noi prendeva il suo pullman e inevitabilmente si dimenticava dell’altro e cosa era stato detto”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Parlo solo per me stesso? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;“Parlo in realtà sempre solo con me stesso, il mio vicino non può essere altri che me”. Disgusto e malinconia. Una gabbia, una finestra e oltre? Ancora una gabbia e un’altra finestra? “I palazzi e gli oggetti tutti non possono essere altro che me. E non potrò mai afferrarli e non potrò mai tenermeli stretti, proprio per questo, per un continuo gioco di specchi che riflette sempre la stessa immagine, solo l’immagine e nient’altro. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Non sopporto più gli specchi, moltiplicano me e me negli altri. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Mai comunicare nulla né decifrare oltre l’immagine. Mi sfuggirebbero sempre. Come io sfuggo a me stesso”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;Su un pezzo di carta igienica ritrovato sotto il frigorifero&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Sono laureato. Sono un disoccupato che ogni tanto si guadagna qualcosa. Voglio un figlio a cui lasciare me stesso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Non posso più essere il nuovo uomo nuovo.&lt;span style=""&gt;       &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Penultima alba, figliolo mio, ascoltami&lt;span style=""&gt;                                                      &lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;23 agosto&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;E allora, allora creo le immagini del mondo e le perdo subito. E le ricreo e le perdo ancora e poi le trovo diverse. M’impongo nel mondo pensando che non sono ancora l’ultimo uomo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ho bisogno d’urlare ancora un’ultima cosa. Non so cosa. Voglio vivere gli ultimi secoli dell’uomo in grande stile. Canticchiando vecchie canzoni francesi. Con lo champagne. Con tutto il peso di quello che ha fatto l’uomo e passare il testimone completo e chiaro, sbiadito e inafferrabile, all’ultimo uomo. All’uomo che vedrà l’ultima alba. Ti voglio. Voglio un figlio che non ho ancora e che sarà l’ultimo uomo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Tutto il silenzio mattutino risuona delle canzoni passate, delle vite trascorse. T’avverto, queste lettere sono il mio regalo per te, figlio:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;“Non c’è nulla dentro questi palazzi, oltre le mura che vedo, all’interno non c’è più nulla. Si trasloca.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Non c’è nulla nel vuoto tra un palazzo e l’altro. E quanto è pesante e quanta libertà mi dà il fatto che non c’è nulla. Questo è per te figlio, non so se sarò io a farti nascere, né se nascerai mai”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="Normale10pt" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;ora tocca a te parlare, cominciare l’ultimo sermone o discorso altro&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-4090011016909889418?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/4090011016909889418/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=4090011016909889418' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/4090011016909889418'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/4090011016909889418'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/la-penultima-alba-di-fabio-rocco-oliva.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-7873225437389252609</id><published>2008-04-20T12:35:00.002+01:00</published><updated>2008-04-20T12:35:26.790+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='LABAUT N.1  aprile 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Georgia;"&gt;DUE STORIE&lt;i style=""&gt;&lt;u&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/u&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Georgia;"&gt;(ovvero una vicenda sull'impossibilità contemporanea&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: Georgia;"&gt;di Delio Salottolo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;La realtà&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;- Le cose non vanno bene. Mi mantengo sul falso discrimine tra dignità e follia. Tiro avanti tranquillamente: qualche lavoretto lo faccio sempre. Sto in piedi soltanto perchè scrivo. Quelle chiazze di nero che imbrattano la purezza del foglio bianco. Lettere sparse adattate alla realtà. Il lavoro dello scrittore è come quello di un buon sarto. Ho dedicato tutta la mia vita alla scrittura. Sin dai tempi del Labaut. E ora hai messo su una importante casa editrice. Giovane. Applicheremo finalmente le nostre idee ed io finalmente pubblicherò qualcosa. Il mio nome, la mia vita, il mio romanzo impossibile. E' troppo tempo che attendo. Forse riuscirò a completare il mio romanzo. Storia totale della totale impossibilità di vivere oggi, a Napoli ed ovunque. Forse riuscirò a mettere la parola fine. Conclusione. La struttura sarà totale ma avvilupperà il nulla. Sei in ritardo. Strano non lo eri mai stato. Servi anche tu per mettere la parola fine a questo romanzo. I tuoi discorsi, i tuoi pensieri rappresentano la&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;veste del reale e la sua impossibilità. Devi venire. - &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Quel maledetto specchio. Proprio qua doveva restituire il mio volto. E poi non ridere. Non puoi liberarti di me come non puoi liberarti di te stesso. E' un delirio? Sì, un delirio da ubriaco. Ma che fa? Chi non delira? Chi non beve? Sarai anche fortunato ma quando ci incontreremo non potrai negare il mio talento. Sai benissimo che è unico. Rispondimi. Mi hai invidiato qualche volta? Dimmelo se mi hai invidiato e scriverò le mie migliori pagine. Dimmelo e costruirò l’unico finale possibile, forse. Dimmelo e forse dormirò attendendo che la realtà si compi tra le pagine del mio romanzo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;“Buondì caro, come va?” &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Potevi risparmiarti questo sorriso. Sai come va. Vedi il mio volto. Sai cosa sto passando. Conosci la mia sofferenza nello scrivere. "Bene. Non si vede? Comunque volevo farti i complimenti. E già sai il motivo per cui ti ho chiamato; ho delle cose eccezionali da proporti." &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;“Perfetto, dì pure.” &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Che eleganza nel parlare. Il giovane editore che gode. Novello Mecenate, vero? “Ho scritto un buon romanzo, manca soltanto il finale: parla di tutto quello che ruota attorno a noi. La tecnica è finalmente propositiva, ma in maniera matura, molti discorsi indiretti liberi, pensieri che si fondono a discorsi, in una sinfonia corale di eventi e sensazioni. Ma...scusami! Volevo prima chiederti che linea hai intenzione di dare alla casa editrice.” Tutto in un fiato, ho parlato. Troppo. Sono stato banale. Il mio romanzo è oltre, è di più. Manca il finale e stanotte non ho dormito. E capirà che sono disperato. Vecchia vicenda dello scrittore vate e distrutto. Ho fatto troppa pubblicità a me stesso.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;E poi quel foulard, a che serve?&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;“Vi sarà, dunque, una collana che prevederà la presenza di testi classici napoletani: da Russo a Di Giacomo ed altri. E un'altra avrà come suo scopo rilanciare Napoli: giovani scrittori, nuovi modi, nuove espressività, soprattutto... Per questo mi interessa quello che hai scritto anche se non posso per il momento prometterti nulla. Sai, non possiamo esagerare con le pubblicazioni, abbiamo già tutto pronto per i prossimi mesi.” &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Hai già tutto il programma di pubblicazioni? Non dicevi che a Napoli non scriveva più nessuno? Non eravamo l'avanguardia, noi? Svestiti da quei panni. Parlami sul serio. Non mi inondare di discorsi sulla morte della letteratura con il Finnegans Wake e non chiedermi se c'è un modo di uscire dai labirinti di Borges. Non è il momento. Non sei più tu. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;“Ah...prima di andarmene volevo chiederti se per il momento ti andava di darmi una mano nella casa editrice, quando hai tempo ovviamente. C'è parecchio da fare: prendere contatti con tipografie, o con grossisti di carta. Se ti va, fammi sapere al più presto. C'è sempre un posto per te.” &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;E grazie. Il segretario, niente male. Mi fai schifo, accetterò però. Contento? "Non so. Ti farò sapere presto. Ho anch'io parecchie cose da fare ma mi farebbe piacere!"&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;“Ah, prima di andarmene volevo soltanto dire che il finale del tuo romanzo sarà pronto entro domani…ne sono sicuro. Si vede dal tuo sguardo.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ancora una volta. Languirò solitario tra i miei pensieri. Non posso liberarmi da quello che sono e quello che sarò. Mi siedo a questo tavolino a riflettere. Devo riprendere a scrivere. Il finale. La storia è buona. La vita è saporita. Di un sapore marcio e scaduto ma valido. Una conclusione che preveda l’impossibilità di tutto. Qualcosa che distrugga ogni possibilità; che apra definitivamente tutti i cancelli mostrando che al di là di loro vi è solo il tenero e morbido nulla. Scriverò la conclusione. E soffrirò ancora per poco. Poche pagine e le vicende si mescoleranno e l’impossibilità trionferà. Scriverò, sì, comincerò a scrivere l’ultimo capitolo e vivrò, ancora una volta, la mia impossibilità di azione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Ultimo capitolo: l’incognita e l’impossibilità&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;- Il profumo delle coperte appena lavate. Rosse come un tappeto di fuoco. Bella presa in giro il rosso denso e terso. A me piace ascoltare unicamente il profumo di donna. Di donna e di sesso femminile. Hai impregnato il letto e il mio umore. Carne che trema tra le mie mani. Tremi e trami con me. Sei una meraviglia. Nata per sfidare una natura oramai inesistente. Nata per stare con me, forse. Ti accompagno piacevolmente tra le pieghe del mio animo. Ti confido confessioni ossessionanti. E tu credi al mio modo, non modifichi il mio credo bisbigliando e lucrando sulle esperienze sparpagliate. Non comunichi il chiasmo insanabile tra idea e azione, tra uomo e donna. Moltiplichi il mio essere all'infinito e ti abbandoni placida alla finitezza dell'amore aggrovigliato tra le lussureggianti lenzuola rosse della nostra vita assieme. Mi tendi la mano e mi proponi un sorriso che si apra su tutta la nostra vita. Mi avresti accompagnato, lo so. Ma devo compiere la critica totale. Devo assolutamente perpetrare indistinti espedienti per compiere l'unico vero atto impossibile. Pochi uomini possono pensarlo. Nessuno può mai farlo. Io compierò tale sostenuta facezia. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Io, X, incognita di un calcolo errato, distruggo ogni certezza. Moltiplico il nulla per me stesso e produco la realtà. Io, X, sono la variabile del mondo. Dissocio ogni possibilità di rapporto. Indistinto come un destino tinto di amaranto il mio atto traboccherà me ed inonderà tutto quello che circola e circonda. Inonderà le pieghe immobili del susseguo. Sussisterà tra le piaghe indolenzite del rapporto causale e casuale. Permetterà le lacrime tra i risvolti dell'ironico completo. Atto mio e assoluta sostanza. Ti amo, amore mio. Ma l'impossibilità di una morte vera: questo è il problema blaterato in tutti questi millenni. - &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Che splendore questo specchio. Mi restituisci un'immagine veritiera e gioiosa di me. Che pienezza la mia vita. Gonfia di ogni risoluzione, totale come uno specchio che splende e riflette l’intero universo. Sì, oggi è il momento giusto. Devo liberarmi di tutto. Amore mio, ti lascerò con il mio profumo sulla pelle. Devo andare, devo comprendere quale è il confine che separa l’atto dal suo accadere. Devo comprendere quale sia l’ultimo capitolo da affrontare in questo romanzo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Io, X, protagonista di un romanzo insensato chiedo al mio scrittore la comprensione di me stesso. Ho preso la decisione e lui sarà sicuramente d’accordo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Lo sguardo di Y è penetrante. Intenso. Veloce e diretto passa da un lato all’altro il mio Io, come in una rassegna. Mi osserva con un fare risoluto che non gli si addice. Giusto, però. Giusto che sia così. Gli rispondo mantenendo i toni della discussione sul vago. Gli dico di aver terminato il romanzo. Sì, l’avevo finalmente terminato. La storia prevede, però, un’ultima narrazione, attraverso la quale verrà definitivamente sciolto l’enigma che attraversa le mie pagine. Ho finalmente compreso il momento in cui si sviluppa l’ispirazione. Vi è bisogno, gli dico, di annunciare il suicidio dell’arte per dare una nuova possibilità. Suicidio non omicidio, di questi ce ne sono tanti, e sono risultati soltanto tentativi. Mi guarda perplesso stavolta. Non si sofferma più a squadrare il mio volto rilassato dopo una notte d’amore e sereno per l’estrema comprensione. Il suo sguardo si concentra sulle mie labbra, come se fosse possibile comprendere meglio osservando il loro movimento. Non comprende, penso. Non può comprendere il mio atto estremo. Non può comprendere come ci si possa sacrificare in nome dell’arte. Sei un buono scrittore non v’è dubbio. Ti manca qualcosa, però. Il sacrificio. No, non mi capirai mai. Ricominci, adesso, con le tue sciocchezze. Sono d’accordo, sì. L’omicidio della letteratura si è avuto con il Finnegans Wake; su Borges, però, devo contraddirti: i labirinti esistono nel momento in cui si creano i muri separatori. Forse abbatterli potrà risollevarci dalla nostra condizione. Non mi comprendi. Lo so. Nei discorsi letterari amo prenderti in giro; è inutile che arranchi e ti arrovelli. Quello che ho detto non significa nulla. Nulla, chiaro? Hai degli impegni da svolgere? Non ti trattengo più. Non salutarmi innervosito. Non me lo merito. Non salutarmi così, gli addii dovrebbero essere più romantici.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Arrovellanti pensieri roventi trapasseranno e rimarrà un vago disgusto stordente. Quando non si potrà più piangere né ridere, che accadrà? Quando compirò l'atto che riassume in se ogni opposto, tu amore mio, potrai ancora piangere? Potrai ancora amarmi? Ed io, potrei ancora amarmi? Mi comporterò come dovrebbe ogni buon giocatore quando vince, mi lancerò nel vuoto e fra poco sarò morto. E il segno che rimarrà sull’asfalto parlerà di un suicidio. &lt;i style=""&gt;Strana semantica del sangue&lt;/i&gt;. Rappresenterà l’epilogo estremo di una vita. Chi raccoglierà la mia sfida all’impossibilità? Chi capirà la sospensione di ogni giudizio che crea un suicidio all’apice di una realizzazione? Chi mi potrebbe realmente capire? Quando la struttura della comprensione non è più la ragione ma qualcos'Altro? L’Altro come un sogno proibito di comprensione diventerà sempre di più un’inquietudine. Basta parlare di follia. Basta. Divertimento, invece. Il divertimento sarà l'attimo di vuoto che mi separa con il pavimento e la morte cruenta e sarà identico a quello che separa uno scrittore dal suo foglio nell’attimo di sospensione dell’ispirazione. Il tormento e la vendetta dilateranno il mio attimo della caduta all'infinito. Il mio corpo flaccido e inerme cadrà nel vuoto e sarà l’infinita possibilità d’ispirazione. Dilaterò l’attimo della caduta in particelle minime e tutto ciò che accadrà sarà una curvatura infinita di eventi, una stringa concettuale di pensieri, una dilatazione del sospiro della malinconia. Sarà l’infinita possibilità di creare storie infinite.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;X si lanciò nel vuoto. Cercò di rimanere costante nelle pieghe inconsolanti che separano la realtà dalla letteratura. Dilatò all’infinito l’attimo dell’ispirazione e permise di scrivere la conclusione di un romanzo che rimase sospeso. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;X ha costretto a concludere il romanzo nell’attimo della caduta. Voleva il suo suicidio nel nome dell’Arte ma voleva anche l’eternità. E’ un personaggio epico, in fondo. Voleva l’eternità e dare la possibilità di scrivere infinite storie. Ha voluto regalare l’ispirazione dilatata ed infinita. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Rimasi immobile di fronte al tavolino e alla macchina da scrivere. Mi alzai in piedi e iniziai a piangere la morte eroica del mio personaggio, me medesimo più di me stesso. Dalle mie lacrime sgorgò la possibilità di una &lt;i style=""&gt;nuova letteratura&lt;/i&gt;. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-7873225437389252609?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/7873225437389252609/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=7873225437389252609' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/7873225437389252609'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/7873225437389252609'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/due-storie-ovvero-una-vicenda.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-4820846206150502543</id><published>2008-04-20T12:32:00.001+01:00</published><updated>2008-04-20T12:33:30.280+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:13;"  &gt;STORIA D’UNA POESIA&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:9;"  &gt;di Salvatore Ambrosino &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size:9;"&gt;… si raccontano male questi minimi avvenimenti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size:9;"&gt;Male. Ma è inevitabile dirli.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size:9;"&gt;Li affido a te che all’unisono li intendi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size:9;"&gt;E,sia pure,trasformali in altro: in altro ma non in niente-&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size:9;"&gt;Sogno di dire a qualcuno che li fila nel tempo e li riprende.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size:9;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;span style="font-size:9;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                           &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                                                                                                                                            &lt;/span&gt;Mario Luzi&lt;span style=""&gt;       &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;span style="font-size:9;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;          &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;      &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;….&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;E poi il nulla ….&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Un incanto verteva sulla sua testa, aureola di ferro battuto a pressargli le tempie..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;&lt;ahh&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;leggerezza di piuma!&lt;span style=""&gt;           &lt;/span&gt;Potessi essere leggerezza d’una piuma!&gt;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/ahh&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Correndo…Camminando in direzione d’un pullman sfilò lo zaino, aprì la duplice cerniera,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;estrasse penna e quaderno e prese nota di quel volo..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;&lt;fossi&gt;&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;pensò ancora, poi se ne partì, arrivò l’altro sè..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/fossi&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Il tempio carnoso era vuoto ora, in attesa d’una qualche divinità che né restituisse il senso..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Smarrito annaspava tra ‘l ciarpame e il disordine che gli impediva di dissiparlo..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;&lt;ciarpame!&gt;&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;ripeté&lt;span style=""&gt;         &lt;/span&gt;&lt;&lt;solo&gt;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/solo&gt;&lt;/ciarpame!&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Tornava in lui la frusta e lo sdegno della frusta.. Era in quei momenti che comprendeva a pieno l’inutile di certa consapevolezza mal digerita..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;&lt;sono&gt;&gt;&lt;span style=""&gt;        &lt;/span&gt;ricordò.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/sono&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;“Hai presente quando esplosione ed implosione si confondono&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;coincidendo&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;come&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;nel turbinio estatico d’una danza passionata e scoordinata?”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Poi ne domandò il cibo. Quale nutrizione fosse adeguata a quello stomaco, quali erbe&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;dovevano fasciargli il capo?&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Ricordò d’amare cibi sostanziosi accompagnati da rossi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;corposi vini di campagna. Ricordò che gli piaceva mangiare in buona compagnia,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;in raccolti sopori di tavole familiari..&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;Quanto tempo era passato??&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;…Era notte fonda.&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;Si trovò nella sua camera ad accendere la luce, si toccò il volto&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;con le due palme, provò un piede sul pavimento e si ritrovò più vecchio di qualche anno..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;E quel cercare e non trovare,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;quel trovare e dimenticare, quel provarsi e riprovarsi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;fino allo spasimo, fino alla strenua resistenza dell’ultimo nerbo emotivo;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Cosa gli aveva restituito?&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Si domandò ricordando quanto non se ne debba chiedere restituzione.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Il &lt;&lt;resisti!&gt;&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;fu un impulso altro, accompagnato allo &lt;&lt;scorati!&gt;&gt;..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/scorati!&gt;&lt;/resisti!&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;In mezzo tutta la melma confusa di volti, frasi, ricordi falsati creduti veri e non&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;e la certezza di quella sensazione d’inconsistenza nemmeno simile a quei mostri deformi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;delle visioni Lovecraftiane ma minuta e indefinita intermittenza priva di forma..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Cos’era mai?&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Si domandava tra l’inedia e la schizofrenia..&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Si disse che era malato o convalescente, poiché non gli riuscì di ricordare da quanto fosse malato.. E quei simboli di guarigione che allampavano improvvisi nient’altro che sintomi della febbre alta..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Si adagiò al caldo della coperta, incerto pensando se l’anima piumosa di quella non ne avesse sdegno.. Egli creava queste cose che lo creavano, se ne rendeva conto ma non gli riusciva di farne di altre, di crearsi altro da come si creava..&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Pensò forse era troppo tardi per tutto, poi si ricordò della vita che sorprende e cercò d’immaginare che fosse troppo presto per parlarne, sebbene quella sensazione di ritardo presente in più presenti sembrasse imperitura. Dov’era andato dunque l’amore? Dico di quel amore del sé nel tutto e del tutto in sé, quella Brahaman&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;sattvica in cui credette?&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Finita sull’isola di Moha e Duhkha*.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Ricordò poi il desiderio continuo di quel “altro da sé” che gli aveva rubato l’infanzia,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;quel infanzia che aveva i caratteri del padre, d’una ingenua vissuta e ripudiata ai bordi della strada, pesante eredità di cui disfarsi nella giungla della sopraffazione e dell’educazione camorristica. Ed ora rabbioso ne chiedeva la restituzione, spasimando un sé che non fosse altro, che non sentisse così lontano come fu.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;L’orologio disse le quattro. Pensò al tempo e alla dolorosa assenza d’un futuro, trattenuto da un passato dal volto di donna, fantoccio fantasma e simbolo di rovina, di catene e di passioni sdentate e di frutti marciti e di occhi non mai guardati..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;E ricordò, in un attimo ricordò l’infinita perdizione, implicitamente rimuovendo tutta l’infinita significazione e benedizione che lo aveva accompagnato da sempre..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;S’addormì d’un sonno profondo..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;…E poi il nulla.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;2° Movimento&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;..Quindi si rielse.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Un esiguo spicchio di sole s’incorniciava nell’angolo alto della finestra per giungere obliquo al torace di lui scopertosi nella lotta notturna.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Un allegrezza immotivata invase il vuoto che lo aveva visto addormentarsi. Gli sembrava di annunciarsi ad una nuova alba, di essere risalito da un tramonto irreversibile. Sentì in lui che qualcosa del salmone aveva preso posto alla salamandra.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Si vestì adagio, assaporando un po’ del lieve tepore di quel sole mattutino. Andò al bagno e si svuotò con godimento d’un litro nervoso accumulato nella notte. Ebbe cura di lavare per bene quel tempio che già sentiva ricolmo di tutte le sue divinità.&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Poi sortì.&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;La brezza d’una primavera romana gli carezzò i capelli ancora umidi appena fuori la porta..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;La&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;incontrò ..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Disse di amarlo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;La guardò con occhi veraci&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;per un attimo eterno,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;poi,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;adagio,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;le sfiorò il volto d’una carezza&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;( non vi fu fremito in lei)..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Quindi&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;prese verbo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;&lt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Vai!&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Ora siamo liberi…&gt;&gt;…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Era sparita…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Non c’era più o non era mai stata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Sapeva che a sera il sole sarebbe tramontato dietro il ricordo di lei&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;ma si rinfrancò al pensiero della nuova alba che ne sarebbe giunta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Sentì tutta la magia di quel addio rituale,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;sentì la gran ricompensa di quel gesto,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;alla quale in vero non aveva concorso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;..Quindi si rielse.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;3° Movimento&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;…E si risolse a partire.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Doveva partire, fuggire lontano da quelle forme circostanziali che lo attanagliavano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Doveva faticare, imperlarsi di tempie sudate.&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;Era il lasciarsi tutto dietro, il tracciare il punto d’una nuova circonferenza, riscoprire le infinite possibilità. Avrebbe potuto ricreasi,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;plasmarsi in nuova forma, lontano da tutte le costrizioni e le falliche imprese.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Così da lungi si ritrovò vicino, da una foglia di nuova stagione risalì alle radici secolari.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;&lt;da&gt;&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;si domandò.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Attimo ed eterno gli risposero in unica lingua,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/da&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;e ripensò al medaglione di vita e morte, ripensò al battito cardiaco.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Ricordò tutto e si meravigliò di quel ennesima perdita ricuperata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;&lt;più&gt;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/più&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Si ritrovò risoluto nell’abbraccio totale&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;della croce.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Benedisse la giusta sofferenza che abbraccia insegnando, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;invocò il suo cuore acciocché il nuovo banchetto lo maturasse nell’abbraccio &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;del prolungato digiuno che ne sarebbe necessariamente seguito.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;…E si risolse a partire&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;* Nomi sanscriti:&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Brahaman =&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid="la Realt￠" st="on"&gt;la Realtà&lt;/st1:personname&gt; spirituale assoluta;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;sattvica = illuminante, leggera;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;moha = smarrimento, illusione, infatuazione;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;duhkha = sofferenza, disagio, malessere, dolore;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-4820846206150502543?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/4820846206150502543/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=4820846206150502543' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/4820846206150502543'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/4820846206150502543'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/storia-duna-poesia-di-salvatore.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-6388443193204231996</id><published>2008-04-09T20:52:00.002+01:00</published><updated>2008-04-09T20:52:42.928+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='LABAUT N.1  aprile 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:13;"  &gt;IL CUORE IN MANO&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:9;"  &gt;di Umberto Duca&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;…il dubbio…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Quando mi sento stanco, ma più stanco di quando sono stanco, mi do tutta l’impressione di non riuscire a trovare, in alcun modo immaginabile, finanche la forza per respirare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Anche se, da quello che conosco circa il funzionamento del mio corpo, quella della respirazione risulta essere una di quelle attività cosiddette involontarie, per la quale cioè non sussiste alcun bisogno di qualsivoglia specie d’applicazione o intento per farla attivare, ma va da sé. Da sola si attiva e lavora e da sola un giorno, non so quanto lontano ovvero quanto vicino si, per così dire, disattiverà tutta da sola!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ebbene –credetemi!- in talune circostanze sento, in modo alquanto angoscioso, di dover adoperare tutta la volontà della quale dispongo per far continuare questo mio corpo a respirare e, di conseguenza non riuscire, malgrado tutti i miei sforzi e la mia applicazione, a trovare una condotta respiratoria soddisfacente. &lt;i style=""&gt;Penso di essere ammalato! &lt;/i&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Non in modo gravissimo, certo! Ma immagino a volte che questa mia insufficienza, per adesso solo legata ad alcuni momenti e situazioni, possa un giorno o l’altro diffondersi come un velenoso liquido penetrante a tutto il resto del mio amato corpicino.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Non vi sembrerebbe questa un’eventualità grave? Un’avventura di cui preoccuparsi?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;…la conferma…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;L’altro giorno, per l’appunto, ero seduto come sono solito fare all’imbrunire sulla mia poltroncina di raso-rosso e gustavo una dolce sigarettina di tabacco che accompagnavo con un goccio d’alcol, di quello buono, mentre fuori era possibile scorgere, dall’ampia finestra, le prime avvisaglie di primavera. L’addolcirsi dell’aria attraversata da lievi profumi donneschi, miriadi di uccellini cinguettanti e svolazzanti e poi ancora mille e più colori di cui si tinge tutto l’esistente, compreso quell’orribile ritratto, di cui ignoro sia autore che soggetto, che mia moglie a tutti i costi ha voluto intrufolare nella nostra camera. Orribile ed inquietante, non sto scherzando.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Il bicchiere s’era vuotato mentre ancora la mia sigarettina bruciava all’incirca verso la sua metà. M’alzai dal comodo giaciglio e m’avvicinai al mobile di faggio scuro, presi la bottiglia che poco prima avevo adoperato e la vuotai completamente nel bicchiere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Fu questa un’operazione che m’elargì tanta di quell’appagante calma che, senza nemmeno avvedermene e mio malgrado, dipinse uno smagato sorriso sul mio volto. &lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Appena ne fui pienamente consapevole mi voltai di scatto, che per un pelo non facevo andar giù buona parte dell’alcol che serbavo nel bicchiere, e ritornai pensoso sulla mia poltrona. Pensoso come se il sorriso che pochi istanti prima aveva abitato la mia espressione m’avesse, in certo modo, turbato un portentoso equilibrio che in quel momento aveva fatto di me, del bicchiere, dell’alcol e dei colori, i profumi e gli uccellini là fuori, un tutt’uno. Un’armonica costruzione dello spazio e del tempo distrutta in modo così stupido e sardonico da un mio grottesco sorriso, da un’emozione mal controllata, da un terribile venir a galla d’un piacere irato, che trovava lo spazio per uscir fuori dalle mie viscere, nello specchio liquido ed opaco d’una dose d’etilico.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Non nascondo la meraviglia che provai non appena seduto nuovamente sulla mia "rosso-raso" ebbi piena coscienza di questi turbamenti (e come dovrei chiamarli?) ed ancora essa aumentò non appena, alla vista dell’orribile quadro –che avevo esattamente di fronte giacché era ed è ancora posto accanto all’ampia finestra- fui assalito dal mio &lt;i style=""&gt;sforzo respiratorio,&lt;/i&gt; dall’incapace volontà del mio corpo di compiere il suo dovere, nonché mio diritto (credevo all’epoca cui codesti fatti sono riferiti).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Iniziò in questo modo quella lotta che ormai così bene conosco tra, quello che d’ora in poi chiamerò LUI (il mio corpo) e ME (la mia volontà).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;-“…dovresti farlo da solo…dovresti essere tu a farlo…dovresti farlo da solo…”- ripetevo LUI, e mi ripetevo sgomento in mente nel mentre ch’avveniva ciò che vi narro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Vedevo quello che mi sembrava il mio enorme petto alzarsi ed abbassarsi in modo artificioso, con una mancanza di naturalezza dunque, che mi riempiva gli occhi e l’animo d’un’angoscia mai provata sino ad allora…molto male tutto ciò mi faceva presagire. Ed ogni movimento, non sto scherzando, mi raggelava il sangue nelle vene. La pesantezza di quel mio enorme petto era paragonabile in quel momento a quella di dieci e più cani di grossa taglia, sentivo lo sforzo d’una partoriente tutt’intero sul mio petto e sulla mia forza d’animo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Adesso mi dimenavo e mi contorcevo su quello che era stato fino a pochi attimi prima il più comodo e solenne giaciglio che si possa immaginare, guardavo alla mia destra ed alla mia sinistra in modo distratto che, subito l’attenzione si proiettava vorticosamente su quel torace artificiale e sul suo terrificante e scattoso movimento.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Dietro questa immagine, che il mio sguardo metteva nitidamente a fuoco, scorgevo come lontani e sfocati quelli che mi sembravano due enormi dipinti; la finestra con il suo mondo incantato di fuori ed ancora quell’orribile ritratto che iniziò velocemente ad assumere, al mio occhio, un’espressione, si direbbe “in cagnesco”, si! Mi guardava in cagnesco! Terribile.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;A mano a mano anche quello che fino a pochi attimi prima m’era sembrato l’incanto del mondo, che arrivava ai miei sensi dalla finestra, iniziò ad infastidire la mia percezione e ad urtare irrefrenabilmente la mia nervatura.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Tutto quello che arrivava ai miei sensi era ormai canalizzato in un vorticoso fluire di suoni immagini e sensazioni incancellabili dalla mia mente, fluire tuttora vivo come sono vivo io adesso mentre vi parlo intorbidito.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ma dovevo respirare! Il mio controllo volontario sull’attività di LUI non sarebbe per nulla al mondo dovuto smettere, pena la morte immaginai. Continuai ancora per un bel pezzo a guardar il mio meccanico petto andar su e giù&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;poi, in men che non si dica, tutto mi apparve chiaro e l’accaduto di cui sembravo vittima svelò alla mia mente la sua vera essenza, eccola: -“ Il destino ha posto nelle mie mani un grande potere, il potere su di LUI, il potere di far divenire mia volontà ogni suo atto, ogni suo gesto ed ogni sua manifestazione, comprese quelle che per tutto il resto dei comuni mortali sono escluse dal vigile ed attento controllo di essa. DA QUESTO MOMENTO FARAI&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;SOLTANTO ED UNICAMENTE QUELLO CHE VOGLIO IO!”-.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;…la condanna…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ecco a cosa pervenni, ecco quali furono le gloriose conclusioni di quest’evento che vi racconto con tanta partecipazione, con il cuore in mano potrei dire, queste dunque le conclusioni, queste le decisioni e questo ciò che accadde poi; riacquistai pazientemente il controllo su tutto il mio corpo ed iniziai ad applicare le conclusioni cui giunsi. Volevo respirare e respiravo. Volevo vivere e quasi come un despota tra i più tiranni assunsi il pieno controllo su di LUI, lentamente molto lentamente abituai ME alla fatica di muovere quel pesante petto ed ai suoi meccanici movimenti, scattosi ed irregolari. Mi calmai e risedetti comodo sulla mia poltroncina. Allungai lo sguardo fuori dalla finestra e ritrovai la gioia di quelle immagini e odori e suoni. Con la coda dell’occhio intravidi che l’orribile ritratto accanto la finestra aveva teneramente addolcito il suo sguardo e abbandonata la sua posa da bestia pronta all’attacco.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Tutto era tornato come poche ore prima, solo il sole era ormai quasi del tutto scomparso ed i miei pensieri abituali presentavano una grossa novità: -“Quelli che prima in malomodo mi sembravano episodi che m’avrebbero fatto ritenere una persona ammalata adesso, proprio uno di quelli m’aveva svelato&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;appieno ed in modo irrefutabile quale fosse la mia vera e superiore natura”-.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Assunsi da quel momento il pieno controllo su tutte quelle attività che fino a quest’episodio LUI aveva portato avanti autonomamente e ne fui ogni giorno più fiero. La mia vita divenne da allora un immane sforzo di volontà che portava via con se, per intere, tutte le mie giornate, ma che tuttavia m’appagava in modo profondo. La maggiore soddisfazione la ebbi quando fui capace di sentire, come non ebbi mai avuto modo di sentire prima, e addomesticare, i battiti del mio cuore, di quello strano aggroviglio di carne pullulante di vita a cui non capisco perché si attribuiscono enormi poteri e facoltà. Ma io v’assicuro che il cuore è solo un muscolo, uno di quelli importanti certo, ma solo un muscolo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;E a dire il vero soltanto adesso mi accorgo della mia condanna e del mio conseguente amaro destino. Vivo oramai da un numero-innumerevole d’anni, &lt;i style=""&gt;voglio vivere e dunque vivo&lt;/i&gt; è stato il mio imperativo fino a questo momento. Ho conosciuto generazioni su generazioni, visitato in lungo e in largo anche gli angoli più sperduti del globo, sono stato sposato con più di due dozzine di donne ed ho partecipato ai più grandi eventi e rivolgimenti dell’umanità. Il tutto perché &lt;i style=""&gt;lo volevo&lt;/i&gt;, il tutto perché mi bastava volere che il mio cuore battesse per continuare a vivere, voler respirare e voler non aver fame, voler non morir di freddo nei rigidi inverni e non crepar di caldo sotto il sole dei terribili deserti nel quale a lungo ho vissuto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Tutto questo non m’è bastato! Vorrei morire per poter finalmente scorgere un significato da attribuire a tutto quello che ho esperito e sono stato ma…ma…ecco la mia condanna, ecco la mia codardia che non mi fa abbandonare questa vita che continuo tutto sommato a volere a tutti i costi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Sono in eterno condannato a decidere circa lo spegnersi del mio cuore. Chi di voi avrebbe il coraggio? Chi potrebbe esser capace di non voler più vivere?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Eccomi dunque, eccomi nella mia miseria più profonda: ho varcato un limite che in quel terribile momento di delirio che vi ho descritto, immaginai frapposto tra ME e LUI, un limite alla mia libertà, l’ho varcato e mi sono ritrovato al di la di esso, in una zona che m’era apparsa ampia e luminosa ma che credetemi, e non sto scherzando, è buia come uno sguardo cieco in una notte senza né luna né stelle. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Non è affatto stata una liberazione quest’azzardata mossa, questa volontà di scavalcare questo limite postomi. Ecco tutta la mia abbietta miseria!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ho abitato per secoli una prigione che ho costruito e addobbato d’oro e d’argento con le mie stesse mani, mettendole sul mio cuore, sui miei polmoni e…e su tutta la mia vita.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Voler vivere per non morire o vivere per poi morire? Badate bene la differenza è grossa e sostanziale e, amare sono le conseguenze di una scelta azzardata. Amare come una vita vissuta solo attraverso lo sguardo della lente opaca d’un asfissiante impegno a sfuggire ad una morte per altri naturale. Cosa avrei dovuto fare?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;font-size:10;"  &gt;Mi son ritrovato a voler lottare ogni giorno, ogni ora ed ogni istante con: -“Se smetto di volere muoio”- quest’assordante pensiero e insalubre pratica di vita e…ahimè, quanto vorrei morir senza volerlo.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-6388443193204231996?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/6388443193204231996/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=6388443193204231996' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/6388443193204231996'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/6388443193204231996'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/il-cuore-in-mano-di-umberto-duca-il.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-8189852126128915026</id><published>2008-04-09T20:49:00.001+01:00</published><updated>2008-04-09T20:49:42.573+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='LABAUT N.1  aprile 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Georgia;"&gt;UNA NOTTE&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Georgia;"&gt;NELL’EPOCA DELLA TRASFORMAZIONE&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: Georgia;"&gt;di Gianluca Paletta&lt;u&gt; &lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Continua&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;a essere notte &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Continuo a scrollarmi il buio dalla pelle &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;E dalle mani&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;C è un odore rancido che sale &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Un vento&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;che sbatte&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Una puzza di merda che marcia infestandomi le tempie&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;È notte &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;O meglio una notte nell’epoca della trasformazione&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Dove scrivere è avere l’immagine nelle orecchie &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Immagine braccata dal cervello che notoriamente sgomita&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;con seni di soubrette e un culo di un porno&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;nel centro delle nostre terminazioni nervose&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;immagine ancora una volta braccata da me e&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Dalla&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;gente che vuole o non vuole il reale&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Farmaco di terapia intensiva&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                 &lt;/span&gt;°&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;La parola è un lontano romanticismo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;e la fuga non è&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;più una vicenda da treno merci&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Ma un aspro rincorrermi dal piede calloso alle natiche dischiuse&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Dal dente spigoloso che strappa all’occhio che &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Mette in scena due personalità sovrapposte&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Su questo si potrebbe&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;scrivere una sceneggiatura universale&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Delimitando il sogno&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;a una voragine divisa &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;              &lt;/span&gt;E ombrosa&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Mescolando il buio celinniano &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;All’immagine dell’ Io-me su una sedia &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Che muovo il braccio all’infinito&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Che scruto tette e culi all’infinito&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Che tremo all’infinito&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Che siedo all’infinito&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Aspettando che qualcuno venga &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;      &lt;/span&gt;E prema il pulsante&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Continua&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;a essere notte &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;continuo a scrivere poesie&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Continuo a scrivere storie &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Di gente che parla &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;O che ha parlato&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Che infila chiavi nelle serrature&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Che sale e scende le scale&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Piegandosi&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Quando è stanca&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Persone vittime di un percorso&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Persone che spiano&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Due volte il passo di una donna &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Persone che guardano il metallo &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;E le sue&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;forme invasive &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;persone che leggono&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;O che in passato hanno&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;letto&lt;span style=""&gt;        &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;              &lt;/span&gt;poesie&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;lente&lt;span style=""&gt;          &lt;/span&gt;e&lt;span style=""&gt;      &lt;/span&gt;sotterranee&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Nelle notti&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                 &lt;/span&gt;Di una notte &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Nell’epoca della trasformazione&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;          &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-8189852126128915026?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/8189852126128915026/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=8189852126128915026' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/8189852126128915026'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/8189852126128915026'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/una-notte-nellepoca-della.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-3122471254514382320</id><published>2008-04-09T20:48:00.008+01:00</published><updated>2008-04-09T20:48:57.730+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='LABAUT N.1  aprile 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Georgia;"&gt;HAIKU&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: Georgia;"&gt;di Andreina Razzano &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Sulla bocca:&lt;br /&gt;gocce acre,&lt;br /&gt;sidro in lacrime col sorriso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;!--[if !supportLineBreakNewLine]--&gt;&lt;br /&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;br /&gt;All'ombra di crisalide&lt;br /&gt;spiragli di luce&lt;br /&gt;in cieli sempre più neri.&lt;br /&gt; &lt;!--[if !supportLineBreakNewLine]--&gt;&lt;br /&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;br /&gt;Ho visto luci danzare&lt;br /&gt;e magnolie crepare&lt;br /&gt;nelle arcate finestre&lt;br /&gt;del nulla.&lt;br /&gt; &lt;!--[if !supportLineBreakNewLine]--&gt;&lt;br /&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: right;" align="right"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;br /&gt;Fiori semplici&lt;br /&gt;sono ancora il mio silenzio&lt;br /&gt;che solitario &lt;br /&gt;è crollato a valle nel fiume.&lt;br /&gt; &lt;!--[if !supportLineBreakNewLine]--&gt;&lt;br /&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Ho dipinto alberi diamanti&lt;br /&gt;su di una luna chiara&lt;br /&gt;per niente generosa.&lt;br /&gt; &lt;!--[if !supportLineBreakNewLine]--&gt;&lt;br /&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;br /&gt;Blunotte:&lt;br /&gt;cadesti nel mio seme&lt;br /&gt;tra fango e peonie&lt;br /&gt;sotto acque di primavera&lt;br /&gt;e impronte lungo il giorno.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-3122471254514382320?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/3122471254514382320/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=3122471254514382320' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/3122471254514382320'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/3122471254514382320'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/haiku-di-andreina-razzano-sulla-bocca.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-7466869285044052999</id><published>2008-04-09T20:48:00.005+01:00</published><updated>2008-04-09T20:48:41.392+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='LABAUT N.1  aprile 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Georgia;"&gt;28/10/2004&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: Georgia;"&gt;di Mario Musella&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 9pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Misera&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;la giornata trapassa&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;al limitare del lirico tramonto&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;La mia domenica non è provinciale&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                         &lt;/span&gt;ma&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;          &lt;/span&gt;squallidamente periferica&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Le strade vuote / gli alberi tristemente&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;          &lt;/span&gt;in fila a colloquiare&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;e di lontano una tenue eco&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;no-non più di organetto&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;ma di autoradio&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;solitamente sintonizzata sulla frequenza&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;del calcio-minuto-per-minuto&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Ogni tanto il timido trambusto&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;d’una solita famigliola borghese&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;all’arrivo abituale dei dolciumi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;o il fragore tossico per l’ennesimo goal!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Quant’è lontano il sabato cittadino&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;e il paradiso mattutino dello sporting-club&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;E tutto questo – un tempo – fu motivo di poesia?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;A me – signori! – resta&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;la disillusione della partira non-vinta&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;il guard-rail grigio e metallico della tangenziale&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;la pesantezza di stomaco domenicale&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                          &lt;/span&gt;&amp;amp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;          &lt;/span&gt;una flebile compassione&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: -1.15pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-7466869285044052999?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/7466869285044052999/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=7466869285044052999' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/7466869285044052999'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/7466869285044052999'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/28102004-di-mario-musella-misera-la.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-5225444820512253668</id><published>2008-04-09T20:48:00.002+01:00</published><updated>2008-04-09T20:48:23.270+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='LABAUT N.1  aprile 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div class="Section1"&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt; font-family: Georgia;"&gt;STRANA POESIA D’AMORE&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: Georgia;"&gt;di Gianluca Paletta&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;br /&gt; &lt;/span&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;È notte&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;l’uomo si trasforma&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Cambia faccia&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;In due tocchi di pelle eretta&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Pensa di poter essere l’unico a scrivere &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Poesie d’amore&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Ce ne saranno altri che si divorano &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Toccandosi il cazzo e l’amore&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Ma l’uomo non vuole saperne &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;È testardo e desidera stringere tra le&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;mani&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;quel tanto di amarezza che lo inchioda &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;a una sedia&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;sa&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;di essere due&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;e due figure potrebbero essere me&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;ma l’uomo si è alzato un sacco di volte&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;dalla sedia&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;non sa cosa scrivere&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;l’uomo non sa e basta&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;niente domande&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;sarei capace di&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;irrigidirmi e&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;scappare&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;scovarmi&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;con qualche parola d’amore tra&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;le gambe e a quel punto &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;potrei&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;anche&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;lavarmi i denti e &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;inspiegabilmente piangere &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;potrei (gran bella parola)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;canticchiare il mio blues delle 2 33 del mattino&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;potrei chiamarti amore&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;potrei&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;ingannarmi e sorridere &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;potrei sedermi sull’asfalto e non dire niente &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;immobilizzando il viso&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;tra le natiche di una città pelosa&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;una città che è un cane che vuole un osso e due strofe di trionfo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;         &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                     &lt;/span&gt;(POTREI)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;potrei dirti amore ho mandato dei fiori &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;in una piccola scatola di legno&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;e non farlo mai&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                   &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;POTREI&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;una parola magica che si illumina&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;        &lt;/span&gt;quando viene pronunciata&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;È un codice di belle fughe all’inferno&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;      &lt;/span&gt;un alzarsi e andare a zonzo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Un sbavare&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;lamentarsi&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Un arrivare quando tutto è gia stato sbrogliato&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                        &lt;/span&gt;Da altri &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Potrebbe&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;è un divorarmi all’istante&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;è un azione non compiuta&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Un tanto di talento buttato nel cesso&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;È un accenno a qualcosa che viene edificato&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;È il dubbioso scorazzare&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;di occhi &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Nel bel mezzo di una fitta che non crea dolore&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;       &lt;/span&gt;una faccia mostruosamente informe&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Che dice e non dice &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                       &lt;/span&gt;POTREI&lt;span style=""&gt;       &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;È un amore&lt;span style=""&gt;      &lt;/span&gt;o&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;cosa &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;potrebbe&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;anche&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;essere niente&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Potrebbe essere&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;ancora una volta l’occhio &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Sul baccano di due volti inchiodati al telefono&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                    &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                         &lt;/span&gt;(POTREI)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Una parola che in amore conta giusto l’attimo &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;In cui viene formulata &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                           &lt;/span&gt;POTREI…..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Il mio blues delle 2 33 è andato oltre&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Le mura che mi circondano&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Oltre questo discorso di uomini&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Che scrivono e si innamorano&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Oltre la mia&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;stessa idea di scrivere versi&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;d’amore&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;non volevo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Forse non avrei dovuto farlo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Ma Il teatro è ancora caldo di occhi &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;E nonostante la folla sia andata via da un pezzo &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Resta ancora un tanto di poeta&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;su molte delle&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;mie lingue a penzoloni&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;cazzo&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;resta ancora un tanto di poeta &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;un tanto di questo mio sesso nei pantaloni&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Un tanto di queste&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;mie&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;mani bagnate&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;E di questa&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;mia&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;pelle Eretta&lt;span style=""&gt;              &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-5225444820512253668?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/5225444820512253668/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=5225444820512253668' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/5225444820512253668'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/5225444820512253668'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/strana-poesia-damore-di-gianluca.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-6575032676362982789</id><published>2008-04-09T20:47:00.001+01:00</published><updated>2008-04-09T20:48:01.861+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='LABAUT N.1  aprile 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt;"&gt;Me stesso come sempre come mai&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt;"&gt;di Delio Salottolo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;nudo nutrito&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;nero&lt;span style=""&gt;                        &lt;/span&gt;bianco&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;biondo beato&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;bene&lt;span style=""&gt;                        &lt;/span&gt;male&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;vivo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;muoio&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;opaco onorato&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;sputo sulla mia terra&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;follia&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;per&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;una&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;notte&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;senza senso&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-6575032676362982789?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/6575032676362982789/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=6575032676362982789' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/6575032676362982789'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/6575032676362982789'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/me-stesso-come-sempre-come-mai-di-delio.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-804481266384059857</id><published>2008-04-09T20:46:00.001+01:00</published><updated>2008-04-09T20:47:28.026+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='LABAUT N.1  aprile 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 13pt;"&gt;In pubblico&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt;"&gt;di Fabio Rocco Oliva&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Cascata,&lt;span style=""&gt;                                                                         &lt;/span&gt;fiumana sgombra,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Non tornerò mai&lt;span style=""&gt;                                                           &lt;/span&gt;spremuto, se non soffoco&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Davvero?&lt;span style=""&gt;                      &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                                                &lt;/span&gt;Davvero zoppico!&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Fili intrecciati in cadenza&lt;span style=""&gt;                                             &lt;/span&gt;Insistente, l’offesa &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;D’istanze di morale conchiusa&lt;span style=""&gt;                                     &lt;/span&gt;di morbidezza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Per fare cosa si dovrebbe che cosa assistere?&lt;span style=""&gt;               &lt;/span&gt;Volteggia un taciturno oblio&lt;span style=""&gt;                    &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Oggi, che ho scelto un bel vestito&lt;span style=""&gt;                                &lt;/span&gt;di cotone e canapa che&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;non riesco a vedere e toccare.&lt;span style=""&gt;                                       &lt;/span&gt;Dimenticando &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Dove ero e come ero vestito&lt;span style=""&gt;                                        &lt;/span&gt;Si manifesta palesandosi come&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Il labirinto più folle&lt;span style=""&gt;                                                       &lt;/span&gt;una qualunque sembianza fagocitata&lt;span style=""&gt;           &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                      &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                              &lt;/span&gt;pubblicamente&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Il deserto,&lt;span style=""&gt;                                                                       &lt;/span&gt;di colui che alveava in un &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;peggioramento,&lt;span style=""&gt;                                                              &lt;/span&gt;irrisorio sogno d’afferrare e&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;non capisco se mi muovo.&lt;span style=""&gt;                                              &lt;/span&gt;non distinguo se non me.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-804481266384059857?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/804481266384059857/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=804481266384059857' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/804481266384059857'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/804481266384059857'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/in-pubblico-di-fabio-rocco-oliva.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-2014179136515646153</id><published>2008-04-09T20:45:00.005+01:00</published><updated>2008-04-09T20:45:55.866+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='laboratorio autonomo di letteratura   N.2 gennaio 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 16pt;"&gt;Il nostro cuore&lt;a style="" href="#_ftn1" name="_ftnref1" title=""&gt;&lt;span class="MsoFootnoteReference"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="MsoFootnoteReference"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 16pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;[1]&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;di antonio triente&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Si divertivano, tra gli altri, a scambiarsi dei piccoli e vaghi cenni. Nessuno sapeva di loro due. Si intendevano con ignoti ammiccamenti – lo sguardo di lei grande e brillante. Sfiorarsi, o bere dallo stesso bicchiere evocava la loro svelta passione; e una mano ben nascosta che stringeva un braccio poteva riscaldarla come un abbraccio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;I suoi baci non erano come quelli che lui aveva già saggiato dalle cedevoli labbra delle altre donne che aveva conosciuto – da vicino, s’intende. Non si incontravano pacificamente, i loro baci. Con la sua lingua era una lotta ogni volta che le bocche si afferravano ad amplesso: dura, ruvida, dominante. Forte. Forte di una passione atavica che calcava la di lui bocca fino a farlo soccombere nell’estasi di quell’abbraccio orale. Nessuno l’aveva mai baciato così. Forse, nessuno l’aveva mai baciato. Si sentiva piacevolmente sconfitto da ogni suo attacco, e, insperata, subito dopo la dolce lotta, una profonda e robusta tenerezza lo cingeva: le sue splendide mani – donne anch’esse, avrebbe detto – lo sfioravano. Leggere. Ma decise.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ma era tutto un gioco. Ammiccamenti baci incontri segreti. Ogni gesto andava via, trascinato nel vuoto dall’attimo in cui era compreso; e sappiamo quanto sia parsimonioso il tempo quando è fatto di attimi: non più tempo, ma già fine. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;E già fine fu una sera, quando si videro per un ultimo bacio che non fu dato, ne’ ricevuto. Gliel’aveva promessa, quella fine, sin dal primo momento – non sembrava vero che quelle stesse labbra potessero modellare così truci sentenze; ma a lei piaceva così: non riusciva a serbare le sue crudeltà e con onesta angoscia lo graffiava con i suoi propositi. Per qualche tempo, non si lasciò sfuggire una sola occasione per dirgli che con lui, nonostante tutto, non avrebbe fatto l’amore. Mentiva, naturalmente. Ogni volta, poi, che aveva luogo il loro convegno segreto, lei, ironica, motteggiava decisa una frase: “Ancora un giorno, visto? Ma un giorno non è mai come quello successivo”, come a dire che gli aveva concesso un ultimo grande dono. Scherzava... naturalmente… Ma non voleva sentirsi ossessionata dall’attaccamento di quello che si definisce un fidanzamento, inoltre, erano sempre stati d’accordo riguardo alla fugacità del loro rapporto. Era assorbita dai suoi pro&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;getti e dal desiderio di un uomo, un altro uomo, uno che la sconvolgesse realmente e che forse, in verità, era rintanato nel passato, più che libero nel futuro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Da parte sua, lui, pure l’aveva attesa ogni giorno quella fine, paziente come la donna che aspetta il suo bel marinaio al cimitero dei naufraghi, ma questa lo prese lo stesso alle spalle, contenta di averlo burlato. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Ora tra gli altri erano semplicemente altri, che si incontrano, parlano e ridono anche, ma senza sottintesi, se non quello dell’impegno di dimenticare tutto ciò che è stato. Ogni gesto comune aveva perso ormai il valore evocativo che pure aveva avuto; e se si sfioravano era solo per distrazione. Almeno per lei, che ostentava la sua improbabile sicurezza, ma fuggiva lo sguardo di lui che troppo spesso ancora indugiava sul suo volto. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Si decise a non pensare più a lei. Il loro attimo era passato e la rappresentazione del passato non doveva più pesare. Mantenne pochi contatti e, nei primi tempi, scappò dalla città ogni volta che gli si presentò la possibilità di farlo, senza ammettere, nell’intimo, quale fosse la causa reale dei suoi viaggi. Si tenne a distanza da ogni possibile ricordo che potesse assalirlo, per evocazione. Intrattenne anche delle relazioni con altre donne e restò coinvolto a lungo in una di queste storie. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Poi, una sera come tante, in un bar del centro, i due si rividero. Lui teneva la mano ad una ragazza, e gli “altri” con cui stavano non erano più quelli cui si mescolavano, i due, fingendo indifferenza, al tempo della loro breve e travagliata passione. Riuscì ad allontanarsi dal gruppo, con una scusa. Lei, sola, beveva qualcosa in un angolo angusto di quel locale – nei suoi occhi riverberava il tonfo di una malinconia che li appesantiva. Parlarono per un po’, nascondendosi a vicenda, con troppa evidenza, quello che era stato. Lei soprattutto ostentò noncuranza, come se non fosse partita da lei la telefonata che lo invitava in quel posto, “tanto per vedersi un po’”. “Sì, vieni con lei, non è mica un problema”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Poi lui, chiamato dagli amici, andò via.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Lei no.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Rimase lì, a guardarlo mentre partiva.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Percorse un buon tratto di strada, prima di mollare tutti lì e correre in quel bar, nel quale aveva da poco lasciato quella donna, sola, in un angolo. Non amava più nessuno e voleva gridarle tutto l’odio accumulato da che questa scoperta fu in lui. Ma lei non era più lì, e di certo non era a lui che pensava – si disse, irato. Girò a lungo, prima di trovarla: la vide entrare in auto, sempre da sola. La bloccò con la tenera violenza che mai aveva usato con lei. Un brivido le salì la schiena; volle reagire a quella presa, ma vi si abbandonò, col proposito di non perdonarla. I loro sguardi, violenti, si compenetrarono, entrambi risentiti. Si baciarono. La lotta ancora. Feroce. Mortale. Appoggiati su quell’auto si respinsero e si afferrarono, con passione cruenta. A lungo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Stanchi, poi, come lo si è dopo l’amore, si rilassarono, avvolti l’uno nell’altro, stretti tra l’auto e la base bianca di un campanile: ansimanti, si guardarono con occhi ancora più profondi, ma ora indulgenti. Ancora un bacio. Lieve. Un respiro. Lui sorrideva, malinconico, sembrava aver appreso qualcosa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;- Un giorno ancora…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;- Sì, ancora un altro… – le rispose ansimando.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;- E un altro ancora – rise lei, timida – . Poi, domani...?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;- Domani aspetteremo la fine. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;br /&gt;  &lt;hr align="left" size="1" width="33%"&gt;  &lt;!--[endif]--&gt;  &lt;div style="" id="ftn1"&gt;  &lt;p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref1" name="_ftn1" title=""&gt;&lt;span class="MsoFootnoteReference"&gt;&lt;span style="font-size: 8pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="MsoFootnoteReference"&gt;&lt;span style="font-size: 8pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;[1]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 8pt;"&gt; &lt;i&gt;Notre coeur&lt;/i&gt; è il titolo dell’ultimo struggente romanzo di Maupassant, pubblicato nel 1890, nel quale abita il più profondo sentimento dell’impossibilità di amarsi veramente. Sicuri che Maupassant non si starà “rivoltando nella tomba” – ché se qualcuno potesse fare una cosa simile di certo non vi ci si farebbe mettere nemmeno, in una tomba –, abbiamo voluto adottare questo titolo in omaggio a un grande Maestro e al suo estremo romanzo – &lt;i&gt;estremo&lt;/i&gt; in quanto ultimo, ma soprattutto in quanto punto apicale di una forza malinconica mai così intensa nella sua poetica –, del quale si può trovare più di uno spunto, narrativo ma soprattutto sentimentale, in questo breve e misero racconto, che forse qualcuno potrebbe addirittura definire una &lt;i&gt;cover&lt;/i&gt;, ma che in realtà, come facilmente constaterebbe chi volesse osare il confronto, è ben lungi dall’esserlo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-2014179136515646153?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/2014179136515646153/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=2014179136515646153' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/2014179136515646153'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/2014179136515646153'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/il-nostro-cuore-1-di-antonio-triente-si_09.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-2674486612169634238</id><published>2008-04-09T20:45:00.002+01:00</published><updated>2008-04-09T20:45:31.377+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='laboratorio autonomo di letteratura   N.2 gennaio 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div style="border-style: solid none none; border-color: windowtext -moz-use-text-color -moz-use-text-color; border-width: 1pt medium medium; padding: 1pt 0cm 0cm;"&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="border: medium none ; padding: 0cm;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 16pt; font-family: Haettenschweiler;"&gt;Variazioni sul tema&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;di antonio triente&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Haettenschweiler;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Haettenschweiler;"&gt;Tema&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Suicidio in auto. Un salto di speranza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Haettenschweiler;"&gt;Variazione n° 1&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Stava lì, quindi. In quell’abitacolo sospeso tra le rocce e l’aria. Di fronte a lui saliva il fianco di una montagna; lo guardò un attimo mentre sprofondava: tutto si moveva vorticosamente. Soffocò lo scoppio di un pianto inutile. Una nota stridula. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Non doveva essere lì.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Sentì che doveva chiedere perdono a qualcuno per una qualsiasi cosa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Haettenschweiler;"&gt;Variazione n° 2&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Stava lì, in quell’abitacolo, come sospeso tra le rocce e il cielo. Di fronte a lui si innalzava, fiero e rude, il fianco di una montagna. Lo guardò, mentre si accorgeva di sprofondare nel vuoto. Tutto si moveva vorticosamente. Soffocò con forza lo scoppio di un pianto inutile, un rumore stridulo: forse non avrebbe dovuto essere lì. Sentiva di dover chiedere perdono a qualcuno – era sempre stato un cattolico nel profondo. Ma ormai era tutto finito.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Haettenschweiler;"&gt;Variazione n° 3&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Alla prossima non c’è il guard-rail – pensò, mentre notava che il cielo era plumbeo, come nel giorno in cui era nato. Sua madre glielo diceva sempre: era una giornata freddissima di Novembre, ma non pioveva. Gli venne in mente il suo vecchio prozio, l’aveva conosciuto da bambino, aveva il suo stesso nome, per questo era stato il suo nipote preferito. Quando morì, forse, non se ne accorse nemmeno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Si scoprì quasi sorpreso da questi pensieri, ma non più di tanto – Forse è così che si pensa quando si va a morire.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ma la curva era ormai vicina, già la intravedeva. Calcò il piede sull’acceleratore, un’altra macchina passò nella direzione opposta alla sua. Si sentì quasi in imbarazzo… ma “ancora questi pensieri!”. Ormai c’era, andava veloce e aspettava a denti stretti che la curva passasse sotto di lui, con un balzo. Pausa. Era alle spalle, ormai. Lo stomaco sembrò ritrarsi su se stesso. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Haettenschweiler;"&gt;Variazione n° 4&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;In fin dei conti non avrebbe potuto far di meglio. Certo! Quella strada che si arrampicava sinuosa sui fianchi della montagna era la sua soluzione. Finì di lavarsi i denti con la solita cura, per poi guardarsi, con una smorfia, allo specchio. Si soffermò sulla sua immagine riflessa, ne percorse i contorni: aveva dei punti neri sul naso, non era mai riuscito a toglierli tutti. Poi, esitando un po’, posò lo spazzolino con cura. Si vestì, quindi, facendo attenzione a non sgualcire troppo i pantaloni, mentre arrancava per indossarli. Nemmeno vestirsi era così facile.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ristette, poi, sulla soglia di casa, quando stava per chiudere la porta, con la chiave. Pensò alla lettera che finalmente aveva tirato fuori dal suo scrigno e aveva messo in bella mostra sulla sua grande scrivania di noce. L’aveva scritta da tempo ed ora era arrivato il suo momento. La pensò come un attrice al debutto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 3pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;- Chissà chi la troverà… Forse dovrei correggere qualcosa – pensò, mentre riponeva le chiavi nella tasca del pantalone. Poi si voltò di colpo, meccanicamente, e andò deciso verso l’auto: i suoi gesti non seguivano il flusso roboante dei pensieri che gli si affollavano nella mente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;- Chissà… – si ripeté più volte.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Ormai era sulla strada e la sua auto seguiva con precisione tutte le curve e i tornanti, che salivano sempre di più tra le montagne. Alla prossima curva non avrebbe trovato il guard-rail.&lt;span style=""&gt;       &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoTitle" style="text-align: left;" align="left"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-weight: normal;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoTitle" style="text-align: left;" align="left"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-weight: normal;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoTitle" style="text-align: left;" align="left"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-weight: normal;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-2674486612169634238?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/2674486612169634238/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=2674486612169634238' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/2674486612169634238'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/2674486612169634238'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/variazioni-sul-tema-di-antonio-triente.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-7634561445307201803</id><published>2008-04-09T20:44:00.002+01:00</published><updated>2008-04-09T20:45:00.801+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='laboratorio autonomo di letteratura   N.2 gennaio 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoTitle"&gt;&lt;span style="font-size: 16pt;"&gt;Gli avvoltoi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoTitle"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;di fabio rocco oliva&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 16pt; font-weight: normal;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Faceva caldo quel giorno, il sole picchiava forte su tutto il deserto, non un’anima, nulla, nessuno osava perdersi in quel posto e le poche rocce disseminate a caso trasudavano dolore, si lamentavano, così come gli avvoltoi in cielo. Già gli avvoltoi. Gli unici a restare in volo, ad abitare il deserto, a rendere movimento ad una fotografia infuocata. Il bisogno di cibo, di una carcassa su cui gettarsi e mangiare, questo e solo questo, era l’istinto che li costringeva a sorvolare quell’inferno. Controllavano il monte vicino al deserto, solitamente un buon posto dove sfamarsi, e giravano in circoli, veloci e affamati. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Nella città vicino al monte tutto procedeva come sempre: i mercanti urlavano la qualità della loro merce, bestemmiavano il sole per l’eccessivo calore e per distrarsi cantavano, facevano baldoria, bevevano qualsiasi cosa per rinfrescarsi. Le donne, invece, più caste e pudiche, trasportavano litri di latte fresco per i figli, lanciando un’occhiata alle cianfrusaglie sparse ovunque. Quei piedi scalzi alzavano polvere, molta polvere, perché la strada era soltanto sabbia e bruciava violentemente. Nessuno osava soffermarsi a lungo in un posto, il calore rendeva tutti stancamente frenetici, diventava un obbligo muoversi, una sopravvivenza forzata. Di questo sicuramente gli avvoltoi ne ridevano e volavano, volavano. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Alcuni, i benestanti del posto, erano riusciti a costruirsi dei giardini rigogliosi d’alberi e frutta, altri, i più furbi, potevano vantarsi d’avere anche un pozzo, estremo bene di lusso e se lo tenevano ben nascosto, come un segreto in casa, mentre fuori i cani s’accasciavano per l’arsura e avrebbero sbranato Pilato in persona per un po’ d’acqua. Ma non tutti soffrivano, non tutti affannavano, i bambini per esempio; quelli si trovavano una piccola stradina all’ombra, dove non era possibile alcuna attività, dove non si potevano guadagnare soldi, e l’unica cosa possibile era proprio quello che facevano i bambini: disegnare con un ramoscello misteri d’ortografie, accovacciati l’uno vicino all’altro. I loro genitori che non avevano meglio da offrire, erano costretti a tenerli per strada, e intanto sognavano giardini, ci figuravano la vita in un giardino. Alcuni ne avevano visto uno e raccontavano storie meravigliose: amanti sotto l’ombra di un albero, uomini a discutere d’affari, banchetti e musica. Chiunque ne avesse avuto uno lo avrebbe reso, di certo, il giardino più bello di tutta Gerusalemme. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Intanto, gli avvoltoi non ne volevano sapere di scendere, non vedevano nessuna carogna da mangiare e il monte, sorreggeva solo croci vuote e nient’altro. Allora non restava altro da fare per loro che volare e osservare i giardini, e attendere il momento migliore. Sapevano benissimo, però, di non potersi aspettare un buon pasto da tutti i giardini, infatti, uno solo, proprio ai piedi del monte delle croci, non offriva nulla di buono: solo foglie secche e alberi morti. La vita, per loro, come ogni abitante della città di Gerusalemme, era altrove, non lì. Nessuno osava soffermarsi e a nessuno saltava in mente di scoprire chi abitava quel giardino. I bambini erano stati educati a starne alla larga e a non curiosare, così come i mercanti avevano perso la speranza di poter vendere qualcosa in quella dimora abbandonata alla decadenza. Tra le foglie secche, la polvere e il grigio consumato delle mura, qualcuno nonostante tutto ci viveva.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;C’erano pezzi di legno abbandonati e sparpagliati ovunque, chiodi arrugginiti, martelli rotti, tutt’intorno ad una sedia in legno, l’unica cosa sulla quale valeva la pena soffermare lo sguardo, poterci immaginare qualche forma di vita, una storia, un’avventura. Ma solo su quella sedia, perché una donna avvolta in una tunica nera, composta, con la testa china racchiusa in un cappuccio anch’esso nero, sedeva come fosse una statua. Sembrava guardasse le proprie mani che aveva strette tra le cosce, mentre numerose foglie secche le circolavano intorno. Non poteva uscire dal quadrato del suo giardino e tuffarsi nelle aggrovigliate strade della città di Gerusalemme, era costretta in quell’angolo di mondo dal Monte Calvario, immenso che le sbarrava la strada verso il deserto. Il suo ricordo s’era trasformato in quella montagna, ed era diventato allo stesso modo pesante e immutabile. Lei sembrava non curarsi di nulla, nemmeno degli avvoltoi. Prese a stringere la veste con le mani tremanti, osservò quelle mani. Adesso erano rinsecchite, le vene gonfie rendevano la pelle carta stropicciata, le unghia rotte erano cadenti. Se le guardava adesso ricordandosele bianche e splendide. Non seppe che farsene di quel ricordo e lo accantonò, quelle mani le dicevano che il tempo era trascorso e ne era trascorso tanto dopo quel maledetto giorno e a lei spettava solo l’impossibilità di muoversi e l’attesa, seduta su quella sedia che era l’ultima cosa rimasta integra dopo che le guardie di Pilato entrarono in casa sua a distruggere ogni cosa. Lei era proprio su quella sedia quel giorno, come lo era adesso, e assistette alla furia delle guardie romane incitate da un folle centurione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Quel centurione era Marco l’Ammazzatopi, un gigante, grasso e con il volto sfigurato dagli innumerevoli combattimenti nelle arene contro i leoni, e per i campi di battaglia contro altri ammazzatopi. Cicatrici e bestialità avevano reso quel centurione un sadico, disinteressato al fine delle sue incursioni, interessato soltanto alla scelta della modalità più perversa per distruggere tutto ciò che gli capitasse sotto mano. Era una furia, un demonio in terra. Quando entrò nel giardino, quel giorno, non badò a nulla solo a distruggere e a calpestare ogni cosa, dimenticandosi di dover trovare qualcosa, qualche prova per incriminare il figlio di quella donna. Lei restò seduta su quella sedia per tutto il tempo del saccheggio e oltre, paralizzata, tranne un giorno o due: quando seguì il figlio verso la lunga via che porta al Calvario. Solo quel giorno s’alzò e valse per tutti gli altri giorni non vissuti. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Si promise di non mettere più piede per le strade di quella maledetta Gerusalemme, non voleva correre il rischio di ripercorrere quella strada. In realtà ogni strada le ricordava quel giorno, ogni persona era un’unica persona, anche i bambini, tutti indistintamente erano la folla indemoniata che quel giorno insultò suo figlio e lo portò al monte delle croci. Era stata in giardino a sistemare, a rassettare le ultime cose, a cibare le colombe, seduta su quella sedia. Adesso il sole trapassava il vetro delle finestre, segno che s’avvicinava il pomeriggio, e la donna si sentì anche lei trapassare lentamente dal sole, da quella luce. Ebbe caldo, ma tutto svanì nel nero della sua tunica. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Poi, improvvisamente, gli avvoltoi cominciarono a folleggiare per tutta Gerusalemme, urlando e scalpitando, avevano fame e non avrebbero atteso a lungo. Un vocio infernale s’accumulava per le strade, i bambini furono nascosti, i mercanti chiusero in gran fretta le botteghe, i musicisti misero a riparo gli strumenti e tutti corsero verso la strada principale che si distendeva lungo tutta la città per giungere al Monte che inghiottiva il corpo d’Adamo (questo lo ricordavano solo pochi anziani, per tutti era il Monte delle Croci). Le voci entrarono nel giardino della donna riscaldandola più del sole, facendole ribollire la sensazione di ricordi assopiti nella sua solitudine. La gente correva ed urlava per le strade, ognuno voleva essere in prima fila per assistere allo spettacolo, gioivano, si muovevano con enormi otri di vino e quelle voci… erano troppo assordanti e stridule: non aveva senso suonare, alla musica ci pensavano i romani con il loro metallo, le pinze, le fruste. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Tra la folla spiccava l’Ammazzatopi, con la lancia, il martello e un mantello rosso sangue e rideva come un ubriaco. Tutti lo incitavano, lo conoscevano ormai da anni, era temuto e rispettato in tutta la città e nei dintorni: al suo passare più timore che se passasse Pilato o Erode. Era decisamente l’attrazione di quel giorno di festa. Giganteggiava su tutti, col suo cavallo bianco e il gatto nero. A caso lanciava frustate, sputando addosso a tutti. L’abitudine a quella figura non aveva affievolito il timore della folla ma anzi lo accresceva, ora la curiosità divampava, tutti volevano vedere adesso cosa si sarebbe inventato quel centurione. Pensavano, dopo l’ultima volta che lo avevano visto all’azione, che gli era impossibile progettare qualcosa di più orribile. Ma Marco l’Ammazzatopi riusciva sempre a meravigliarli tutti con estrema facilità. L’inseparabile gatto nero poi… grosso e con due occhi di brace. Quello faceva più paura d’ogni altra cosa. Correvano storie magiche su quel gatto che scendeva dalla sella e che portava al padrone, ogni volta che tornava, sempre qualcosa di diverso e soprattutto d’appetitoso. Le vittime preferite del gatto erano gli storpi, perché sapeva che non potevano sfuggirgli e che quindi poteva giocarci come voleva. Così se ne stava sul cavallo e osservava i condannati, ma a loro non faceva nulla, quelli spettavano a Marco e agli altri soldati, lui si consolava con la folla. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Gli avvoltoi giravano in cielo sempre più nervosi, odoravano cibo. La folla urlava e per compiacere il centurione ondeggiavano il pugno in cielo, infilando il pollice tra l’indice e il medio. Questo gesto i condannati lo vedevano e se ne vergognavano, trattenevano le lacrime ma il sangue colava a fiotti, mentre la folla urlava a perdifiato per tutta Gerusalemme, cosicché ogni angolo era raggiunto da quelle urla disumane. La donna ebbe un tremito, aprì gli occhi di scatto e pianse. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Quella donna piangeva sulla sedia e da lì poteva vedere benissimo i volti di tutta la folla che incitava, poteva vedere la polvere della strada alzarsi, e sapeva cosa gli avvoltoi aspettavano. Riusciva a sentire la folla urlare, capire a che punto fosse la processione, in che angolo della città si trovassero e cosa sentivano i condannati e le famiglie. Pianse lì, adesso, su quella sedia come nel giorno bestemmiato ogni istante nei suoi ricordi. Come ora piangevano altre donne che salivano a monte e s’accovacciavano ai piedi della croce. Lei pianse sul Calvario tutto il giorno soffrendo il caldo, maleodorando, infastidita dai commenti perversi delle guardie, e si dannava per suo figlio sulla croce. Adesso il cielo s’imbruniva, qualcosa lasciava credere che potesse piovere e un vento s’alzava, non come quel giorno che la città era solo fuoco. Anche ora, come nel giorno della crocifissione di suo figlio, due donne erano sotto la croce centrale e piangevano la povertà, l’amore di dio, la gloria eterna, la ricompensa e la giustizia. A lei correvano lacrime su tutto il vestito e sul seno, inondando il giardino. Pensò di correre verso il calvario ora, ma la pioggia cadeva forte già da un pezzo e non se n’era accorta, e un gruppo di serpenti mansueti erano lì a sbarrarle la porta. Udì un urlo provenire dalle croci, un urlo di un crocifisso che la stordì e ricadde. S’era appena concluso tutto, nuovamente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;In fondo è solo una passione e nient’altro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Pianse disperandosi sulla sedia e le lacrime coprivano tutto il giardino, le foglie galleggiavano sospinte dal vento. Le donne al monte si disperavano sotto la pioggia e i condannati calarono il capo. Il sangue cadde a terra ai piedi della croce e fu raccolto in un calice fatto subito sparire. Adesso gli avvoltoi diventavano nervosissimi e s’avvicinavano sempre più a quelle carcasse. Maria, una delle donne ai piedi della croce, corse via andando a rinchiudersi in un giardino, dove accovacciarsi e piangere e bestemmiare. Gli avvoltoi quel giorno mangiarono della carne umana dal sapore diverso, e sazi fuggirono verso il deserto, pieni di vitalità! L’altra donna stringeva ancora la tunica tra le mani e pianse lacrime più dure, le sentiva cadere sui suoi piedi e se li vedeva graffiati, erano dure e taglienti, erano pietre rocciose, mentre le ginocchia erano piene d’acqua, per la pioggia, per le lacrime. Anche Maria cominciava il suo pianto, adesso, forte, e per tre giorni pianse senza fermarsi come l’altra donna, sotto il cielo che nascondeva il sole e faceva cadere tanta pioggia. Le loro lacrime presero ad indurirsi e scivolarono nell’enorme masso che i soldati romani piantarono per chiudere il sepolcro dei figli. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Le donne non andarono mai lì a vedere quel masso, pesante e pressate. Il sepolcro era fuori città, dove si vedevano gli avvoltoi scomparire nel deserto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;Un soldato romano era seduto sul masso che serrava il sepolcro, aveva il compito di non permettere a nessuno di aprirlo. Restò ad osservare a lungo tutta la città, immaginando cosa potesse succedere adesso dopo l’ennesima morte nella città santa di Gerusalemme. Si voltò e si rivoltò all’infinito, perdendo ogni volta pezzi del suo abbigliamento e di sé. Immaginava e fantasticava, rigurgitava ogni cosa quell’uomo su quell’enorme masso che chiudeva i morti. Lo accarezzava di tanto in tanto come a chiedergli qualcosa, come se fosse il teschio di tutti i morti del sepolcro. Lo sguardo proteso verso il deserto. Riusciva nel suo tacito lavoro di guardiano, a immaginare vivi tutti i morti, tendeva l’orecchio verso il masso e li sentiva sussurrare ad uno ad uno la loro vita. Non poteva alzarsi e fuggire era diventato lui stesso il masso e quanto dentro fosse conservato. Gli fu chiaro che avrebbe potuto correre all’infinito, ma non gli sarebbe mai riuscito allontanarsi dal minerale immobile. Calò gli occhi da qualche parte, arreso, e finirono per visionare che era solo una passione e nient’altro, che le donne non andarono mai lì a vedere quel masso pesante e pressante – Ammazzatopi – Adamo – maleodorando - gli avvoltoi - le croci - stringeva ancora la tunica tra le cosce - il gatto nero - mangiarono carne diversa - un soldato romano a pezzi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Chiuse il quaderno che aveva avuto per tutto il tempo tra le mani, con forza. Di fronte a sé c’era solo deserto, sconfinato e giallo. Non c’era nient’altro. Io stesso fui Gerusalemme e Maria? Io stesso fui il Calvario e il soldato romano? E il masso e il crocefisso? Fui io uno degli avvoltoi? Sentì d’essere un enorme segno ortografico. Non ricordava assolutamente perché aveva quel quaderno tra le mani, era sicuro che un tempo erano solo fogli bianchi e nient’altro. Poi successe qualcosa che adesso non ricordava. Era pieno simboli che s’erano poi trasfigurati in immagini nella sua mente, s’erano trasformati in segni reali, s’era trovato egli stesso tra loro. Tutti i morti erano ancora conservati nel masso su cui sedeva e vi scorse altre infinite forme di vita, figure ignote e opache, mostri da fattezze reali. Tutti oscillanti, non fissi, solo ombre che avrebbero cambiato la forma in base alla scelta della luce. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Confusi i morti con i vivi, non li distinsi più. Da quel momento in poi ho sempre l’orecchio teso ad ascoltare le loro storie e a collegare i fili dalla memoria all’immaginazione. Quel masso sono io, e mi stancai d’essere un soldato romano. Vidi gli avvoltoi in cielo che mi offrivano le loro penne, così tesi la mano e n’afferrai una e l’osservai a lungo cercando di decifrarne la simbologia. Gli avvoltoi scomparvero nel nulla e non mi fu più possibile distinguerli con chiarezza, forse perché sono un avvoltoio anch’io, ho bisogno anch’io d’una carogna per poter vivere. Ma non me lo ricordo, non so dirlo con certezza. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Mi sono chiesto per secoli cosa avrei potuto fare con quella penna che gli avvoltoi mi donarono, ma di fronte a me c’era solo il deserto e nessuno mi poté dare una risposta. E per molto tempo ho osservato il deserto che mi inglobava e m’assaliva, non capii che cercava di parlarmi. Ero solo, non c’era uno specchio in cui guardare me stesso dall’esterno. Allora fui costretto a convivere con il deserto. Aprii il quaderno, e vidi che era lo stesso simbolo di quello che avevo di fronte, e vidi ponti e nodi attraversare tutto lo spazio intorno a me, dispiegandosi tra il deserto e il quaderno. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Mi accorsi che avevo dimenticato di ascoltare le voci all’interno del mio masso, così dopo secoli e secoli decisi di riascoltare il mistero degli abitanti del masso. Riguardai la storia della crocifissione e mille voci, di me e dei morti, mi dipingevano ponti e nodi. Mi rallegrai della potenza dell’immaginazione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Mi ritrovai, mio malgrado, dopo ancora molti secoli, impedito nei movimenti per aver accumulato, questa volta, troppi nodi e ponti. Decisi di scioglierli e cominciai a catalogarli, a cercare di afferrare qualche nodo e liberarlo. Li tastavo e non potevo fare a meno di constatare che erano lì da un pezzo, e che adesso avevo deciso di renderli visibili. Mi trovai con uomini illustri e famosi, mi imbattevo in discussioni animate sul destino di altri uomini che volevano entrare in altri destini. I ponti nel deserto mi consentivano di viaggiare velocemente e agevolmente nel tempo e nello spazio, facilmente mi spostavo dall’america latina all’egitto, e reputai opportuno creare un punto fisso dove poter cominciare a catalogare i nodi del tempo. Mi recai a Betlemme e lo scelsi come punto 0. Decisi la nascita di un bambino avvolta nel mistero come punto di riferimento, v’inventai una grotta, lo feci morire dopo non molto tempo. Mi era stato necessario solo per trovare un inizio, poi mi figurai un masso e il destino di mille storie che erano fili intrecciati e ponti. Mi fu così possibile, grazie al punto 0, muovermi con un punto di riferimento. Ricordo che mi rallegravo per aver inventato una storia che potei datarla lunga un paio di millenni. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Vagai nel deserto, ancora con il mio masso, a cercare di sciogliere nodi e vedere dove portavano i ponti. Rividi gli avvoltoi e mi ribadirono che la loro vita era legata alla morte e al dolore. Li rividi mangiare ancora dei morti, e rividi ancora donne piangere. Non compresi subito perché le forme di quella processione erano diverse dalla prima processione a cui assistetti, eppure tutti gli elementi erano uguali. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Intesi tutto e andai lontano. Vagai ancora, e nel buco che avevo fatto al mio masso (ricordo che era un secolo in cui non accadeva nulla, ero annoiato e arrabbiato e me la presi con il masso), vidi quella storia trasformarsi infinite volte. Si allargava e restringeva, mutavano i nomi, mutavano i luoghi. I ponti erano sempre più agevoli e potevo muovermi ancora con velocità tra un secolo e l’altro, tra una regione e l’altra. Mi accorsi che ormai i miei piedi giravano in circolo, che avevano sempre girato in circolo. Non c’era via d’uscita, nonostante i secoli passassero e mi muovessi su infiniti punti di una circonferenza, non ero mai riuscito a poggiare i piedi sullo stesso punto. Tutti i punti hanno lo stesso odore e la stessa consistenza, lo stesso colore e la stessa storia, tutti i punti sono diversi tra loro. Esistono infiniti punti, infinite combinazioni di punti nella circonferenza del deserto, mi risultò impossibile distinguerli. I nodi e i ponti mi apparvero come punti della circonferenza.&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Mi sedetti, stanco di immaginare e cominciai a ricordare tutto quello che&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;avevo fantasticato. Ero solo e ciò mi spaventò, mi sentii solo e non vidi più altri segni ortografici per molti secoli. Allora sul sasso mi ritrovai ad osservare il quaderno e la penna d’avvoltoio. Volevo fermare i segni sul quaderno per paura di morire, per potere costruire lo specchio in cui osservarmi. Allora lasciai scivolare la penna d’avvoltoio sul bianco del foglio, ma non succedeva nulla, si intravedevano solo delle strisce trasparenti. Provai e riprovai innumerevoli volte. Durante i lunghi viaggi tra una regione e l’altra, tra un secolo e un altro secolo, avevo smarrito l’inchiostro. A dire il vero lo accantonai in un qualche luogo in un tempo&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;che non posso ricordare. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Mi guardai intorno e c’era il deserto. V’immersi la penna e vidi che colava inchiostro. La storia è una combinazione di segni ortografici, di ponti e di nodi. Ogni attimo è una storia di segni che si costruiscono. Ogni segno che rappresento è il vestito di un’infinita serie di nodi e ponti che abitano il deserto. Il deserto è popolato d’infinite combinazioni di ponti e nodi.&lt;span style=""&gt;           &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-7634561445307201803?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/7634561445307201803/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=7634561445307201803' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/7634561445307201803'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/7634561445307201803'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/gli-avvoltoi-di-fabio-rocco-oliva.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-7474484895954776972</id><published>2008-04-09T20:43:00.004+01:00</published><updated>2008-04-09T20:44:30.048+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='laboratorio autonomo di letteratura   N.2 gennaio 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 16pt;"&gt;Alle 6:44&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;di delio salottolo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 16pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;I&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;‘Ma che bel pezzo di figliola’ gridava grasso il dott. Tronchese. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Il suo volto molle e burroso si contraeva in continue smorfie. La stanchezza e la libido lo fiaccavano e lo rendevano ancora più indecente. Un personaggio così in vista, un uomo che -permettete- si è fatto da sé ridotto così: con la camicia sbottonata, i capelli scompigliati. Poche persone possono dire di averlo visto in quello stato indecoroso. Lui, il dott. Tronchese, che amava apparire, che amava la posizione che si era conquistato con una volgare ma educata ascesa sociale. Lui, il dott. Tronchese, grasso e simpatico, si trovava in una situazione inaccettabile. Si trovava a camminare in una strada che sicuramente non aveva mai visto prima, ma nonostante ciò gli era realmente familiare. E poi vi era quella fanciulla, delicata e gentile, eterea e sorridente che sfuggiva con una grazia morbida e vellutata alle avances; non che ci volesse molto a sfuggire a quell’uomo grasso di sé e pieno di ogni ingordigia. Sfuggiva ma con un fare particolare. Faceva avvicinare l’esimio, poi con uno veloce scatto felino si allontanava nuovamente. Tutto ciò non faceva che aumentare la libido del nostro dottore. Che affannava e sudava; era costretto a fermarsi, a riprendere fiato. A permettere al sangue di fluire tra i vari cumuli di colesterolo che ingombravano le vene e le arterie. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;La situazione, quindi, era strana. E, chiariamoci, un personaggio del ‘calibro’ del dott. Tronchese non si sarebbe mai potuto permettere di inseguire una fanciulla tanto delicata. Era solito, però, puntare i fari sulle donne esotiche e sempre straniere che era solito scegliere su uno dei marciapiedi da lui preferiti. Il palcoscenico dell’amore aveva per lui un volto esotico e illuminazione da bidoni bruciati. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Il dott. Tronchese non si sarebbe messo ad inseguire quella delicata fanciulla, o a gridare in quel modo se non fosse stato in un sogno. Il suo rango conquistato con tanto ‘sudore’ glielo vietava. Di fatto, quindi, il dott. Tronchese si trovava a letto ma sognava una bella ragazza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;‘Vieni qua’ continuava volgarmente. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;E rimaneva stupito del fatto che quella donna non avesse un viso definito o perlomeno lui non riusciva a fissarlo e a descriverlo. Notava solamente un ghigno non feroce forse appena malizioso; poteva sembrare anche una provocazione. Prese a correre. La inseguì. Per molte strade. Alcune gli sembravano quelle che era solito percorrere con la nonna, quand’era bambino. La nonna, forse l’unica donna che lo avesse amato. Altre gli ricordavano paesaggi dell’adolescenza, altri viaggi fatti nella maturità. E le strade che attraversava si trasformavano di passo in passo. Veniva scorto da volti familiari ed unici. Gli si paravano dinanzi persone che aveva incontrato nella sua vita. Colleghi, amici, in generale tutte le persone che aveva costantemente tradito. Il sudore lambiva la sua fronte. Il cuore sembrava affaticato. Lei sembrava ora più vicina, ora irraggiungibile. Con un ultimo sforzo, però, la raggiunse. Il cuore e il pene sembravano stare per esplodere. Le strappò quel velo di dosso e rimase violentemente colpito dalla perfezione di quei glutei marmorei.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Il cuore del dott. Tronchese si fermò dopo un lungo sussulto alle 6:44 del giorno 3 novembre 2004.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;‘Cosa mi succede? Non riesco a respirare’. Il poverino gridava aiuto. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Credeva di gridare aiuto. Lo sforzo alla ricerca della bella donna, quella corsa affannata, avevano debilitato il suo cuore malato. Cominciò a piangere. Non riusciva a capire se ciò che provava era del sogno o della realtà. Sentiva quel calore feroce salire dal braccio sinistro e invadere senza pietà il lato del cuore. Non rivide la sua vita come in un film. Assolutamente. Ripensò a quegli occhi che stroncarono ogni sogno da adolescente, ripensò a quello che aveva fatto per quarant’anni. Fu un attimo. Il pensiero fu capace di dilatare il tempo e i particolari si fecero più chiari. Il cuore cominciava a fermarsi. Il cervello non era più irrorato continuamente dal sangue che pretendeva. Il pensiero si annebbiò. –…Ho gettato tutta una vita a fare l’imperatore in un misero sottocentro C.A.F….-. Questo, forse, fu il suo ultimo pensiero. No: fu la consapevolezza certa ed ineluttabile che la morte è il punto in cui il discorso si chiude definitivamente. Aveva provato ad allungare quell’ultimo attimo attraverso il pensiero. Non vi era riuscito. Non aveva la forza mentale, non aveva grandezza d’animo oppure soltanto un ricordo che gli permettesse di dilatare l’ultimo attimo prima della caduta. La sua vita stava finendo quel giorno. Inesorabilmente. Senza pietà né rancore. Non chiese perdono per i suoi peccati. Non era stato neanche un buon cristiano. Era convinto, di quella convinzione ipocrita che quella donazione annuale gli bastasse per ascendere all’Empireo. In realtà non si era posto mai realmente il problema. Poverino, morì triste e desolato, come aveva vissuto. Almeno non ci aveva mai pensato. Ora era certo. Era tutto finito. Tutto. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ed il buio e l’assenza di tempo e spazio lo liberarono da quel fremere ridicolo e convulso che è il corpo che lotta con la morte. E la sospensione della caduta lo avvolse definitivamente senza più alcun appiglio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 16pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;II&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;-Poco fa erano le 6:44. Posso rimanere a letto altri venti minuti. Cosa stavo sognando? Ah sì, il fiume. Che bello che era. E poi, il corso Vittorio Emanuele. ‘Bisogna girare il secondo fiume a destra’. Ma chi è che parla così?- ‘Nuovo agguato di camorra. Il pregiudicato Salvatore Masiello è stato raggiunto dai sicari mentre si recava in pizzeria con la moglie nel rione Scampia…’-Perché accendono la radio di notte?-&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Driin. Driin.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Lei si alzò dal letto distrutta. Vide l’orario. 7:20. Capì che doveva prendere il caffé. Era incapace di intendere e di volere. Fortunatamente lo trovò sul tavolo già pronto. Caldo ma non bollente. Un sorso lento e un altro veloce. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Di corsa in bagno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Quello era il suo momento unico. Era capace di fissarsi per dieci minuti allo specchio. Cercando chissà cosa là dentro. Era il suo momento unico, non voleva essere disturbata da nessuno. Attendeva la mattina soltanto per quel gesto di intimità con se stessa. -E’ il momento di stare sola con Io-. Pensò, poi, a quel sogno nebuloso che l’aveva accompagnata per tutta la notte. A quel fiume. Forse aveva sognato anche il dott. Tronchese, il capo, ma non lo ricordava. -Dovevo sognare pure quel bastardo. Che schifo di mattinata-.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Corse a vestirsi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;‘Dov’è il pantalone?’. –Ah sì, a lavare.-. Metto quest’altro. Il reggiseno. Quello di ieri. -Non ho tempo per cercarne un altro-. Le calze. Le scarpe.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Prese la borsa e le venne a mente di non essersi truccata. Non fa nulla. Tanto…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Da lontano vide arrivare la cumana. E con l’ultimo scatto riuscì a raggiungerla un attimo prima che si chiudessero le porte. Quella delle 8 poi. Fortunatamente sapeva che dal terzo scompartimento scendevano tutti i ragazzini che andavano a scuola. Preso il posto si dedicava alla lettura del suo romanzo. Qualsiasi fosse era un’immersione lontano. Dai rumori. Dalle confusioni. Dalla puzza. Dalla sporcizia. Dalla negligenza. Dalla tristezza. Dalla ripetitività. Dalla corsa. Dalla cumana.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Arrivata in ufficio come sempre in anticipo accese il computer. E si dedicò alle sue telefonate di routine. Chiamò quella che Lei definiva &lt;st1:personname productid="la Vecchia. Quest" st="on"&gt;&lt;st1:personname productid="la Vecchia." st="on"&gt;la Vecchia.&lt;/st1:PersonName&gt; Quest&lt;/st1:PersonName&gt;’ultima avrebbe potuto sentirsi viva soltanto parlando dei suoi dolori e dell’avvicinarsi della morte. Avrebbe potuto sentirsi viva soltanto raccontando della sua solitudine.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Chiusa questa pratica si dedicò alla colazione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Erano soltanto le 8:19. L’importanza di questa colazione era che –ognuno ha le proprie abitudini- la portava ad andare in bagno. Maniaca dell’igiene eseguiva una pratica complessa. Salita con i piedi sul bordo della tazza, confidando nei muscoli delle gambe oramai potenziati da&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;anni di allenamenti nei bagni pubblici, e dopo sforzi sovrumani, e dopo aver osservato la propria faccia nello specchio di fronte diventar purpurea, finalmente tornava a lavoro. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Percepiva un’aria strana in giro. Mancava l’Altra segretaria. Un silenzio irreale riempiva il suo ufficio. Era certamente presto però… Non ci badò più di tanto e si mise a computer a cercare lavoro tramite internet. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Si fecero le nove. –l’Altra sicuramente starà scopando col capo Perlomeno non si faranno vedere e sarò libera di non fare nulla oggi-.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ed invece…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;L’Altra entrò di corsa, con le lacrime agli occhi dicendo che il dott. Tronchese era morto per un attacco di cuore. Sembrava disperata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;-Lacrime di coccodrillo- pensò Lei. E si stupì di questo pensiero così volgare di fronte alla morte di una persona.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;La giornata trascorse nella foschia più profonda. Non una parola le uscì dalla bocca. Non un pensiero davvero reale la sua mente costruì. Entrò in uno stato di torpore che durò esattamente quanto l’orario di lavoro. Benedisse il computer ed internet che le impedirono di pensare per tutta la mattinata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 16pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;III&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Quel giorno all’uscita da lavoro non fece la solita corsa a casa. Quel giorno si sentiva stanca. Di correre. Troppo stanca per correre a casa. A riposare anche questo di corsa. Sarebbe potuta andare da Lui. Ma non ne aveva voglia. Non aveva voglia di dover fare qualcosa. Non voleva correre e non avrebbe corso. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;I suoi passi attraversavano lenti la strada. Si meravigliava di quel suo incedere. Pensava. Pensava a quando era stata l’ultima volta che aveva avuto quella sensazione di leggerezza e calma. Pensava. Pensava a quanta era la velocità che apriva brecce nella quotidianità. Pensava. Pensava al dott. Tronchese e a quale era la smorfia nel punto di morte. O a come lo avessero agghindato per l’ultima apparizione in pubblico. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Cercava di ripercorrere con la mente tutto quello che aveva vissuto che in un qualche modo potesse riguardare la morte. Si rendeva conto che la morte era un qualcosa che Lei aveva sempre vissuto con dolore e partecipazione. Quando L’era morta la vecchia zia aveva sofferto e pianto come non mai. Ricordava quel senso di vuoto e distruzione, quell’infantile rivolta contro Dio e il destino che si erano prese quella persona amata. Pensava a tutto questo. Ma non comprendeva. Per il dott. Tronchese cosa provava? Oppure cosa era giusto provare? Oppure, e ciò Le faceva ancora più male, cosa era obbligata a provare?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Per la strada trovò un bar. Non l’aveva mai notato prima. Era un bar molto piccolo. Intimo. Uno di quei posti che non esistono finché non li si nota per qualche motivo. Uno di quei posti senza storia dove nessuno ci prende appuntamento, frequentato da qualche anziano che non sa come portare a termine il dovere quotidiano nei confronti della vita. Fissò al suo interno lo sguardo, decise di entrarvi per recarsi alla toilette. Poi, però, decise di sedersi a prendere un caffé.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Seduta dinanzi al suo caffé i pensieri le si affollarono nuovamente nella sua testa.&lt;span style=""&gt;                          &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Provò un sentimento di piacere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Il giorno successivo l’ufficio rimase chiuso per lutto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;In realtà come sappiamo fin troppo bene il lutto verso la persona scomparsa è l’ultima grande ipocrisia a cui dobbiamo affidarci. In realtà, purtroppo, non esiste più l’unicità della persona e del suo ruolo o funzione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ben presto sarebbe venuto un nuovo capo, che avrebbe svolto le medesime pratiche, avrebbe portato avanti nel medesimo modo il centro. Tutto sarebbe stato il medesimo di ciò che era prima e di ciò che sarebbe stato poi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Pressappoco i pensieri di Lei dovevano essere questi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;-Pezzi di ricambio. Ecco cosa siamo realmente-. Pensava Lei che giaceva nel letto immobile. Erano le otto del mattino e Lei stava ancora a letto. Era tormentata da alcuni pensieri. La morte del dott. Tronchese aveva creato in Lei una strana sensazione. Comprese che alla morte non segue necessariamente il dolore. Non riusciva a spiegarsi la sua sensazione. Non poteva piangere, ma non riusciva neanche a gioirne realmente. E le immagini le si sovrapposero. Il volto grasso e ridicolo del dott. Tronchese si confondeva con il pianto dei suoi due bambini. Quei poveri bambini. Che&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;potevano sapere e capire del padre! Il pianto infantile si confondeva con il tocco pesante e volgare della sua mano. Quella mano sempre pronta e attratta da spettacoli corporali. Lo aveva odiato in quel momento.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Doveva venirci a capo per poter essere realmente libera.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Alzò la cornetta del telefono e dopo una breve ricerca sull’agendina telefonica compose il numero. L’Altra, dopo un breve ma intenso conciliabolo con se stessa, decise di ridestarsi, e impugnare la cornetta non tanto per sapere chi fosse quello scocciatore, bensì per porre fine al petulante suono di quell’aggeggio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 16pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;IV&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Si incontrarono in un bar.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Il bar fu scelto da Lei. Era il bar che il giorno precedente aveva manifestato la propria silenziosa esistenza e aveva accompagnato le sue riflessioni e pensieri. Era un bar, quel bar, realmente inesistente, frequentato, o per meglio dire abitato, da gente inesistente. Gli abitanti erano perlopiù anziani, esattamente gli stessi del giorno prima e del giorno dopo, che non poterono non accorgersi dell’ingresso di due giovani donne, vagamente in carriera, che erano indubbiamente una razza rara in luoghi del genere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;L’Altra, intanto, si guardava incontro e contraeva il viso al ritmo dei commenti borbottati dagli anziani. Si chiedeva come una donna del suo ‘livello’ potesse ritrovarsi in un luogo del genere. Con tutti i bar che ci sono a Napoli! E poi, l’altra cosa che non si spiegava, era il motivo di quell’incontro. Perché proprio Lei le aveva chiesto quell’incontro? Voleva guadagnarci da quella morte? L’Altra non aveva pensato a come girare a proprio favore quella situazione. Si erano sempre odiate. Erano entrate in quella competizione tipicamente femminile. Soltanto le donne riescono a gareggiare ed odiarsi a quel livello. Un rapporto vissuto e visto così dall’Altra. Lei, in realtà, non si era mai interessata più di tanto alla carriera; non sentiva dentro di sé l’idea che lo sviluppo dell’uomo era da considerarsi in base al successo; e che questo potesse giustificare qualsiasi azione. Per questo Lei stava male e non si sentiva adatta a nulla. Sentiva di vivere in disparte. Da sola. In un angolino buio. Cercava semplicemente un svolta, Lei, un lampeggiare nelle radura.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Si sedettero a tavolino.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;La recita prese la solita piega. Un copione già scritto. Forse ormai nel D.N.A. di alcune persone. Piangere. L’Altra prese quasi immediatamente a piangere. Ancor prima che arrivasse il caffé. Questo le toccava fare. Non che non fosse sincera nelle lacrime. Una persona semplice piange facilmente, sinceramente e serenamente. La sincerità, però, ha un doppio aspetto; o, forse, esistono due tipi di sincerità. L’uno seppellisce l’altro. Quello più in superficie impone di piangere in determinate situazioni già codificate. E’ un discorso di apprendimento. Ci insegnano sin da bambini a piangere in un determinato modo e, per essere persone accettabili e amabili, in determinate situazioni. L’Altra non percepiva questa imposizione sottile e sedimentata nella sua persona; però si sentiva realmente infastidita per quelle ennesime lacrime che le dovevano sgorgare come da fonte sicura e non riusciva a spiegarsi il motivo. L’altro livello di sincerità, quello più profondo e nascosto impone una sofferenza più complessa e meno compiaciuta. E’ un discorso naturale. Impone un’acutezza di sguardi ed una reale debolezza che sono realmente rare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;La conversazione continuò ed abitò i luoghi più comuni. Scorazzava tra frasi già dette e sentimenti affettati. Lei si arrese. Aveva provato a porre il discorso in altra maniera. Accennò i propri dubbi. Sembrò soltanto cinica. Non se ne preoccupò per nulla. Fece domande, non ebbe risposte. Parlavano. Non dicevano. Non rimase delusa. Che importava a Lei?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;A dire il vero la chiacchierata non durò neanche più di tanto. L’Altra iniziò a borbottare riguardo a quel bar, a quei vecchi che non facevano altro che squadrarla da capo a piedi. -Vecchi rattusi bavosi-. Ripeteva con una rabbia e una cattiveria che mal si addicevano a quegli occhioni tristi, lucidi e arrossati dal pianto continuo. Certo con quella minigonna, quel trucco pesante; in definitiva poteva anche venire meno in ghingheri per un incontro con una collega. Soprattutto se si parla di morte!, pensava Lei. Disse che doveva distrarsi e per questo aveva preso appuntamento con il fidanzato per andare a fare delle spese. Del resto non aveva un tailleur decente per l’inverno! Lo squillo del cellulare con annesso messaggio fu un suono di liberazione per Lei. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Si salutarono calorosamente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 16pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Conclusione&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Lei, invece, si recò sugli scogli di Bagnoli. Non che non si accorgesse della banale esteticità del gesto: seduta di fronte al mare. Soltanto così, però, si sentiva bene. Trascorse un bel po’ di tempo osservando. Non fissò nessun pensiero reale. Non provò nessuna sensazione in particolare. Godette della propria assenza di forma. Sentì un piacere sottile ed intenso. Brividi le correvano per il corpo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Sorrise al vento e lanciò un’occhiata di intesa al mare. Il cielo si accese soltanto per Lei.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Tornò a casa per pranzo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-7474484895954776972?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/7474484895954776972/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=7474484895954776972' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/7474484895954776972'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/7474484895954776972'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/alle-644-di-delio-salottolo-i-ma-che.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-6694690527759791208</id><published>2008-04-09T20:43:00.002+01:00</published><updated>2008-04-09T20:43:56.537+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='laboratorio autonomo di letteratura   N.2 gennaio 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;h1 style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 16pt; font-style: normal;"&gt;Anacleto&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;di umberto duca&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;Anacleto era un giovane obsoleto. Un errore temporale. Una lieve discrasia nel piano universale delle nascite e delle morti. Un individuo che faticava sempre, sulle spalle, il peso di un centinaio d’anni di scarto, rispetto a quando sarebbe dovuto venire al mondo. Rispetto ad un mondo che avrebbe potuto accoglierlo senza riserve e senza risentimenti. La sorte volle però che Anacleto nascesse, non nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma solo al momento sbagliato, solo questo. Niente di più e niente di meno, Anacleto sarebbe dovuto nascere in un altro momento, tutto qui.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Un momento che volò via e lo scaraventò in un tempo che lui (Anacleto) non riusciva, nonostante tutti i suoi sforzi di giovane obsoleto, a sentire suo. D’altra parte anche il tempo, in cui egli viveva, faticava a sentire quel giovane come una sua creatura, come una&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;parte del suo spirito.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Scherzi del tempo o beffe degli incontri, il che è come dire: “Per un nonnulla non sei venuto al mondo quando avresti dovuto.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Allora, nel millenovecentoquattro, due persone, di cui è meglio tacere i nomi, s’incontrarono e s’innamorarono perdutamente. Ovviamente un uomo e una donna. Naturalmente se non altro. Ecco! Da quest’unione sarebbe dovuto nascere Anacleto. Perché questo non accadde? Perché i due innamorati non diedero vita a quell’Anacleto che avrebbe dovuto essere il frutto del loro idillio d’amore? Perché?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Un errore di valutazione! Se ne commettono tanti, ma ognuno ha la sua gravità e le sue conseguenze che possono essere, com’è accaduto per le sorti d’Anacleto, disastrose e irreversibili. Niente di particolare si direbbe, niente che salti all’occhio più di un camaleonte mimetizzato tra foglie verdi, niente, quello che a volte può sembrare una semplice vicissitudine della vita o un semplice avvenimento privo della più pratica importanza, si rivela però fondamentale per decidere chi verrà al mondo, in quale momento e in quale luogo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Gli ipotetici genitori d’Anacleto del millenovecentoquattro fecero l’amore con qualche ora di ritardo rispetto a quanto stabilito nel piano universale e così…così…non arrivò Anacleto, ma una persona che invece era…era…come si può dire, avanti con gli anni, che parlava di cose incomprensibili alla maggior parte delle persone del tempo. Una persona che, in un certo modo, si sarebbe sentita molto più a proprio agio nel lontano duemilaquattro, più che nel suo millenovecentoquattro. Ecco tutto, adesso mi sembra molto più chiara questa faccenda, vero?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Senza dubbio Anacleto del duemilaquattro, se fosse nato nel suo ipotetico novecentoquattro, sarebbe stata un’altra persona. Nel senso che avrebbe potuto avere diversi connotati fisici, compiere studi diversi, avere passioni diverse…eccetera eccetera…insomma, avrebbe potuto fare qualche cosa di completamente diverso da quello che, sfortunatamente, cercava di portare a termine adesso, nel duemilaquattro, senz’alcun dubbio!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ma lo spirito. Lo spirito, questo sarebbe stato quello dell’Anacleto che vive nel lontano duemilaquattro, quello dell’Anacleto che, adesso, non capisce le donne e che non si capacita di quanto siano stupidi e vacanti i giovani della sua stessa età.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Al suo tempo, novecentoquattro, molte più cose gli sarebbero risultate estremamente chiare, ma nel duemilaquattro…proprio no! Nel duemilaquattro niente gli sembrava chiaro e niente poteva convincerlo di riuscire a vivere dignitosamente una vita che, con lui, aveva scherzato un po’ troppo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ma Anacleto tutto questo non lo sapeva! No! Non lo sapeva! Il solo discorso che riusciva a fare era: “BHA…se nascevo in un altro posto e in un altro tempo forse sarei stato meglio di come sto adesso…BHA…forse non sarei come sono adesso…forse…MMM…se… potevo…” e via dicendo. Quello che sfuggiva ad Anacleto era proprio lo spirito. Si, lo spirito. Il discorso posto nei termini in cui lo poneva, suo malgrado, Anacleto, era privo del benché minimo significato e del più fragile fondamento. Se nasceva in un altro posto e in un altro momento sarebbe stato logicamente un altro giovane adesso. Un’altra persona. Non l’Anacleto con lo spirito d’Anacleto che ha sbagliato (gli è stata sbagliata) epoca. Tutto, in Anacleto parlava di quest’imperdonabile errore, dalle sue mani alla sua voce, dai suoi pensieri alle sue manie. Tutto il suo corpo portava marchiato sopra, a caratteri indelebili, lo spirito di un tempo che è già stato, di un tempo che fu, e di un inadeguatezza sempre mal celata, tutto sommato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ma, per forza di cose, tutto questo che abbiam detto doveva sfuggire al nostro Anacleto, non sapeva e non avrebbe mai potuto immaginare il meccanismo di funzionamento della venuta al mondo delle persone. Così non sapeva di quell’incontro mancato e delle sue conseguenze. Come avrebbe potuto immaginarlo? Su quali basi?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Tutto questo per capire con chi avremo a che fare, per comprenderci, per scoprire chi è Anacleto…ma…MMM…forse…forse è meglio, a questo punto, ascoltare le sue stesse parole, sentire cosa ha da dire…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=""&gt;…confessioni di un giovane obsoleto…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;                                                                                           &lt;/span&gt;…3 aprile/2004…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;-&lt;&lt;…nelle fantasie che mi permettevo da bambino, i miei genitori, sarebbero dovuti morire in un incidente d’auto, di ritorno da qualche festa, e io sarei dovuto diventare un bimbo solo che affronta con coraggio le vicissitudini della vita di allora, di una vita da bambino.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Dico a voi questi miei segreti…che…che…credetemi…mi assillano ancora!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;SI! Non come allora, non come quando ero piccolo e impertinente, non riguardano più i miei genitori…OH NO…non loro, per carità, loro non c’entrano più, adesso, in tutto questo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Riguardano semplicemente me, il mio spirito ed il mio cuore…non so…MMM…come dirvi…come dirvi…SI!…si ecco, mi vedo morto, mi vedo morto, dappertutto, in ogni modo e in ogni luogo. Ghigliottinato alla Luigi sedici o arso vivo come il caro Bruno…insomma, ho frequenti fantasie…sulla…della…per la…mia morte, ecco tutto!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Al mare in montagna in città ed in campagna, sarò già morto più di una dozzina di volte in ognuno di questi luoghi (la campagna l’ho preferita) e in ognuno di essi conducevo una vita, avevo una moglie e dei figli, un lavoro e…tutto, diciamo, e le cose mi andavano bene.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Si, tutto, ma tutto diverso da quello che ho adesso, che qualcuno di voi potrebbe scioccamente giudicar migliore delle mie fantasie. Come per quella da…MMM…ad esempio…quella da…da guardiano dei porci in una fattoria della provincia casertana nel settecento (fu carina, comunque) credo che questo pensereste. Credo che vi sembrerebbe, a confronto con questa mia fantasia, come la migliore vita che si possa desiderare, la mia vita di adesso. Ma io…ma io…NO! NO E POI NO! Non è così, per me! E sembra che nessuno voglia capirlo. Ma cosa posso farci? Che cosa posso inventarmi? Come potrei mentire a me stesso non ammettendo che queste fantasie, come quella dei porci, mi fanno gola. Mi danno un sentimento di vita che io adesso, perdonatemi ma, non trovo. Non trovo!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;E poi, in quelle vite (o morti) che immagino mie, arriva sempre un momento in cui tutto s’aggiusta, tutto scorre liscio come l’olio, momenti in cui o mi tagliano la testa oppure mi gettano al fiume con una pietra legata al collo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Perdonatemi, perdonatemi ancora signori miei, amanti della vita e della realtà.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Chiedo venia ma io…io…io proprio…non riesco, non ce la faccio, non ho la vostra forza (o il vostro stomaco) non ce l’ho, e basta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Come avrei potuto immaginare che quelle fantasie fatte nel mio letto di bambino, appena mi c’infilavo dentro, sotto la gran coperta giallina, poco prima di prender sonno mi avrebbero, secondo quel pagliaccio del mio psicanalista, fatto diventare un giovane uomo con…dice lui…”manie di persecuzione con elaborazioni suicide”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Perseguitato da chi? E perché?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Quando glielo chiedo mi risponde che sono io stesso, sono io a fare tutto da solo. Sono io che mi perseguito da solo, come un cane che si rincorre la coda, (che stupido). Secondo lui? Mi ascoltate? Così crede quel pagliaccio! Così merita d’esser chiamato, che stupido!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ma io lo so che non è così, lo so che le cose non stanno come vuol darmi ad intendere…anzi…proprio…bè…veramente…sinceramente non lo so, ecco, non lo so. A voi lo posso dire senza riserve, per fortuna non mi date strani consigli come quel pagliacc…OOOH, BASTA!…non lo voglio più nominare neppure, basta!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Si, vi dicevo che non lo so, è vero è vero, non lo so ma…ma lo sento, lo sento forte e chiaro, non so dove e non so come ma lo sento che non sono un cane impazzito. Sento che c’è davvero qualche cosa che non mi torna, qualcosa che non quadra, nella mia sciocca vita. Qualcosa che non mi è stato detto. Lo sento ed è pesante!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Che cosa credete? Credete che io corra nelle mie fantasie di morte o di vita che siano, per scappare dalla realtà? Perché ho paura del mondo e di affrontarlo? Per sgattaiolare fuori dalla realtà e rifugiarmi nel mio, di mondo?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;NO! NO! Come ve lo devo spiegare? Non è così e non è così, semplice.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Io, continuo a sentire che sotto sotto, sotto la mia vita, c’è un imbroglio senza limiti, senza fine, un’oscura necessità che ha preteso il mio corpo ed il mio spirito lontani da qualche cosa… non so …lontani da un luogo…forse…lontani da un tempo…forse, ancora…chi lo sa! Chi lo sa? AH, se fossi nato in un altro posto chissà cosa e chi sarei adesso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ehi…un attimo…come al solito…si, ascoltatemi. Perché secondo voi ho parlato di un “oscura necessità”? Perché? Ditemelo vi prego! L’ho detto e non me ne sono ravveduto, come al solito, m’è caduto dalla bocca come se l’avessi vomitata quella necessità. Diavolo! Parlatemi vi scongiuro, è quella parola –nacessità- che ogni tanto pronuncio senza accorgermene, necessariamente, che mi convince, che mi sincera della mia opinione e che mi fa pensare sempre più che davvero non sono quello stupido cane. OH, STUPIDO CANE!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Mi fa invece pensare tutt’altro, si, che qualcuno o qualcosa abbia attentato alla mia vita e fatto in modo che l’inganno si celasse in ogni mia parola, in ogni mio respiro in ogni mia carezza e in tutti i miei baci. Oh, come amo mia moglie, tutto sommato, come l’amo. Tentai di farle capire, di illustrare lei questi miei sconclusionati (a detta del pagliaccio) pensieri. Ma non so! Niente, non sembrava aver inteso…ma io…io insistetti e più di una volta, da allora, provai e riprovai a dirle quelli che con tutta sincerità credo i motivi delle mie incongruenze tra la vita che vivo e quella che morendo, nel mio spirito, immagino. Ma credo che gia abbiate inteso, e bene, verso qual esito mi condusse, e mi conduce tuttora, questa mia caparbietà. A nulla. Nonostante questo lei è l’unica che fa battere il mio cuore. Mi permette di morire e rinascere ogni volta, ogni giorno, ad ogni mio pensiero e ad ogni mia lapidazione o flagellamento. Ecco tutto di mia moglie.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ed io? Io? Io…io…a chi…a chi ritorno così tanto d’aiuto? A lei? Non credo! A chi? Non lo so…non lo so…e non lo so! A qualcuno che non ho ancora incontrato? Al mare? Alle stelle? A tutta la comunità umana? Al circolo di bocce dove andrò a finire superati i sessantacinque? Oppure solo a me!? Oppure proprio a nessuno!? Come potrò rispondermi? Come?… &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Al circo…EHM…scusatemi chiamo circo l’ospedale psichiatrico dove lavora il pagliaccio che dice di tenermi in cura…al circo, dicevo, non incontro mai nessuno come me, si come me, nel senso che faccia i miei stessi pensieri, almeno qualcuno, mi accontenterei di uno. NO! Niente non ce ne! Cosi passo il tempo d’attesa tra un numero circense (visita) e l’altro guardandomi circospetto tutt’intorno oppure leggendo quelle sconclusionate riviste da sala d’attesa di uno studio medico. Mai che facessi quattro chiacchiere con uno che ha le mie stesse domande. Un giorno figuratevi riuscii addirittura a scoprire, su quelle riviste, che mangiando mezzo chilo di carote al giorno avrei potuto evitare la caduta dei capelli. Troppo tardi! Comunque se m’avessero detto una cosa del genere avrei pensato che tutt’al più sarei diventato un cavallo oppure un coniglio che con le carote è ancora (per ora) più avvezzo del cavallo. Peggio per lui, al cavallo, perderà tutti i capelli…EHM…la criniera.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;Ecco, sta arrivando. Ma non adesso…perché?…proprio adesso che parlavo così loquacemente con voi…anche quest’altra…anche questa ci voleva adesso, si, anche questa…diamine…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Perdonatemi ma m’è venuta in testa una delle mie fantasie. M’aspettate un attimo? Uno solo. Lasciatemela pensare senza la paura di non trovarvi più qui al mio ritorno. Vi scongiuro. E’ questo, per me, il momento più bello e dolce di tutta questa mia insulsa giornata. Pochi minuti e Anacleto sarà di nuovo con voi. Pochi minuti, non mi serve poi tanto per morire e poi rinascere…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Non è stato gran che! Mi spiace, non merita nemmeno di essere raccontata questa fantasia, v’annoiereste e m’annoierei. Vi dico solo che mi trovavo nel medioevo e il papa d’allora mi accusava di un grave crimine contro lo Spirito Santo e di mano sua mi lasciava cadere in un gran pentolone di sale del mare, credo, ovviamente senza più indosso la mia pelle. Bando ai particolari…è andata così…per oggi…&gt;&gt;-&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;------------------------------------------------------------------------------------------&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ecco una vita sacrificata in nome del progresso dell’intera comunità umana. Dubbi? Allora, il PIANO UNIVERSALE DELLE NASCITE E DELLE MORTI é molto chiaro e non contempla errori. (secondo la sua logica) &lt;b style=""&gt;&lt;i style=""&gt;Per ogni progresso c’è bisogno d’un regresso.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; Vale a dire: nel millenovecentoquattro nacque, al posto d’Anacleto, un grande e famosissimo uomo di genio, che sarà indispensabile per l’umanità tutta. Diciamo meglio: al posto dello spirito d’Anacleto fu posto uno spirito geniale. (progresso) In questo modo Anacleto, o meglio, lo spirito d’Anacleto s’è ritrovato catapultato oggi, nel duemilaquattro, con un normale “spirito del tempo” del millenovecentoquattro. (regresso) Ecco tutto. Tutto chiaro! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText"&gt;&lt;span style=""&gt;Ma tutto questo Anacleto non lo sa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;------------------------------------------------------------------------------------------&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=""&gt;…illuminazione dei sette giorni…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;                                                                                       &lt;/span&gt;… 10 aprile/2004…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="margin-right: 2.85pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;-&lt;&lt;…sono solo il frutto maturo di un seme che qualcuno ha gettato in terra molti anni fa. Sono il nulla che avanza. Aspetto solo di cadere dal mio ramo per scoprire cosa succederà…&gt;&gt;-&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-6694690527759791208?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/6694690527759791208/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=6694690527759791208' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/6694690527759791208'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/6694690527759791208'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/anacleto-di-umberto-duca-anacleto-era.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-6319167015689932803</id><published>2008-04-09T20:42:00.007+01:00</published><updated>2008-04-09T20:43:27.697+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='laboratorio autonomo di letteratura   N.2 gennaio 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;table class="MsoNormalTable" style="border-collapse: collapse; margin-left: 4.8pt; margin-right: 4.8pt;" align="left" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr style=""&gt;   &lt;td style="padding: 0cm 3.5pt; width: 194.9pt;" valign="top" width="260"&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;BRULICA&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Brulica&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Come miriadi di parole&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;In ogni dove evase&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Solo a stento carpite&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Sotto un faro&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;L’imminente sensazione&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Del confuso&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Goccia Terra Raggio Riflesso&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Pioggia di cera&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Cementifica&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Geometrie di scrosci&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Sul cartone &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;PIOGGIA&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Brulica &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Sotto un faro&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Pioggia di cera&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Solo a stento carpite&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Goccia Terra Raggio Riflesso&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Sul cartone&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Come miriadi di parole&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;In ogni dove evase&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;L’imminente sensazione &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Del confuso&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Cementifica &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Geometrie di scrosci&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;/td&gt;   &lt;td style="padding: 0cm 3.5pt; width: 146.6pt;" valign="top" width="195"&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;GIROTONDI&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Il giro della notte&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Questa notte&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Immobilizza i suoni&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Nitrati dai polmoni&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Ansie&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Come chiodi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Mi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Fissano a impianti&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Sottili&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Costringono alle fiamme&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Respiri Sostanze Profili&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;In contingenze uggiose&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;Di finzioni parallele&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;/td&gt;  &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                    &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                                                           &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                           &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;poesia&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;5&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;rimbombano i volti&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;nel trasfigurarsi crepuscolare&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;migrazioni quotidiane&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;tra metastasi di suoni-fumo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;per le proprie briciole &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;quotidiane&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;s’accartoccia il freddo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;intorno le pietre familiari&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;bulimico scorazzare &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;di doveri orari&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;predicatori muti&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;ma appaiono dolcezze strane&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;scompaiono mestizie irregolari&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;gli occhi di una donna&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 191.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;il mio milleunesimo sogno&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;giacimenti di menzogne&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;pozze di anime rarefatte&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;i miei sguardi in novembre&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;gracchiano contro obelischi urbani&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;la fretta incornicia tele d’amaro&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;parlare detestabile e convulso&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;della nuova intellettuapolide&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;disturbano le blandezze&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;lancinanti fischi a vuoto&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;come frecce poco efficenti&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;soffro ancora d’un sapore&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;soffro ora d’un perpetuo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;stillicidio lento di missioni da compiere&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;detriti olfattivi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;avvolgono&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;rapsodiche malinconie mnemoniche&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;convincono i rami&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;protestano&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;rispondono al fischio del vento&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;nel buio delle campane a volte odo cospirazioni stellari&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;le torri ancora sputano&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;e la terra torrida accoglie&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;lamenti gocce di piombo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;degli alberi di pesco&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;solo il nome&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;forse il ricordo di un colore&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;senso di colpa:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;grave ancora grave&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;l´autunno sotto le mie ferme mani&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 70.8pt; text-indent: 35.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;MALEDETTO&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;table class="MsoNormalTable" style="border-collapse: collapse;" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr style=""&gt;   &lt;td style="padding: 0cm 3.5pt; width: 170.75pt;" valign="top" width="228"&gt;   &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;correndo   ancora&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;sui   carboni ardenti &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;delle   mie notti infami&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;rovisto   &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;nel   mio cranio sigillato &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;sciacallaggio   di ricordi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;son’&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;morti&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;convulsioni   acerbe e pallide&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;/td&gt;   &lt;td style="padding: 0cm 3.5pt; width: 170.75pt;" valign="top" width="228"&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 13.55pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;di cuori dimenticati&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 13.55pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;un grido&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 13.55pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;come arido paesaggio&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 13.55pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;cerco&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm -5.7pt 0.0001pt 13.55pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;ancora un orizzonte asimmetrico&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 13.55pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;rumore e fame&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 13.55pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;ulcere contorte&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 13.55pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;di mondi pianeggianti&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;/td&gt;  &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;di marco luciano&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-6319167015689932803?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/6319167015689932803/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=6319167015689932803' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/6319167015689932803'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/6319167015689932803'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/brulica-brulica-come-miriadi-di-parole.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-1929641030379156169</id><published>2008-04-09T20:42:00.005+01:00</published><updated>2008-04-09T20:42:53.991+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='laboratorio autonomo di letteratura   N.2 gennaio 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;h1 style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;dai Manoscritti di Mr. Snodgrass&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;a cura di mario musella&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;Sonetto I&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h3 style="margin-top: 3pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-weight: normal;"&gt;M’illuminai d’immenso fulgore&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;nell’eterea passion rilucente&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;per una donzella scarmigliata&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;dalla sua fulva chioma scapigliata&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;popolata da zecche truculenti&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;si, ma flebili bestiole femminili&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;piccolissimi insetti puerili&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;d’analizzar con l’ausilio di lenti&lt;a style="" href="#_ftn1" name="_ftnref1" title=""&gt;&lt;span class="MsoFootnoteReference"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="MsoFootnoteReference"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;[1]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;O dolce bambina, tu simulacro&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;di ogni mio più casto desìo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;credevo tu fossi l’alloro più bello&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;-tu- Dafne mutata in ramo magro,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;in reggia, credevo, ma domineddìo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;io t’ho conosciuta in lercio bordello&lt;a style="" href="#_ftn2" name="_ftnref2" title=""&gt;&lt;span class="MsoFootnoteReference"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="MsoFootnoteReference"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;[2]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Londra lì, 6.VII.1827&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;In fede &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Augustus Snodgrass&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;i style=""&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;                         &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                                                                              &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/i&gt;  &lt;div style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;br /&gt;  &lt;hr align="left" size="1" width="33%"&gt;  &lt;!--[endif]--&gt;  &lt;div style="" id="ftn1"&gt;  &lt;p class="MsoFootnoteText"&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref1" name="_ftn1" title=""&gt;&lt;span class="MsoFootnoteReference"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="MsoFootnoteReference"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;[1]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 9pt;"&gt; Mr.Snodgrass qui si dimostra&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;attento lettore e poco originale autore: non è certo ignota alla letteratura europea, ed anche di alcuni secoli precedente, la trattazione di tali temi, come anche la tendenza ad esaltare le bruttezze ( e non le stomacose bellezze ) dell’oggetto del proprio desiderio. Mr.Snodgrass evidenzia di aver letto, e bene, la nostra lirica barocca; non è difficile, almeno credo, intravedere in questi versi una certa lettura ed imitazione di analoghi soggetti trattati dall’ italiano Giuseppe Artale, o dal più celebre Giambattista Marino, entrambi lesti a celebrare la donna brutta o zoppa, la chioma smessa e puzzolente di pidocchi della propria amata, o (peggio ancora!) la donna “nera”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="" id="ftn2"&gt;  &lt;p class="MsoFootnoteText"&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref2" name="_ftn2" title=""&gt;&lt;span class="MsoFootnoteReference"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="MsoFootnoteReference"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;[2]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 9pt;"&gt; Propongo qui la traduzione avanzata da Mr.K. : &lt;&lt; &lt;i style=""&gt;io t’ho posseduta in lurido casotto &lt;/i&gt;&gt;&gt;; tuttavia è prevalsa la mia lezione; e non solo per adeguarmi al lirismo di Mr.Snodgrass e ingentilire il tutto con l’uso di “&lt;i style=""&gt;conosciuta&lt;/i&gt;”; ma anche e soprattutto perché usando la lezone di Mr.K. ne sarebbe risultato un verso ipermetro, mentre era mia preoccupazione rispettare il metro del tradizionalissimo endecasillabo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-1929641030379156169?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/1929641030379156169/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=1929641030379156169' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/1929641030379156169'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/1929641030379156169'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/dai-manoscritti-di-mr.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-8937364621522000193</id><published>2008-04-09T20:42:00.002+01:00</published><updated>2008-04-09T20:42:26.757+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='laboratorio autonomo di letteratura   N.2 gennaio 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Senza titolo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;di mario musella&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Parto Clandestino per i confini fulgidi dell’&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                                     &lt;/span&gt;Argentina&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Anarchico-Anti-Fascista&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;con le scarpe nuove &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;scambiate intonse sul molo per un imbarco&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;al porto consunto dei blue-jeans&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;      &lt;/span&gt;Cosce robuste ( un mese di mare )&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;      &lt;/span&gt;e coppola da gangster alla tempia&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;       &lt;/span&gt;Dopo diciottoanni di maniscalco&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;        &lt;/span&gt;ritorno depoliticizzato&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;         &lt;/span&gt;alla mia città con una &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;          &lt;/span&gt;famiglia in più da sfamare&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;           &lt;/span&gt;e un fresco matrimonio&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;            &lt;/span&gt;di Non-Convenienza&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;             &lt;/span&gt;E nacqui biondo da&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;              &lt;/span&gt;un amore operaio da&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;               &lt;/span&gt;un connubio proletario&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                             &lt;/span&gt;sub-proletario&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                &lt;/span&gt;Quando sul Corso sostavo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                 &lt;/span&gt;nobile e pieno di stile sulla soglia del mio sarto&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                  &lt;/span&gt;con la sigaretta accesa-mano alla tasca&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                   &lt;/span&gt;e posa eccentrica da attore americano&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                    &lt;/span&gt;L’uomo forte &amp;amp; risoluto&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                     &lt;/span&gt;lascia la moglie albanese&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                      &lt;/span&gt;e parte farneticando per vivere da barbone nel Venezuela&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                       &lt;/span&gt;Prima-O-Poi &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                                                                               &lt;/span&gt;ripercorrerò&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                        &lt;/span&gt;le orme primigenie del mio secolo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                      &lt;/span&gt;per incarcerare quelle memorie fumose&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                          &lt;/span&gt;che ancora non conosco&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                           &lt;/span&gt;E per conoscere ( inconsapevole )&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                            &lt;/span&gt;mio fratello Indio e per specchiarmi finalmente&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;          &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                   &lt;/span&gt;negli occhi corvini della mia splendida sorella campesina&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-8937364621522000193?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/8937364621522000193/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=8937364621522000193' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/8937364621522000193'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/8937364621522000193'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/senza-titolo-di-mario-musella-parto.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-1807224049714449014</id><published>2008-04-09T20:40:00.001+01:00</published><updated>2008-04-09T20:41:16.918+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='laboratorio autonomo di letteratura   N.2 gennaio 2005'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div class="Section1"&gt;  &lt;h4 style="text-align: center;" align="center"&gt;La natura assente&lt;/h4&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;di romina daniele&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;span style="font-size: 15pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;br /&gt; &lt;/span&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 15pt; font-family: Garamond;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 16pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 16pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Come quando in una chiusa alla solarità &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 16pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;eppure illuminata..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 16pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 16pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Perché rifarsi artificiosità &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;quando la natura è dominante?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Perché giovarsi della non-naturalità quando &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;la natura lascia esigue dimensioni all’infuori di sé?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Perché sentirsi bene in spazi ridotti?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Perché bearsi del ristretto non ideale&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;della fugacità perennemente ritornante.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;L’acustica della natura diventa, di essa,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;il testimone del rifiuto:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;l’acustica della natura infonde gioia: è,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;di essa, il testimone del rifiuto&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;(lì dinanzi agli occhi, spiato da tutti gli altri sensi:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;che è ciò che pone al margine – perché&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;solo al margine, esistono&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;spazi ristretti, dimensioni che vorrebbero&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;essere difuoriste, ché ancora sono &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;in rapporto, di marginalità, con essa)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;della natura.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Il sorriso di chi si è posto di fuori è il rifiuto,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;gioia di chi è libero di sentire, gioia insita,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;all’udire il caos che è esterno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;D’un tratto l’esterno è esterno a chi lo sente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;D’un tratto al margine c’è la natura.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Ciò che domina è l’artificiosità: ora si chiama&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;estetica passione: non certo la strada &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;che evita il suicidio ma l’universo dominante&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;essa è. Tutto ciò ch’è defraudato, natura&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;compresa, viene ora pulito dell’oscurantismo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;che defrauda. La natura ha smesso di essere con l’atto del rifiuto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Nella realtà si chiama natura &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;qualcosa che distrugge il controllo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;dell’umanità su se stessa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Ma l’umanità ha un falso controllo &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;a cui di naturale resta solo la mostruosità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;La natura, quando mai è stata&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;anima del naturalismo?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Questo aborto di se stessa, mostruosità&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;di cui si costituisce, cosa mai ha di naturale?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Una luce nel buio la natura non è.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Essa è un residuo, una infinita ossatura&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;del disprezzato, del disprezzo altrui.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Il concetto astratto di bellezza&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;perché mai sarebbe astratto, se &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;non che per essere sorretto &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;dalla imperfezione umana? Perché&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;l’imperfezione umana è dominante?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Ma tale bellezza ha da essere perfetta?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Giammai ciò che si chiama bellezza&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;ha avuto da che spartire con la tale perfezione,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;la quale vince quanto ad astrattezza, torcendo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;alla bellezza il suo concetto. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;La bellezza è artificiosa, il che è diverso da: &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;la bellezza è non-naturale: quanto alla natura&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;fuori vige uno statuto abbruttito da non-naturalità. Ma questa non si chiama natura, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;questa si chiama assenza!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Gioire di tale assenza &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;è qualcosa che può sembrare abominevole,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;e cosa crediamo di fare gioendo del suo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;stato di marginalità?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;L’angustia che ricade sulla dimensione di gioia&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;non proviene che dall’incoscienza,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;altrettanto abominevole, di gioire di tale assenza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Guardare questa angoscia dal basso &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;vuol dire tapparsi le orecchie e non accettare&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;il suo rifiuto, sradicatore di assenza &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;che ci leva la gioia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Giammai la gioia può vincere l’angustia circostante,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;è una partita neanche da giocare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Sarebbe il rapporto con la natura dominante.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Rifiutiamo il dominio, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;non disprezziamo l’artificio che non domina&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;e viene beffeggiato e anche progredisce&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;indisturbato, ché ogni perturbazione,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;scintilla o lampo d’infondatezza,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;non penetra nessun cuore che pare sulla difensiva&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;come se soffrisse di esistere.. Ché il fattore che&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;determina la sua esistenza, anzi sua madre,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;è la separatezza dal caos totale dell’assenza &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;non-natura che chiamano natura, cui &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;si attribuisce il concetto di &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;dominio pur di definirla,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;è la separatezza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Cosa importa se intorno chiamano questo:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;cuore di non-natura, se intorno non sanno&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;che la natura è assenza?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-1807224049714449014?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/1807224049714449014/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=1807224049714449014' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/1807224049714449014'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/1807224049714449014'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/la-natura-assente-di-romina-daniele.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-7703835365962496561</id><published>2008-04-09T20:39:00.002+01:00</published><updated>2008-04-09T20:39:40.876+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='laboratorio autonomo di letteratura   N.1 ottobre 2004'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 18pt; font-family: Century;"&gt;‘Da quanto tempo siamo qui?’&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;di Delio Salottolo&lt;/span&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                             &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 9pt;"&gt;‘Ogni qualvolta il comportamento diventa&lt;span style=""&gt;                     &lt;/span&gt;sufficientemente individuale, diventa obbiettivamente antisociale e apparirà folle’&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;span style="font-size: 9pt;"&gt;S. Sontag&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10.5pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Dappertutto si odono voci. Dappertutto si odono voci che rincorrono parole. E dappertutto parole che rincorrono significati. E dappertutto c’è chi disperatamente tenta di collocare i significati nella realtà. E ne rimane continuamente deluso. A volte le si vedono volteggiare, le parole, nell’aria limpida, a volte descrivono parabole attente e distorte, molto spesso diventa così complesso afferrarle che ci arrendiamo soffrendo. A volte incontriamo parole che descrivono concentrici disegni misterici, ed altre volte ci perdiamo tra le pieghe dei più miseri ‘cioè’. Spesso rincorriamo un significato per chilometri e chilometri di discorsi per poi comprendere che esso stesso risiede in un luogo altro rispetto alla nostra volgare realtà. Affannando tra discorsi incomprensibili e irrispondibili vaghiamo alla ricerca di una possibile comprensione che oramai ci è sfuggita come qualsiasi altra realtà verticale. E cerchiamo un cammino quanto mai originale e individuale; e poi comprendiamo che non è altro che un sentiero stanco e desolato. Il peso sulle spalle assume l’aspetto di una soma insostenibile: crolliamo improvvisamente sotto i colpi dei bracconieri della ragione che iniettandoci il loro veleno performativo ci rinchiudono in gabbie di parole e discorsi che non ci appartengono. Il loro dominio si compie così: tra mura bianche che non ci appartengono; tra riflessioni sempre più vaghe, tra affannati respiri verso la liberazione…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;‘Da quanto tempo siamo qui?’&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;All’improvviso la voce di Lui rimbombò un po’ stupidamente nella sala buia. I vaghi contorni degli oggetti che dal fondo buio lanciavano flebili segnali e affermavano la propria sottile esistenza sembrarono infastiditi. Pensò immediatamente che una voce gettata fuori così all’improvviso dopo lunghe ed incalcolabili unità di tempo immerse nel silenzio non gli appartenesse. Si rendeva conto che troppo spesso noi non dominiamo quello che consideriamo il nostro strumento di dominio e superiorità per eccellenza: la parola. E che quelle parole pronunciate impunemente e volgarmente non erano altro che vittime di un silenzio che diveniva sempre più opprimente e non di una dichiarata volontà di accertamento. -Il tempo poi…cosa interessa a me il tempo il Buio &lt;st1:personname productid="la Notte Lei" st="on"&gt;la Notte Lei&lt;/st1:PersonName&gt; su di un lato girata Scusami se puoi-&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;La mano di Lui intanto attraversava tutti i confini del corpo di Lei che giaceva immobile girata su di un lato porgendogli la immacolata schiena che si concludeva con i meravigliosi rilievi che disegnavano i glutei teneri che invocavano qualsiasi debolezza umana. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;La mano di Lui attraversava il corpo di Lei come a invocare perdono per la sua stupidità; non riusciva ad attraversarlo con malizia anche quando si attardava sui punti che maggiormente le potevano provocare piacere. La mano di Lui era senza malizia, era in definitiva una mano distratta e svogliata non vogliosa e non volta a svegliare voglie.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Lei d’altro canto percepiva un tocco leggero ed insensato, una carezza lieve ma non delicata. La sua pelle non avrebbe mai potuto tremare ad un simile contatto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;‘Non lo so più…..Potrebbe essere un’ora o qualcosa di più…..Magari un giorno O forse un’ora che sembra un giorno…..Non è importante…E poi che t’interessa? La menzogna del tempo l’abbiamo smascherata da un bel po’ Non ti sembra? ’ . Rispose all’improvviso, Lei, all’improvviso riprendendo la domanda di Lui, che sembrava ormai dimenticata, producendo una voce gentile e severa che non aveva provocato neanche un sussulto nel suo corpo delicato. –Un’ altra voce di cui non pretendiamo la proprietà- Pensò Lui riallacciandosi al pensiero precedente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Lei, intanto, fissava con gli occhi spalancati il bordo liscio del comodino. Una parete liscia aiuta la velocità del pensiero. Lei, dunque, pensava, vagava e fantasticava. Si immergeva in ricordi che hanno la caratteristica spesse volte di esseri figli di una fantasia creatrice piuttosto che di una più ovvia esperienza. Tornava, poi, all’improvviso alla realtà, a quella stanza dalle pareti bianche e lucide, a quell’uomo unico. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;‘ Sai da quando sei qui Molte cose sono cambiate Un rapporto con la realtà più fecondo…credo….che il tuo problema sia sempre stata l’azione…mi ricordo quei cerchi concentrici sui quali eri capace di ragionare per ore…ordinavi tutte le cose che possedevi in forma circolare…e poi…ma come ti è venuto in mente…ma che cazzo avevi in testa in quel momento…mi hai fatto paura anche se ti conosco bene…anche se tu credi che due persone non potranno mai conoscersi….perchè ogni realtà è tragicamente finestra chiusa verso l’esterno…ne parlavi spesso di sfondare quella finestra….e l’hai sfondata e perchè lo hai fatto…perchè….’&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Lui sentiva un violentissimo fruscio nelle orecchie. Il fastidio che può provocare il silenzio tra un discorso e l’altro quando il pensiero ancora in formazione non riesce ancora ad esprimersi attraverso la voce risoluta e chiara. Quando le attese diventano insostenibili. Quando, forse, non siamo sicuri di riuscire a dare la risposta che l’altro nel bene o nel male attende da noi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;‘Eh..eh..eh..mi viene da sorridere…ho Sfondato una finestra e sono precipitato in una Gabbia…Credo e ne sono fortemente convinto che la realtà dei miei gesti ed in generale di tutti i gesti possibili sia la rottura con lo schema…lo Schema..eh..eh..E’ proprio lo schema che ci fotte..E’ proprio lo schema che inserisce il tuo gesto nel sistema degli altri…&lt;st1:personname productid="la Persona" st="on"&gt;la  Persona&lt;/st1:PersonName&gt; deve alzarsi fieramente al mattino..deve Costruire quello che è inscritto nel Codice..deve Amare ma come è inscritto nel Codice..deve anche sapersi divertire ma come è inscritto nel Codice..io non voglio alzarmi Fieramente la mattina..non voglio Amare come impone il Codice..e non voglio Divertirmi..non ho Nulla di cui sentirmi fiero..il Rapporto con la realtà è troppo complesso e circolare perché Io mi alzi la mattina Fiero..e di cosa poi? di Costruire le gabbie che sono rivolte a noi?..eh..eh..tutto il nostro Pensiero da millenni è volto a escludere, a dominare tutto ciò che non può essere Compreso…il Pensiero deve divenire Produttivo..Soldi e Sapere..a cosa serve secondo Te questa camera? Guardala..è bella non è vero? Bianca pulita profumata…una gabbia paradisiaca Ed è qui che vanno a finire i Discorsi i Gesti che non possono essere compresi che non si vogliono comprendere..tutto ciò che non Produce finisce qui dentro…e sai di chi è la colpa? Del Logos..eh..non puoi Capire..Nessuno forse Può...eh..eh però Loro si preoccupano per Me non è questa &lt;st1:personname productid="la Cura" st="on"&gt;la Cura&lt;/st1:PersonName&gt; secondo te? &lt;st1:personname productid="La Malattia" st="on"&gt;La Malattia&lt;/st1:PersonName&gt; la Cura &lt;st1:personname productid="la Gabbia.." st="on"&gt;la Gabbia..&lt;/st1:PersonName&gt;non ho &lt;st1:personname productid="mai Capito" st="on"&gt;mai Capito&lt;/st1:PersonName&gt; perchè &lt;st1:personname productid="la Cura" st="on"&gt;la Cura&lt;/st1:PersonName&gt; deve essere più grave della Malattia? Perché c’hanno detto sempre che la sofferenza è tenebra ed oscura ed invece è limpida e serena? ’&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Ricadde sul letto. In realtà non si era sollevato ma il suo pensiero, la sua foga l’aveva portato verso l’alto. Per poi ricadere miseramente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Lei intanto si era girata lo fissava con occhi grossi e dilatati come a voler scoprire la verità delle cose senza il dorato velo della luce. Lo guardava, Lui non se ne accorse per un bel po’. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Lui, invece, era immerso e fissava silenziosamente il soffitto come se una parete orizzontale gli potesse dare chissà quale risposta. Non sapeva più che pensare. Avrebbe voluto gridare, ribellarsi e rispondere a tutti i suoi quesiti. Avrebbe voluto vivere ma la sua vita oramai non aveva più senso. Chiuso oramai da una infinità di tempo in quella stanza senza mai essere realmente convinto di ciò. Con la fortuna di avere una donna che con i suoi profumi e la sua nudità si sdraiava accanto a Lui. Pensava, però, che a Lui oramai era vietata qualunque cosa. Se in precedenza aveva provato a vivere a modo suo; ora quella camera gli impediva anche di essere realmente il folle che era prima, in quella camera non era neanche più folle. Che senso avrebbe avuto continuare la propria ricerca personale lì dentro. Si trovava in un limbo tra sanità e follia. Un limbo insulso e inutile. Un limbo che ha l’odore dell’alcool e l’abbraccio di una camicia di forza. E la cosa peggiore che era un limbo indotto da un potere superiore buono e puro che ‘aiuta’ i malati. Aveva dimenticato tutto ciò che lo aveva portato là dentro. Aveva dimenticato tutti i suoi pensieri. Aveva dimenticato la differenza tra un odore e l’altro. Tra la risata e la malinconia. E si vedeva abbrutito sempre più. –Fra poco Veramente non potrò Mai più uscire da qui faccio Schifo veramente-.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;E continuava a tormentarsi. Un tormento che proveniva dai suoi pensieri e da come l’assenza di verità fosse la verità più prepotente e contraddittoria. Avrebbe voluto uscire da quella stanza ma fino a che punto avrebbe voluto? Volere, ma volere che cosa? Le quattro pareti bianche che sembravano quasi brillare al buio erano diventate per Lui una realtà non meno reale che simbolica. Era tutto bianco per il suo pensiero che non credeva più a nulla. Era tutto bianco. E mai il bianco fu più terribile che in quella situazione. –La maledizione del Bianco..fossi almeno nelle Tenebre vere e proprie Forse mi divertirei-&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;‘…ma…Perdonami Da quanto tempo siamo qui?’&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Si rivestì velocemente. Lei. L’ora era ormai quasi conclusa. E doveva andarsene. Lui non sembrava dispiaciuto. Non era una situazione di cui rammaricarsi. Lo odiava per questo. Riprese la sua roba. Frettolosamente. Non dimenticò nulla. Senza proferire parola uscì dalla stanza. All’uscita la attendeva un medico. Avrebbe voluto parlare con Lei. Lei non se ne volle accorgere. Proseguì per il lungo corridoio asettico. Venne immediatamente assalita da un odore di alcool stordente. Li aveva sempre odiati gli ospedali. Assalita da odori. Urla incessanti di sofferenza. Infermieri che corrono. Altri che prendono caffé. Parlano di calcio. Della bellezza della nuova arrivata. Barelle abbandonate. Sacche di sangue su tavoli di marmo in camere chiare. Tutto ciò continuava a confonderla. Era sempre più stordita. Era stato Lui? O tutto il resto? Continuava a camminare. Distrattamente. Giunse finalmente all’ingresso dell’ospedale. Senza voltarsi neanche una volta indietro uscì con fermezza. Pensava all’attrazione che provava per Lui. Per il suo gesto. Per il suo pensiero. Per quella camera. Per quella vita allucinata. Lo ammirava. Forse lo amava. Si sentiva costretta a criticarlo. E non si spiegava il motivo. Continuava a camminare. Sempre più distrattamente. Pur essendo costretta ad una infinità di manovre pericolose: motorini che sfrecciavano ad alta velocità. Autobus incastrati tra un camioncino per il rifornimento ed una macchina contromano che attendeva di arrivare all’ospedale prima che fosse troppo tardi. La confusione. I rumori. I clacson impazziti. I colori. Il sole accecante. Il corpo della donna semi-svestita sul bordo del pullman. La violenza visiva. Poi la velocità. Lo sfrecciare. L’andare sempre di fretta. Gli odori volgari. Lo smog incessante. I bisogni dei cani sul marciapiede. L’impossibilità di portare un pensiero al termine. In mezzo a questo sovrappiù di sensazioni inutili e sempre più reali. Continuava a camminare. Pensò che avrebbe dovuto correre. Se voleva rientrare a lavoro al tempo debito. Sennò costretta di nuovo agli straordinari non pagati. E, poi, il dott. Tronchese con le solite urla. Che bastardo! Mai un aumento. Da un anno che mi sfrutta! E la spesa poi chi l’avrebbe fatta? Doveva correre. Soltanto correre per continuare. Per portare al termine qualsiasi cosa. Correre. Aspettando. Aspettando forse quella pausa settimanale di immersione nella follia. Nell’antisocialità. Che, però, le comunicava una calma ed una libertà. Ironia del destino, pensava.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;-Le prescrivo un sano comportamento antisociale da compiere una volta alla settimana. Vedrà che si sentirà meglio. Mi raccomando non esageri che potrebbe sentirsi male e fare una brutta fine-. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Sorrise per questo suo pensiero. Corse verso le proprie faccende.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-7703835365962496561?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/7703835365962496561/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=7703835365962496561' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/7703835365962496561'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/7703835365962496561'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/da-quanto-tempo-siamo-qui-di-delio_1875.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-3516626679436833921</id><published>2008-04-09T20:38:00.007+01:00</published><updated>2008-04-09T20:39:17.982+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='laboratorio autonomo di letteratura   N.1 ottobre 2004'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 18pt; font-family: Century; color: black;"&gt;Mezzaluna di ferro &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: 10.5pt; font-family: Century; color: black;"&gt;di Fabio Rocco Oliva&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Un lungo attimo dilatato traboccava solo silenzio, avvolgendo il vecchio ponte di provincia, custode di massi consumati e foglie secche, in una gonfia espansione d’assenza di movimento. Da un pezzo, ormai, s’era fatta notte e il freddo umido rendeva la campagna una scultura di vetro: le colline erano circondate da una fitta nebbia che trasfigurava ogni cosa in uno sbiadito ricordo, in un quadro inafferrabile; il fiume che solleticava le braccia del ponte fluiva silente, quasi cristallizzantesi, nascosto a tal punto da essere dimenticato e riesumato solo dal ricordo del suono che un tempo rigurgitava. Tali scherzi di natura, immersi nell’oscurità, s’ammucchiavano come ombre impalpabili nel buio, e, a colonizzare le distanze delle forme, si stendeva un’ovattata luce bianca che proveniva dalla luna, come un’insensata visione miope. Il ponte si distendeva dall’una all’altra sponda, inarcandosi prepotentemente al centro, proprio nel punto in cui sosteneva il peso di due donne solitarie, chiuse nella certezza di essere invisibili ad ogni cosa fosse intorno a loro, il fiume, alle colline, al ponte o a qualche insolito passante. Erano l’una di fronte all’altra, quelle due donne, spiandosi nel buio come due specchi opachi, sentendo solo il calore dei loro non più giovani corpi: nel simultaneo sospiro ansimante, in qualche movimento furtivo. L’incertezza e l’angoscia scorrevano dense tra quei due corpi, come la nebbia intorno a loro, come il fiume tra le due sponde. Cominciò a soffiare un soffice vento che ondeggiava tra i capelli e le loro camicie di seta, portando con sé un leggero e piacevole odore, un suono graffiante, rossopungente, che stringeva le donne in un cerchio tremulo. Le loro spalle venivano coperte da una sfera fredda, un mantello che le isolava dal profondo buio: il buio marino della natura vaporosa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: black;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Marlene infilò lentamente le dita nella borsetta di pelle che portava sempre con sé, il mascara, il rossetto, avvertendo lungo ogni centimetro, un irrimediabile solletico al palmo destro, gelido e sudato. Dopo aver seguito il movimento della propria mani, alzò li capo con espressione indifferente, cercando di puntare gli occhi sul volto dell’altra donna, ma lo disperse subito quello sguardo costruito a&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;fatica: divenne attonita, calpestando nel nulla. Marlene vide evolversi il volto attraverso punti neri e ghiacciati, attraversando ogni pausa di spazio fino a vederlo inghiottito dal buio. Poi, il suo corpo, senza alcuna ragione, s’indurì, rapido e gelido, e la canna della pistola che stringeva adesso tra le mani, estratta in sorteggio dalla borsetta, si puntò come pozzo profondo, sul corpo dell’altra donna. L’indice carezzò il grilletto sentendo la curvatura seguire perfettamente il polpastrello, incastonato nella mezza luna di ferro, e si fermò a lungo per assaporare la totalità di quel contatto. Tutto procedeva con estrema naturalezza, ogni movimento, ogni pausa di timore, ogni imprevisto o dubbio o paura, tutto ticchettava perfetto come un orologio. La natura stessa, ombrosa intorno al ponte, sussultava in simmetria beffarda.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: black;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Quale reazione si andava generando da quell’insieme di mostri? Cos’è l’attimo che precede l’imboccatura di un sentiero? Da cosa, i possibili accadimenti si dissolvono nell’unico rappresentato? La chimica di ponti invisibili tra l’uno e l’altro riferimento sembra riscoprire e confermare se stessa, solo quando ogni elemento del mosaico s’infila nell’unica combinazione comprensibile: congiungimenti che completino l’opera secondo il nostro naturale modo di comprendere, verso un ingannevole svelamento degli intrecci d’attimi e occasioni. Ma, talvolta, l’imprevedibile e impensabile sconvolgimento di un equilibrio può, al contrario di quanto si possa sperare, essere una combinazione altra rispetto al nostro prospettare e non per quest’annunciabile come un irrimediabile collasso: solo un’altra delle possibili e incalcolabili possibilità, ottuse e in sé insensate, come la visione d’un miope. In fondo, ha valore la differenza tra il rappresentato e l’aborto di tutti gli altri rappresentabili?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: black;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Confuso nel più profondo buio del ponte, si mascherava un’ombra, un fantasma. Per tutto l’attimo era stato lì in rispettoso silenzio, senza far pesare la sua presenza, ma per un capriccio, o una perfetta e unica coincidenza, quel fantasma prese vita inaspettatamente, e, alle spalle di Marlene, l’improvvisa luce di un lampione colore arancio, banale lampione arancio, invase le donne rompendo il sonno tra l’indice e il grilletto. Il fumo della canna della pistola andò ad annullarsi rapidamente con la nebbia, e il boato che il proiettile impazzito generò, rotolò per tutta la campagna, indisturbato e inascoltato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: black;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Tutto tacque subito. L’illusione che l’immobilità fosse stata violentata si dissolse silenziosa e tenue. Veleggiando come una carta bianca, s’adagiava, così, verso terra il corpo dell’altra donna, esangue. Ogni movimento della propria caduta… Un’acuta e ultima lucidità le mostrò il buco provocato nel suo stomaco dal proiettile. Il folle calore che rendeva insensibile il corpo tutto, le suggeriva una chiara consapevolezza di quanto era accaduto, della rovina del suo corpo, delle macchie di sangue sulla camicetta e sulla gonna, fino alle gambe bianche. Una confusione di colori la stordì, l’arancio del lampione, il pallore delle sue gambe, il rosso del sangue, il buio dell’intorno. S’abbandonò verso terra avvolta da un ricordo arancione intoccabile, da un malinconico sorriso bianco che sapeva di gambe nude, da una densa nebbia rossopungente, dal vuoto oltre ogni cosa. E vide per ultimo i tacchi a spillo di Marlene dirigersi lontano e scomparire, sbiadendosi in un cerchio nero, dissolvenza d’una lacrima.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: black;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Marlene stringeva tra le mani la pistola e non smetteva di tremare, di soffrire l’assenza di quei seni che da tempo ormai non erano più suoi. L’impossibilità di avere ancora per sé quella donna e la mancanza del possesso dell’altro corpo, che adesso precipitava al suolo alle sue spalle, l’aveva resa pazza. Rideva, divertita d’aver vendicato il suo dolore dopo essere stata abbandonata. Marlene l’aveva trascinata lì con calma accogliente, le aveva chiesto un ultimo ricordo, voleva assaporare ancora una volta tutto il loro passato insieme. L’altra l’aveva seguita sapendo bene cosa sarebbe potuto accadere, era andata lì consapevole, sverginata dalla vita. Sapeva che l’esito di quell’incontro era necessario per Marlene, mentre per lei stessa era solo uno svuotarsi in favore dell’altra. La vittima pensava che il proprio sacrificio sarebbe stato indispensabile per l’amante, che l’avrebbe resa una spirale non lineare, un contenitore di un segreto nuovo. Immaginava la propria morte per mano dell’amante abbandonata come un dono ultimo, non d’amore sessuale ma di freddezza, di quel freddo oltre le relazioni, oltre la vita, quel freddo di qualcosa che è al di là dell’inevitabile visione, qualcosa celato all’interno di ogni mostro di corpo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: black;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Marlene si voltò di scatto, si mosse come se qualcosa le pungesse sotto i piedi, e corse d’istinto verso l’altra donna, accovacciandosi su di essa. La strinse a sé, le annusò i capelli, le guance, se la tenne al petto. Guardò il buco che le aveva provocato: era sul punto di piangere malinconica per l’ennesima inafferrabilità, per l’ennesima incompiutezza. Era un corpo morto quello, quando sentì il sangue della ferita scorrere sulla mano. Sentì lo stesso calore che la vittima poco prima aveva sentito dalla perforazione del proiettile impazzito, lo stesso calore doloroso che rende insensibili. Se lo portò al viso quel sangue, se lo portò alle labbra, agli occhi e i due corpi si strinsero in un perverso abbraccio. Quel sangue e quel calore le ricordavano il sapore del loro letto, delle loro intimità unite e le carezzò i seni, i fianchi, la ferita. Con affanno, più volte, cercò di sollevare il corpo dell’amante, di rimetterlo dove era prima dello sparo, di costruire lo stesso bivio di prima. Si aiutò con un braccio del ponte, un muro lercio di sassi antichi ed erbacce, e poggiò il corpo proprio lì dove era prima che il lampione s’accendesse. Sorrise, quasi lacrimando, e lo strinse ancora di più a sé, sollevò lentamente e con sensualità la camicetta, come faceva sempre, e le toccò nuovamente i seni: questa volta erano ben morti. Si baciarono ripetutamente, con passione, tutto sembrava essere tornato come prima dello sparo, come alcuni mesi prima. Le rimbombarono nella mente schegge di ricordi, di fughe notturne sul ponte buio, dilatazioni d’attimi irritrovabili, parole, frasi d’amore cercate e sperate.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: black;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;Si scostò e si vide interamente macchiata di sangue, consapevole tutto ad un tratto, d’aver scambiato durante quell’abbraccio, il sangue per un segnale di godimento dell’amata. Si stupì e la lasciò cadere dal ponte verso il fiume. Si ritrasse per non guardare la caduta dell’amante assassinata e per non soffrire l’ineluttabile vero di quell’immagine, lanciò via la pistola: il fiume, assonnato, distratto, intravide solo i capelli di Marlene dietro il ponte e vide scagliarsi contro l’amante e la pistola – tornò subito alle sue occupazioni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: black;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Tutto tacque. Non un rumore. Nemmeno il tonfo che avrebbe dovuto procurare il corpo dell’amata, o quello più leggero ma fendente della pistola. Si guardo intorno di scatto e preoccupata: nessuno l’aveva vista; le colline scomparivano; il ponte era occupato in altro; il fiume fluiva; la luce soltanto sembrava persistere, quella fastidiosa scia arancione. Nessuno era interessato e nessuno era presenta, quell’attimo dilatato era ancora salvo. S’affacciò, ma era troppo buio per vedere oltre il ponte cosa ci fosse. Si spinse al di là, solleticata dal dubbio che l’Assenza della consequenzialità logica aveva procurato. L’aborto di quei rumori era come un tassello mancante: tutto, in realtà, era andato secondo logica.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: black;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Si ritrovò. Così. Sospesa anche lei. In caduta verso il fiume che non riusciva a vedere. Per la nebbia. Per l’oscurità totale. Si era smarrita. Cercando la pistola. L’amante. Ma nulla. Solo il suo corpo verso il fiume. La forza di gravità. Il vento. I suoi abiti in dispersione abbandonavano il corpo. Cadendo. Cercando perché, cercando le colline. Il fiume. Il ponte. Ma tutto era svanito. Cadendo. Cercando di ricordare, cercando di afferrare qualcosa. Una sfumatura di ricordi. Una sua follia. Un’incapacità alla realtà. Ma niente. Odorandosi solo smarrita. In continua sospensione di caduta. Sentì la mancanza d’ogni riferimento. Di sognarne solo il contorno. Avendolo obliato ne conservava nello stomaco solo gli odori. La scia indicibile. L’incontrollato fermento di bile. Attonita nella sospensione continua della caduta. In quell’abisso precipitando presto - molto presto – si vide sparire. Rubare la propria immagine. Non più sé stessa. Solo un perpetuo scivolare in sospensione. Bloccata in un punto indicibile. Inafferrabile. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-3516626679436833921?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/3516626679436833921/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=3516626679436833921' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/3516626679436833921'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/3516626679436833921'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/mezzaluna-di-ferro-di-fabio-rocco-oliva_7574.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-1224474215905242441</id><published>2008-04-09T20:38:00.005+01:00</published><updated>2008-04-09T20:38:50.397+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='laboratorio autonomo di letteratura   N.1 ottobre 2004'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: center; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: &amp;quot;MS Mincho&amp;quot;;"&gt;Scherzo grottesco N°II&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: 8pt; font-family: &amp;quot;MS Mincho&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: center; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;" align="center"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Century;"&gt;La “meglia” birra del mondo&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: center; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;" align="center"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: Century;"&gt;di antonio triente&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;disegno di Massimo D’Aponte&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 9pt; font-family: Century;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Quando, nel millenovecentottantaquattro, il mondo – o almeno buona parte di esso – era avvolto in un manto di contraddizioni stridenti fatte di colori sgargianti, creste solari e orribili Timberland, che guerreggiavano con gli spasmi assordanti e i fruscii stridenti delle musiche buie e senza vita – il Dark –; quando i Black Sab­bath fingevano di essere ancora vivi, duri e cazzuti (senza Timberland), noncu­ranti delle rivoluzioni Punk che li avevano investiti&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;e si erano bruciate, senza che nemmeno se ne fossero accorti; quando, dice­vamo… quando tutto ciò era una realtà epocale europea e mon­diale, ad Afraore, oltre ai numerosissimi amatori del club dell’eroina, sedativo più che mai in voga in quegli anni, non era stato concesso altro, in rappre­sentanza dell’epoca, che qualche cresta moscia e un po’ di giacche scure bor­chiate, tutti in una piazzetta triangolare con uno “stupendo” chiosco, incas­sato in un palazzo cadente, nel quale potevi trovare “le meglie birre del mondo” – così era scritto da qualche parte sul bancone. E in quel chiosco – il chiosco di “Zi’ Vicienzo”, come affettuosamente si faceva chiamare l’acquaiolo – ci trovavi, appunto, zi’ Vicienzo, un ometto rubi­condo dai capelli bianchissimi; ovvero, una piccola porzione del suo corpo malcelato, che faceva capolino da un’angolino, dove il buon uomo soleva dilettare le sue interminabili e faticose – a suo dire – giornate e nottate, esercitando la de­stra in rumorose e numerose masturbazioni aperte al pubblico, che lo poteva facilmente scorgere, sporgen­dosi leggermente sul bancone,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;ad allenare il braccio stappabirre dietro alle quinte del suo teatrino. Con la sua prolificità, in effetti, avrebbe fatto invidia al più incallito e perverso quindicenne di tutto l’hinterland napoletano. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;Ma cos’altro avrebbe potuto fare, infatti, il caro acquaiolo per far passare la gior­nata tra una birra e l’altra, visto che lui non le beveva&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;nemmeno quelle birre, dato che era astemio, ironiadellasorte, il buon uomo, oltre che biecamente tirchio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;Era amato da tutti il buon zi’ Vicienzo, nonostante i suoi difettucci e le sue “esercitazioni”, e da tutti era tollerata la sua destra allenata, quando, dopo un di­vertito “Te la &lt;i&gt;stappa&lt;/i&gt;?”, agguantava il collo della birra che tra poco avresti bevuto e, con uno sforzo titanico, che impegnava, come ogni buon attore sul palco, tutto il suo corpo, la stappava strascicando la sue luride dita lungo il collo della bottiglia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; text-indent: 9.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Non tutti però gli erano così devoti, né tutti tolleravano i suoi spassi onanistici. Tra i profani c’erano – forse gli unici, in realtà – proprio alcune di quelle giacche nere borchiate, alle quali abbiamo già accennato: una minoranza in via di estinzione, guardata come si guarda un raro animale allo zoo. Non tolleravano, quelle giacche, la man­canza, come dire… di tatto di zi’ Vicienzo; ma nemmeno tolleravano la spessa voluttà con cui diceva “Te la stappa”, calcando la voce sul verbo sbagliato di proposito, o forse no; e odiavano la grassa risata che seguiva quella simpatica frase, e il suo aspetto congestionato dalle troppe seghe, che forse a quell’età non gli facevano più tanto bene… insomma, lo odiavano tutto quel repellente buon uomo, ma si servivano lo stesso di lui, contentandosi solo di inveire sottobaffo contro i suoi defunti: in fin dei conti, tutti avevano il diritto di campare dopo un sana bestemmia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; text-indent: 9.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;E, in effetti, nemmeno loro erano dei veri e propri stinchi di santo e dove­vano pur bene intuirlo. Forse per questo riuscivano a trovare un minimo di tollerabilità da appli­care incon­sciamente anche a quell’uomo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; text-indent: 9.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Le vedevi spesso scorazzare a vuoto in una vecchia Diana caffelatte, le giacche; almeno quando avevano racimolato qualche soldo per la benzina, il fumo e le birre. Era dura la vita a far niente: fingere di studiare, qualche lavoretto sporadico e malpagato, &lt;i style=""&gt;la bor­setta di mammà&lt;/i&gt;… A ventiquattro anni si fanno sentire forte esigenze ed istanze d’autonomia, e di queste condizioni era difficile non soffrirne; ma va bbuono: dopo una buona fumata non era poi così difficile accantonare certi problemucci ed immergersi tra la braccia della regina d’oriente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;Ma non è certo di tutta la loro insulsa vita che vogliamo raccontare: sa­rebbe un’infeconda tortura della noia più crudele. Ci basterà solo isolare un piccolo avvenimento della loro sciagurata esistenza, isolato in una piccola porzione di tempo, nella loro piccola piazza…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;Era notte e aveva piovuto tantissimo. I nostri erano stati in auto tutta la serata, aspettando che il tempo passasse davanti al parabrezza solcato dalla pioggia battente. Erano circa le due quando la pioggia ebbe smesso di battere la terra e nella piazza non era rimasto più nessuno, a parte pochi stanchi ero-sostenitori, ormai dormienti sulle fredde panchine bagnate: il che equivale a dire che &lt;i&gt;non c’era nessuno&lt;/i&gt; – oltre ai nostri cari ragazzi, naturalmente. Il mo­mento era adatto alla birra, che per tutta la serata era mancata. I tre scesero dall’auto e andarono dal buon Zi’ Vicienzo per sopperire a quella antipatica mancanza e, come era loro solito, si accostarono al bancone con quanta arro­ganza era loro possibile e ordinarono ddoie birre, &lt;i&gt;grandi&lt;/i&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;Assopiti nel riverbero di uno stordimento stupefacente, i tre non si resero conto, sulle prime, di ciò che accadeva al buon uomo, mentre con le sue mani di fata stappava le loro birre: gli si raggrinzì per un attimo il volto in una perfida smorfia di dolore, lasciò cadere il fedele cavatappi dalle mani e si accasciò lentamente sul bancone prima, a terra poi, stringendosi il petto con una mano e cercando, se non di chiedere aiuto, almeno di esprimere il pro­prio disappunto soffocato verso quell’episodio, che gli stava portando via i rimasugli della sua misera vita. Un “tocco” al cuore. Ecco cosa stava portando via Zi’ Vicienzo. Gli sguardi attoniti dei ragazzi sembravano voler sottolineare quella che a loro appariva come una sconcia stramberia, più che una grave emergenza, e che come uno spettacolo macabro e indesiderato stava loro dinanzi. Compresa finalmente la situazione, i tre penetrarono nel teatrino dell’acquaiolo, col primo intento – sincero ma non solerte – di soccorrerlo. Uno dei tre, un uomo in miniatura dalla cresta riccioluta, fu il più attivo e si precipitò sul corpo infermo del suo “nemico” cercando di comprendere l’origine del malore, scuotendolo come un forsennato – mettendo in atto, così, un chiaro esempio di ciò che assolutamente bisogna evitare di fare per soccorrere un infartuato. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; text-indent: 12pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;- Chiamate soccorsi! – diceva, mentre cercava di rianimarlo con scosse e schiaffoni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;- Eh, aiutatelo! Aiutatatelo! – gli faceva eco l’amico, scuro e nerboruto, capelli alla Clash, con un tono che, invero, non si sarebbe detto molto allarmato. Il terzo, invece, tutto nero coi calzini bianchi ficcati in delle esili Converse,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;si era trattenuto solo un attimo davanti al corpo del buon acquaiolo, per poi eclissarsi; ma faceva sentire tintinnante il suo oscuro da farsi nel retro del chiosco, dove c’era il frigorifero.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; text-indent: 12pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;- Salvatelo, salvatelo! – fu l’eco rimbombante tra il rumore delle bottiglie.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;Ma nessuno si muoveva. Non con quell’intento, almeno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;Riverberavano, quei parossistici appelli d’aiuto, di un non so che di sarcastico. Si sarebbe detto che a quei due non stesse molto a cuore la vita del buon’uomo. E Dario, l’orsetto crestuto, se ne dovette facilmente accorgere quando, astratto dalla sua opera di “soccorso” da strani rumori, si rese conto che a produrli era Massimo – il forzuto –,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;che vide intento a scassinare la cassa che gli resisteva, pur continuando la scenata dei soccorsi. Attonito, Dario si alzò e, quando fu nel retro del chiosco, per avvisare l’altro di ciò che succedeva nel teatrino, lo scorse nel tintinnio delle bottiglie a scegliere e saggiare una miriade di birre, le più raffinate, che forse mai avrebbe potuto comprare. Senza capire bene come, Dario si ritrovò carico di bottiglie, così come Mimmo – l’assaggiatore. Intanto Massimo aveva preparato per loro un divertente sketch. Appena li vide entrare carichi di birre nel teatrino, iniziò a manovrare il cadavere di Zi’ Vicienzo, reggendolo da dietro, come una marionetta macabra del kabuki. “&lt;i&gt;Te la stappa? Ha, ha, ha&lt;/i&gt;”, diceva ancora una volta l’involontario burattino. “&lt;i&gt;È la meglia birra del mondo&lt;/i&gt;” continuò, con cadenza oscena, prima di scaraventarlo al suolo, senza evitare che il cadavere sbattesse fragorosamente la testa contro lo spigolo della cassa, la quale rovinò su quel corpo martoriato, aprendosi. Finalmente, in uno scrosciare di risa stridenti, il buon Dario rinsavì e capì quanto stupido era stato a preoccuparsi così tanto per quell’uomo, visto che la morte è destino di tutti e che bisognava gioire per chi ormai, fortunato!, non soffriva più. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; text-indent: 9.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;E probabilmente i tre avrebbero continuato a lungo a far baldoria, in onore del caro acquaiolo, se non avessero udito il rumore di un’auto lontana, che veniva verso di loro. Prima che potessero essere visti, cercarono di mettere un po’ d’ordine nel chiosco, caricarono più casse di birra nella Diana e Massimo prelevò quante più banconote di grosso taglio gli fu possibile sgraffignare dalla cassa aperta. Poi si diressero verso l’auto che spuntava appena da una strada laterale e la bloccarono gridando che serviva aiuto. Il conducente non riusciva a capire il perché delle risa che scoppiavano come spasmi soffocati sulla bocca dei ragazzi; ma si spiegò tutto come una reazione nervosa al tragico evento, vista la solerzia e la preoccupazione che i tre mostravano. Intanto, richiamata dall’allarme, una piccola folla disomogenea si autoalimentava nella piazza, alla ricerca della disgrazia. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; text-indent: 9.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;In breve un’ambulanza fu lì. Gli infermieri svegliarono uno alla volta, con molta violenza – forti schiaffi, scossoni e grida: così si fa con chi è in overdose – i tossici dormienti, sparpagliati in giro, pensando che fosse per uno di loro che erano stati disturbati nel cuore della notte. Questi però, ingrati, ne furono molto risentiti e, raccoltisi in un nugolo di zombie, protestarono che era inammissibile che un libero cittadino venisse così disturbato senza motivo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; text-indent: 9.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Quando i paramedici furono da Zi’ Vicienzo era ormai troppo tardi. Era morto di infarto e, al quanto pare, doveva aver battuto pesantemente la testa cadendo. Il medico constatò il decesso e ad uno degli infermieri quasi scappò una lacrima, pensando a tutte le volte che aveva bevuto una birra e scambiato quattro chiacchiere con l’acquaiolo, durante i suoi noiosissimi turni notturni. Arrivarono anche i carabinieri, che interrogarono, in modo molto informale, i tre ragazzi che avevano dato l’allarme. Ma tutto era molto chiaro: l’uomo aveva avuto un infarto e cadendo si era aggrappato alla cassa, che gli era crollata addosso aprendosi; i tre ragazzi erano arrivati poco dopo e subito avevano dato l’allarme. Nulla di strano fu notato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; text-indent: 9.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Una sola cosa però diede da pensare per qualche minuto al brigadiere Avallone Mario, pochi giorni dopo l’accaduto, mentre sedeva rilassato davanti a un cruciverba. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; text-indent: 9.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Tutti, se ben ricordava, nella piazzetta che lentamente si era sempre più affollata di curiosi, ma proprio tutti tenevano qualcosa in mano; anche le signore, che si erano precipitate giù dai palazzi vicini, a vegliar sulla disgrazia, con uno spesso scialle di lana buttato sulle spalle.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="background: white none repeat scroll 0% 50%; text-align: justify; text-indent: 9.75pt; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;“&lt;i&gt;Possibile che anche loro bevessero birra?&lt;/i&gt;” &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1213860409291712942-1224474215905242441?l=labaut.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://labaut.blogspot.com/feeds/1224474215905242441/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1213860409291712942&amp;postID=1224474215905242441' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/1224474215905242441'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1213860409291712942/posts/default/1224474215905242441'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://labaut.blogspot.com/2008/04/scherzo-grottesco-nii-la-meglia-birra_09.html' title=''/><author><name>labaut</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13048662072730321550</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1213860409291712942.post-6475656958915221414</id><published>2008-04-09T20:38:00.002+01:00</published><updated>2008-04-09T20:38:23.040+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='laboratorio autonomo di letteratura   N.1 ottobre 2004'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 18pt; font-family: Century;"&gt;La dispensa del Bimillenario&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;di Marco Luciano&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Century;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Century;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;L’impeto soggettivo dell’istinto soffoca voglie di relativismi ormai troppo masticati per avere ancora una qualsivoglia consistenza ‘ideale’ e reale nell’uomo odierno e quindi per l’uomo odierno&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Mancano punti fissi idee salde non manca la soggettività delle regole eppure non mancano le regole né manca la paura delle regole altresì manca la coscienza insita e storicamente innata delle regole&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Mancano i confini della ‘situazione’ mancano anche le infinite possibilità di &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;situazione&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Manca l’oggettiva quanto istintiva capacità di relazionarsi alla situazione&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Manca l’attaccamento alla situazione manca l’animale concezione che la vita sia una situazione relegata a categorie diciamo semplici in quanto biologiche di modo che manca in alcuni l’amore per la vita in altri più numerosi il pensiero della vita in sé il pensiero della vita non del piatto grigiore quotidiano e materialista (ci tengo a non dire materiale)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Manca la banale eppure manca la concezione di essere odore di essere anche e banalmente e in modo primordiale odore un’inconsciamente inconfondibile spirale di odori umori che gridano a miriadi la propria sete di ‘esistenza’ Ma solo meri acquitrinosi cervelli galleggiano alla deriva di mari sempre meno identificabili sempre più ‘sottili’ sempre più telematici sempre più stagni ancora più simili e ancora più immobili&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Manca la facoltà di codificarsi e quindi di riconoscersi senza omologarsi manca quindi il conoscersi ben piccolo problema per il fragile rachitico Bimillenario non è certo questa la novità degli strilloni delle nostre coscienze Manca la curiosità senza pregiudizi che spinge il bambino a muovere passi pericolosi la frenetica coraggiosa curiosità che accompagna alle porte microscopiche eppure tanto luminose del conoscersi Perché il velo di Maya è ormai diventato tendone da circo e si stenta a capire chi sia il clown e chi il leone chi il domatore e chi l’equilibrista&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Manca il coraggio di conoscersi e di affrontarsi Si aggrovigliano latenti motivi di insurrezione&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Rancori&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Inconsciamente inconfondibili spirali di odori di umori di rancori che gridano a miriadi la propria sete di esistenza prima che di conoscenza anche dei se stessi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;La nostra è una ferocia mutilata sempre sul punto di esplodere e sempre dai se stessi aggredita pacata sfruttata male&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;E’ un balbettare dell’anima Un continuo singhiozzare di atti e di menti&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Un alfabeto morse dell’esistere e del resistere&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Un frenetico andirivieni di circostanze non penetrate di input di sensazioni&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Ancora abbiamo sensazione perché ancora facciamo parte della vita biologica perché ancora ricoperti da miliardi di recettori pronti a sfogliare molecola dopo molecola ogni suono ogni fastidio ogni dolore collegati ad altri recettori che instancabilmente scartocciano rimembranze incubi vecchi furori&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Immobili vortici di contatti neurini ormai statici&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Manca la facoltà e il desiderio di smentire di schernire di schierarsi di decidere e anche di rigettare di sputare Manca quindi l’antitesi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Manca quindi un processo dialettico, sociale o situazionale&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Non manca la capacità di sopportazione di tacita apparentemente trasportata sopportazione&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Non ci si schiera neanche nei confronti dei se stessi e della propria voluntas o noluntas perciò Manca l’oggettivazione dei propri umori&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;E oggettivare i propri umori oggi non può che significare bestemmia&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Un oggettivare non inteso in senso pragmatico relegato al singolo fatto&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Un oggettivare inteso in senso trascendentale ossia un continuo inchiodare nel dire e nel fissare tra loro i vari ‘fatti’ che tessono&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;la ‘situazione’ o la propria ‘situazione’&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;E’ un rigurgitare il proprio male Una sorta di tenace esorcismo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;E’ un momentaneo e istantaneo astrarsi dal proprio stadio di&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;cose e individuarlo dettarne i confini circoscriverlo e accerchiarlo per poi rituffarcisi dentro e riviverlo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;E’ una battaglia tra s
